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| TOTO-SINDACO SENZA PROGETTO E I PARTITI VARI |
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| Scritto da Carmine Palumbo |
| Mercoledì 28 Luglio 2010 15:20 |
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Del futuro sindaco di Capaccio tutti ne parlano, ma nessuno lo dice. Tutti hanno un candidato in pectore da “sussurrare”, ma nessuno si esprime nonostante le troppe aspirazioni siano oggetto di lunghi e monotoni discorsi nei tanti bar e ristoranti. Perché tanta ressa? E perché con tanto anticipo? Non è necessario essere adusi alla vita politica per dare la risposta. Tutto nasce da due certezze. La prima è che l’era Marino è finita e l’Amministrazione di sinistra, come almeno si definisce, può solo esporre un rendiconto che a definirlo fallimentare è usare la forma retorica dell’eufemismo. La seconda è che i cittadini, i giovani in particolare, sono stanchi di assistere e interessarsi al gioco di sponda tra sempiterni personaggi politici che si muovono nel ristretto orticello del legame di “quartiere”, che non sanno rivolgere lo sguardo oltre l’orizzonte particolare dei confini del singolo patrimonio elettorale. Parlare di candidature e futuri sindaci a due anni dal normale svolgimento delle consultazioni elettorali è cosa normale quando un’Amministrazione dimostra l’incapacità a risolvere almeno uno dei numerosi, gravi e incancreniti problemi di un territorio. L’avvio di una stagione turistica che si annuncia negativa per tutti i settori interessati, la disoccupazione giovanile mai così accentuata, i servizi sociali insufficienti e carenti, il degrado ambientale progressivamente più evidente, la vivibilità umana e sociale che dispone all’abbandono e alla fuga, il commercio sempre più in crisi, l’agricoltura di eccellenza minacciata da una concorrenza agguerrita e protetta, sono problemi diventati così urgenti che anche coloro i quali, incalliti ottimisti, per anni hanno sperato nel naturale evolversi in positivo della realtà o, per posizione sociale e/o economica legati al “potere”, si adeguavano al consolidato costume amministrativo, ritengono ormai non più rinviabile una svolta radicale nella vita politica di Capaccio. Chi vede i propri lidi spopolati anche nell’alta stagione ad eccezione del solito weekend, chi aveva da decenni sognato un lungomare affollato fino alle ore piccole della notte e si ritrova, invece, con la virtuale ipotesi di qualche raffazzonato, ecologicamente assurdo, urbanisticamente vandalico e produttivamente inutile parcheggio, chi vede svuotarsi sempre più le pur eccellenti strutture alberghiere, chi vede non richieste e vuote le tante case da affittare alle consuete famiglie vacanziere, chi vede i giovani progettare un inevitabile futuro in altre realtà territoriali, chi cerca invano una qualche struttura sportiva per il tempo libero e per le competizioni, chi vorrebbe anche un Turismo destagionalizzato chiedendo strutture a esso adeguato e trova una risposta, per di più virtuale, in percentuali quasi da prefisso telefonico o in cementificazioni privatistiche e in spazi così decentrati che un tempo furono ritenuti buoni per discariche, non può non porsi con anticipo e con consapevole determinazione il problema di un reale cambiamento di gestione, di idee e di obiettivi. La volontà diffusa è questa e l’obiettivo è giusto, ma il metodo è errato se si comincia a discutere di chi debba essere il candidato a Sindaco. Il percorso valido per rendere fattibile e stabile il futuro è quello che muove dalla condivisione di un processo amministrativo con comuni obiettivi da realizzare, con pochi e chiari contenuti progettuali da concretizzare in cinque anni d’impegno e di lavoro, senza mai dimenticare che la convergenza amministrativa non è una condivisione astratta, ma un processo concreto, composto e gestito da uomini e donne in carne ed ossa, chiamati sì a compiere azioni orientate a ottimizzare l’utilità collettiva, ma anche a trovare nella sua complessa e complessiva articolazione l’armonizzazione della personale motivazione politica e amministrativa con il perseguimento di un obiettivo comune. Motivazioni personali e obiettivi generali non sono in contrasto, perché “il fine comune rende gli uomini membri di una realtà sociale diversa da quella definita dal loro agire isolato, poiché rende coincidenti le loro esigenze”. (C. Barnard). Come ebbi a dire in altra occasione, gli obiettivi comuni e quelli singoli possono trovare soluzione solo all’interno di una convergenza finalizzata, di un processo orientato all’ottimizzazione del funzionamento dei servizi collettivi, della creazione di generali condizioni strutturali di sviluppo e della valorizzazione e collocazione delle diverse risorse politiche e professionali. E tutto questo partendo dal ripristinare la funzione dei partiti che si riconoscono nell’area che attualmente governa la Provincia e la Regione, per saldare la filiera amministrativa necessaria al raccordo istituzionale risolutivo degli obiettivi di programma. È ora che si ponga fine alla stagione dei dispettucci, tipica della pregressa realtà capaccese e tanto deleteria per la soluzione dei problemi. Lo chiede lo stato comatoso della realtà economica e sociale di Capaccio alla quale ogni aspirante amministratore dovrebbe responsabilmente volgere lo sguardo. Aurelio Di Matteo |
























