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UNA STORIA DA BASSIFONDI PARIGINI PDF Stampa E-mail
Scritto da Carmine Palumbo   
Mercoledì 28 Luglio 2010 22:29

La lotta politica ha raggiunto livelli tanto infimi che dire “al peggio non c’è mai fine” appare ormai fuori luogo. Né, a giudicare da quanto riportato dalla stampa nazionale, da questo e da altre situazioni precedenti sia escluso qualche rappresentante egregio della magistratura. Insomma un costume che sta dilagando da ogni parte e sempre con un risvolto politico.

L’on. Stefano Caldoro giustamente è indignato di fronte a quanto escogitato da un manipolo di equivoci personaggi per eliminarlo dalla corsa alla Presidenza della Regione. Se quello che è successo non fosse esantema di un degrado morale e di una spregiudicatezza politica preoccupanti per lo stato della democrazia si potrebbe, con un po’ d’ironia, dire che il Presidente dovrebbe essere indignato non per quello che è stato architettato, ma per il fatto che sia stato costruito un dossier confezionato con robetta di poco conto. Quando i pentiti costruiscono un dossier contro Berlusconi i reati inventati sono almeno degni di una grande personalità. Di questo Stefano Caldoro dovrebbe adontarsi. I suoi avversari interni, evidentemente, non lo ritengono degno di ordire un attentato nemmeno a un cancelliere di tribunale (detto con rispetto per una nobile attività), né di essere colluso con un mamma santissimo della Palermo “che conta”, come nella migliore tradizione del giustizialismo italiano. Il dossier messo in piedi a suo danno oscilla tra il provincialismo di un becero e pruriginoso pecoreccio e il ridicolo senza idee della cinematografia da festività natalizia. E dovrebbe risentirsi anche perché il dossier inventato non ha nemmeno il crisma dell’originalità quanto alla scelta della materia. È una misera e mal riuscita imitazione della vicenda del fu Governatore del Lazio On. Marrazzo. Evidentemente gli ideatori hanno ritenuto che ormai ai Presidenti di Regione si confanno solo abitudini sessuali “strane” e alternative.

Se non fosse episodio politico serio (quello giudiziario è irrilevante o inesistente) e tutto da decifrare e approfondire soprattutto nei legami, noti o da scoprire, l’intera vicenda indurrebbe immediatamente a sorridere per la stupidità dell’invenzione, tanto inverosimile che anche il moralista a tempo perso Sindaco De Luca pensò che fosse materia da cestino. Ma il personaggio implicato, la sua carriera irresistibile, i suoi molteplici legami, l’avallo continuo e persistente ottenuto da altri influenti politici campani, inducono a un’amara riflessione sul rampantismo e sugli strumenti usati da certi protagonisti che popolano il bosco e più spesso il sottobosco della politica. E meno male che i cittadini nella maggioranza sono ancora capaci di discernere il grano dal loglio; ma questo discernimento dovrebbe essere operato anche nell’ambito dei partiti a tutti i livelli per evitare che essi diventino un autobus dal quale c’è gente che a ogni fermata liberamente sale o scende senza che si sia fatta una militanza di verifica per gli obiettivi, per i metodi e per le competenze. È ovvio che l’attenzione ora sia rivolta solo al fu Assessore Sica, che giovanissimo sindaco di sinistra, dopo un esordio da socialista, approdò ai lidi protettivi di De Mita e alle assidue frequentazioni del romano Rutelli e dei campani Iannuzzi, Cuomo e Bassolino, immancabili ospiti di tutte le feste organizzate nella piazza di Pontecagnano. Ma la corte di potenti personaggi non gli mancò nemmeno quando cambiò spiaggia e si assise, forte di straordinari consensi elettorali, nei mari tranquilli e pescosi del PDL. Nella stessa vicenda sono indagati l’on. Cosentino e l’immancabile On. Dell’Utri. Sull’inesistenza del risvolto giudiziario siamo certi, apparendo se non altro inverosimile che in Italia ogni stormir di fronda sia determinata da un soffio di Dell’Utri. La domanda da porre, invece, è esclusivamente politica ed è questa, seria, unica e indifferibile. Il corteo di potenti politici, campani e nazionali, che sempre hanno fatto corona al Sindaco di Pontecagnano, prima a sinistra e poi a destra, era solo uno scontato e necessitato omaggio alla quantità di voti che raccoglieva o era determinato da altre circostanze e altri fini, magari soltanto affettivi? E si sa quanto gli affetti contino in politica! Credo che ai cittadini e alla politica interessi molto una chiara risposta a questa domanda, anche perché alcuni personaggi della vicenda, direttamente o indirettamente, sono protagonisti e decisori della gestione amministrativa e politica di una Regione. Il Presidente Cirielli ha circoscritto nei giusti termini i confini della vicenda, non altri, come Lubritto, che dopo qualche mese si svegliano dal torpore dovuto forse alla mancata elezione, rivendicano una verginità politica e si ergono a moralisti dell’ultima ora dimenticando che nel PDL il fu Assessore Sica aveva nel periodo di formazione della Giunta regionale stretta frequentazione proprio con il ministro Carfagna. La gravità della vicenda, perciò, è tutta etica e civile, coinvolgendo il costume politico che chiede di essere ricostruito intorno a valori e a dibattiti di idee e di progetti, non su lotte che nello stile nulla hanno da invidiare ai famosi bassifondi parigini.

Aurelio Di Matteo

 

 
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