"Nel pacco: Vino, pasta, leccornie e il pettorale che ho già riposto tra i miei ricordi"

Alla "Marcia del vino" per andare oltre i propri limiti

Eccomi oggi, sabato 30 settembre 2017, iscritto alla “Marcia del Vino” nel paese del mio amico, Giuseppe Scorza che ricopre la carica di Sindaco. E dove, per la prima volta, da quando ero bambino ho preso parte ad una corsa (...)

Attualità
Cilento lunedì 09 ottobre 2017
di Giuseppe Scandizzo
Marcia del vino
Marcia del vino © unico

Eccomi oggi, sabato 30 settembre 2017, iscritto alla “Marcia del Vino” nel paese del mio amico, Giuseppe Scorza che ricopre la carica di Sindaco. E dove, per la prima volta, da quando ero bambino ho preso parte ad una corsa ben 8 km tra salite e in discese. Mi sono trovato a fare riscaldamento con Michele che poi avrebbe vinto. A Michele ho confessato che era tanto tempo che non correvo e avevo preso parte a questa gara solo per fare contento mio padre Bartolo. Ho praticato molti sport e nella mia vita grazie al fatto che mio padre è stato insegnante di educazione fisica. Ho ricordi sbiaditi delle corse campestri che facevo quando bambino e appena adolescente partecipavo ai giochi della gioventù. Una grande fatica una grande sofferenza per cercare di stare dietro a quelli più veloci e resistenti. Ho praticato il basket con discreti risultati arrivando a giocare nella serie C con l’Agropoli.

Nel luogo del ritrovo siamo una cinquantina di podisti in attesa delle 17:30, l’orario previsto per il via. Mi trovo a 37 anni con il dubbio di riuscire correre senza sosta per 8 km. Alfonso Cicatelli, amico di vecchia data, mi suggerisce “prendi il tuo ritmo e non ti fermare”.

Tutti sono vestiti con magliettina e pantaloncini. Solo a guardarli sento freddo e mi viene voglia di restare coperto. Faccio stretching come meglio posso mentre mi osservo in giro senza occhiali quindi con lo sguardo miope sfocato vedo intorno a me tante persone che saltellano corrono si divertono. Ad un certo punto si parte … io mi pongo dietro il gruppo di quelli che partono dolcemente. Il gruppo si allunga già nei primi dopo 500 m, poi inizia la salita.

Una forza dentro di me mi fa fare uno scatto e mi fa superare il concorrente che mi precedeva. Mio padre che, molto prudentemente, affronta la salita con un passo commisurato alle sue forze: è in compagnia di Rosalia con la quale arriverà insieme al traguardo. Siamo alla prima e alla più impegnativa salita del percorso. L'ossigeno inizia a scarseggiare, il passo si fa più corto, il ritmo del cuore aumenta e lo sento nelle orecchie pulsare. Ho un raffreddore tremendo ma mi sforzo di respirare col naso quindi ricopro la asfalto di muco che mi esce abbondante. Sputo fuori per liberare le vie respiratorie mi ricordo di quando, ragazzo, gareggiavo alle corse campestri. Mi tornano in mente le corse a cavallo e tutte le attività sportive fatte nella mia vita. Parlo a me stesso e mi convinco di avere la forza e la tenacia di andare avanti. La salita sembra stata studiata apposta per provocare in me la reazione per produrre il massimo sforzo. Avrò impiegato 20 minuti ad arrivare in cima alla salita dove si è aperto davanti agli occhi un panorama mozzafiato sulla valle del Calore e sui monti di Castel S. L. Dopo la salita arriva la discesa … è il momento di allungare il passo, distendere i nervi, rilassare i muscoli, riprendere fiato … non vedo atleti davanti a me. Comincio a ridiscendere nel paese dove incontro i vecchietti che affacciati dai balconi o seduti sulle scale che osservano curiosi e ammirati la sfilata dei concorrenti. Passiamo davanti al punto di partenza andando nella direzione opposta e poco più avanti incontriamo il due di testa che sono vicini a tagliare il traguardo. Io ho ancora l’ultima salita da affrontare. Con mia sorpresa un corridore mi sopraggiunge e iniziamo a dialogare a scherzare sulla difficoltà del percorso e sulle nostre aspettative. Si chiama Abramo, è di origine maghrebina e a Santa Maria di Castellabate. Lui è un passo molto regolare è molto equilibrato mi adeguo alla sua andatura e insieme completiamo la “scaliamo”. Dopo l'ultima discesa, ci avvisano che ci sono altri 700 m di in leggera salita lungo per la via principale del paese, direzione Roccadaspide. Il pubblico ci osserva distratto perché per loro la gara è finita con il passaggio dei primi già transitati da 10’. Dentro di me la voglia di competizione si fa sentire e anche se mi precede un solo concorrente allungo il passo e guadagno qualche metro sul mio “avversario”. Una parte di me mi dice di aver sbagliato. Ma la gara bisogna affrontarla per dare il massimo: io negli ultimi tre 400 m faccio il massimo sforzo per sopravanzare Abramo. Ogni tanto giro la testa all'indietro per controllare la distanza che mi separa dal mio “avversario”. Arrivo sul traguardo con circa 20 m di vantaggio.

Non mi sono fermato nemmeno una volta, né ho interrotto la corsa per camminare, è questo che mi soddisfa di più!

A 2 giorni dalla gara ho le gambe doloranti per l'acido lattico accumulato. L'esperienza della “Marcia del vino” è stata per me un battesimo con un nuovo i approccio all’attività fisica praticando lo sport più semplice del mondo: correre.

Correre ti mette in competizione con l'avversario più difficile, te stesso. Sono tuoi limiti da spostare più avanti. Devo ringraziare mio padre che mi ha portato con lui, tutti i partecipanti che hanno creato l'atmosfera di festa e di allegra sintonia, il Comune di Castel San Lorenzo e le persone così squisite che, alla fine della gara, hanno preparato un buffet da leccarsi i baffi!

L’iscrizione è costata cinque euro. In cambio ho ricevuto una busta con dei prodotti tipici locali: vino, pasta, leccornie … ho ricevuto il pettorale con un numero impresso sopra che ho già provveduto a porre tra i miei ricordi. Sono anche stato in compagnia di tante persone che, come me, si sono messi in discussione tentando di superare il loro limite …

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