Il mare fuori stagione è la mia "tredicesima"

La scelta di vivere nel Cilento. Silvia, da Milano a Capaccio capoluogo

"Dalla mia cucina vedo il mare ed è così piacevole che quasi non sento il bisogno di andarci, perché lo vedo ogni giorno. Sono entrata un po’ nello spirito “basta che ce sta ‘o sole, basta che ce sta ‘o mare”. "

Attualità
Cilento martedì 10 ottobre 2017
di Chiara Sabia
Silvia Cestaro, Capaccio capoluogo
Silvia Cestaro, Capaccio capoluogo © unico

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Sono Silvia Cestaro, nata a Milano 46 anni fa, vivo nel centro storico di Capaccio capoluogo con mio marito Dean che è originario del posto e le mie due bimbe Arianna e Miriam di 9 e 6 anni, insieme a parecchi gatti e tre cani che di certo non ho comprato, compongono la nostra famiglia anche tantissime piante.

Qual è stato il suo percorso di formazione e lavorativo prima di arrivare a Capaccio capoluogo?

Ho studiato architettura al Politecnico di Milano e poi ho proseguito gli studi a Vienna all’ Universitët fur Bodenkultur dove ho cominciato la specializzazione in architettura del paesaggio. Dopo gli studi ho cominciato a lavorare in un importante studio di architettura del paesaggio di Milano, poi ho lavorato per Alessi (nota azienda produttrice di oggetti di design n.d.r.) e mi sono trasferita sul lago d’Orta e prima di trasferirmi a Capaccio ho lavorato per l’IBM (importante multinazionale n.d.r.) che mi ha dato la possibilità di viaggiare molto.

Attualmente di cosa si occupa nella realtà in cui vive?

Arrivata qui mi lasciavo alle spalle l’esperienza dell’IBM e sapevo che le mie competenze, molto specifiche, difficilmente qui avrebbero trovato applicazione, per cui sono tornata alla progettazione di piccoli giardini o spazi verdi che a Capaccio certo non mancano. Io però, quando me lo chiedono, dico sempre che principalmente faccio la mamma. In effetti essendo arrivata a fare la mamma non proprio da ragazzina è una cosa che sento di aver conquistato e alla quale mi dedico con gioia e gratificazione. Mi piace occuparmi delle mie piante, restaurare qualche cosa, penso che chiunque, prima di delegare, dovrebbe almeno provare a vedere cosa vuol dire farlo in prima persona, dal coltivare un fazzoletto di orto a recuperare una stanza poco abitata o un mobile.

Come mai lei e suo marito avete deciso di vivere a Capaccio capoluogo?

Quando abbiamo deciso di sposarci, abbiamo preso in considerazione l’idea di vivere a Milano, ma vedevo mio marito completamente spaesato e a me, per contro, Capaccio piaceva. Presa la decisione abbiamo acquistato casa nel centro storico ed è stato bello far rivivere una casa abbandonata ormai da 50 anni. Dalla mia cucina vedo il mare ed è così piacevole che quasi non sento il bisogno di andarci, perché lo vedo ogni giorno. Sono entrata un po’ nello spirito “basta che ce sta ‘o sole, basta che ce sta ‘o mare”.

È soddisfatta della scelta che ha fatto?

Trasferendomi in un luogo completamente diverso da Milano sapevo a cosa andavo in contro. Milano offre molti servizi, molte attività. Ma anche Capaccio nel suo piccolo offre vivacità culturale, molte delle mie amicizie le ho strette in queste circostanze. È stata una scelta di vita e non me ne trovo pentita, l’unico grande rammarico è non poter essere vicina come voglio ai miei genitori, non avevo valutato fino in fondo questo aspetto. Abbiamo comprato per loro un appartamento vicino al mio, ma farebbero fatica ad abituarsi ad un contesto diverso e capisco che le mie scelte non possono diventare forzature nei loro confronti.

Domanda azzardata: si vive meglio a Milano o a Capaccio?

Dipende dal tipo di vita che scegli di vivere, io rispetto a prima guadagno molto meno ma ho la possibilità di poter fare una gita al mare fuori stagione mentre tutti sono in ufficio e questa è la mia tredicesima. Ero consapevole di confrontarmi con un’altra realtà economica ma essendo stata una mia scelta, sono contentissima così.

È contenta dell’infanzia che stanno vivendo le sue bimbe?

Sento responsabilità nei loro confronti, so che in questa fase hanno tutto da guadagnare: possono andare a scuola a piedi, giocare nei vicoli del centro storico e fare passeggiate nella natura, cose precluse a chi vive in città. Mi dispiace constatare che sia all’asilo che alle scuole elementari esistono spazi che non vengono utilizzati, tuttavia ho trovato insegnanti validissimi. Sono consapevole che prima o poi andranno via, anche solo per qualche tempo, per i loro studi o progetti in generale.

Qual è la sua espressione dialettale preferita?

Sono due in realtà, la prima è “Puozzi aunnà cumm’ aunna ‘o mare”, che è un bellissimo augurio di abbondanza e produttività ma credo sia necessario citare anche “Capaccio, vai buono e tuorni paccio” che non ha bisogno di spiegazioni!

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