Le promesse disattese del cav. Franco Palumbo

La Kora Pestana punta(va) sul patto del fiume Solofrone

Riprendo e ripropongo qui di seguito un pezzo che scrissi a fine febbraio, principi di marzo u.s., dopo La BIT (Borsa Internazionale del Turismo) di Milano, per fare, poi, alcune riflessioni conclusive di scottante attualità...

Attualità
Cilento venerdì 13 ottobre 2017
di Giuseppe Liuccio
Cascata del Solofrone
Cascata del Solofrone © n.c.

Riprendo e ripropongo qui di seguito un pezzo che scrissi a fine febbraio, principi di marzo u.s., dopo La BIT (Borsa Internazionale del Turismo) di Milano, per fare, poi, alcune riflessioni conclusive di scottante attualità.

Per Kora Pestana (argomento di cui mi occupo almeno da 30 anni a questa parte, prima in solitudine poi in compagnia che è andata, via via, crescendo) si intende quel territorio che dalla pianura trasmigra verso le colline, che hanno subito l’influenza culturale di Paestum con cui c’è stato e c’è un rapporto di dare ed avere. Lo si evidenzia di più nei paesi del bacino del Solofrone. Qui, infatti, si lavora ad un progetto di ampio respiro a proiezione di futuro: IL PATTO DEL FIUME. Lo hanno varato tutti i sindaci su input del loro collega di Giungano. Si tratta di un territorio che ha storia carica di prismatica ruralità, artigianale e folclorica, ed è caldo di profonda umanità nel rispetto della cultura dei luoghi. È l’humus ideale per far nascere e sviluppare “Il turismo del futuro”, innestato sulla innovazione e sulla originalità della offerta. Nella pratica del turismo, infatti, non interessa più tanto l’andare ALTROVE, ma lo stare ALTRIMENTI. Di qui la necessità di QUALIFICARE, DESTAGIONALIZZRE, DIVERSIFICARE l’offerta della vacanza, FACENDO RETE con una PROGETTUALITÀ di COMPRENSORIO. Crescono sempre più i TURISTI che i sociologi definiscono CONSAPEVOLI e, quindi, attenti e motivati nella scelta della vacanza tra varie opzioni. Cercano mare, pulito ed attrezzato, escursioni tra monumenti di pregio e specificità ambientali, pasti a base di tipicità territoriali in ambienti accoglienti, concerti o serate letterarie in contenitori di prestigio. Paestum ed il territorio della sua Kora potrebbero soddisfare appieno queste esigenze attrezzandosi al meglio. Lungo il Solofrone, infatti, ci sono tre o quattro punti di forza su cui puntare: LA VIA DELL’AMORE ed IL VOLO, a Trentinara; SPARTACO e IL PARCO DELLA LIBERTA’, a Giungano; La DIETA MEDITERRANEA, che sarebbe meglio chiamare CIBO DEGLI DEI, che si gusta lungo tutto il percorso del fiume; la prestigiosa medioevale di Capaccio capoluogo. 1) A Trentinara è già una realtà LA VIA DELL’AMORE. Tempo qualche mese e lo sarà anche 2) CILENTO IN VOLO, che, con una ”Funivia semplificata” moderatamente pendente (campata di 1500 metri, una delle più lunghe d’Italia, velocità massima di 120 kmh), offrirà emozioni da estasi smemore di sogni audaci, di libertà che osa oltre il possibile e contagia l’uomo con il “daimon” della divinità. Non a caso la funivia sorvolerà il percorso del fiume là dove l’acqua dirupa nel salto ardito della cascata e ricorda la morte di Spartaco, forse il più grande rivoluzionario di tutti i tempi, che la storia/leggenda vuole perito nella sua ultima battaglia contro Roma, nella gola di Tremonti, tra Trentinara, Giungano e Capaccio. 3) Ed alla figura di SPARTACO fa riferimento il sindaco di Giungano, Francesco PALUMBO, per dare visibilità e protagonismo al riscatto delle zone interne e che, per la portata rivoluzionaria del nome, sarà il logo della Kora Pestana. Qui sarà sistemato 4) IL PARCO DELLA LIBERTÀ con il MONUMENTO al LIBERTO/EROE. Lungo il corso del Solofrone si stende una parte notevole di pianura, da secoli terra di agricoltura di qualità e di prodotti di eccellenza. Narra, tra l’altro, di arroganza di latifondisti e di lotte eroiche di braccianti, ma anche di avvincenti leggente dei miti che riecheggiano nella pianura come sulle colline circostanti. I cilentani, qui nati, hanno l’orgoglio di andare quotidianamente. A TAVOLA CON GLI DEI: Cerere e Demetra, dee del grano e dei cereali, si inebriamo con Dioniso/ Bacco, dialogano con Minerva/Atena, che regalò nome e ulivo alla civiltà del Mediterraneo, di cui sono figli ed eredi, si esaltano con Artemide/Diana, che li feconda di bellezza, perché fu pronuba d’amore fra il giovane pastore Aci e la bellissima ninfa Galatea, antesignani dei tanti che, per le strade della transumanza, diedero vita al primo meticciato del mondo antico; e rievocano, poi, la storia/mito dei “sicofanti”, gustando fichi zuccherini dell’intero territorio sotto lo sguardo protettivo di Pan e Sileno. Forte di questa storia Francesco Palumbo, alla luce della lunga esperienza maturata a Giungano (tre consiliature) pare che pensi a competere nelle imminenti elezioni amministrative di Capaccio Paestum. Se vera, si tratterebbe di una candidatura credibile, competitiva ed affidabile per competenza ed esperienza maturata sul campo.

Questo scrivevo a fine febbraio scorso. Ma in circa otto mesi ne è passata di acqua sotto i ponti e ci sono delle novità che impongono alcune RIFLESSIONI pacate che, però, fotografano lo stato attuale del territorio.

  • A Trentinara anche “Cilento in volo” è una realtà e con “La strada dell’Amore” sta trasformando il paese in punto di riferimento per un turismo alternativo, rispetto alla costa con la valorizzazione di storia, tradizioni e paesaggi, rianimando anche ristorazione, accoglienza ed enogastronomia, settore strategico, quest’ultimo, per un turismo di qualità. Il sindaco, Rosario Carione, mi ha confermato, di recente,che è più che mai determinato a realizzare anche la VIA DELLA LIBERTÀ nella consapevolezza che il futuro del paese è nel Turismo, che rianimerà l’economia dell’indotto e, conseguentemente, l’occupazione. E a breve dedicherò una riflessione specifica su questo tema.
  • A Giungano, invece, pare che tutto si sia arenato: è bloccato il progetto del “Parco della Libertà”; non si parla più del “Monumento a Spartaco”; langue il “Premio dedicato all’eroe” che pure era stato promesso e lanciato a mezzo stampa; è passata l’estate e non c’è stata la solita rievocazione con corteo storico e conseguente teatralizzazione di battaglia, sconfitta e morte del Liberto; non ci sono più convegni sulla “Dieta Mediterranea” e sui miti di dei e “sicofanti”. Il Paese è spento ed ha perduto la sua voglia di protagonismo creativo nel territorio da quando è rimasto orfano del sindaco che ne ha retto il governo per tre consiliature o quasi.
  • Il cav. Franco Palumbo, infatti, utilizzando i complicati tecnicismi/acrobazie del diritto amministrativo in materia elettorale si è dimesso da sindaco di Giungano, lasciandone l’eredità al vicesindaco, si è candidato a sindaco di Capaccio Paestum e con il sostegno determinante di imprenditori e qualche discutibile alleanza, a tempo scaduto, di un suo competitor, ha vinto il ballottaggio. E con una solida maggioranza ha indossato la fascia tricolore di sindaco di Capaccio Paestum, a fine giugno scorso Pertanto, a quattro mesi di distanza circa e a luna di miele ampiamente consumata, sarebbe opportuno e doveroso fare un bilancio di questa esperienza, cosa che mi riprometto di fare a breve, alla luce anche di una intervista che il Sindaco ha promesso al bravo collega Bartolo Scandizzo. Oggi, invece, io voglio tirare le conclusioni sulle conseguenze dell’abbandono, fino a prova contraria, degli impegni assunti dal Cav. Palumbo sul Patto del Solofrone.
  • Quel Patto del Fiume aveva acceso entusiasmi e speranze per il futuro della Kora Pestana, aveva impegnato alleanze e disponibilità delle amministrazioni dei comuni del vasto bacino del fiume, aveva utilizzato professionalità per una progettualità convincente, ha impegnato, a titolo gratuito competenze professionali della comunicazione in una conferenza alla Borsa del Turismo a Milano, me compreso, per presentare al meglio potenzialità di risorse del territorio per un turismo di qualità. Ma, all’indomani della sua elezione a Sindaco di Capaccio Paestum ha archiviato, pare, il Patto del Solofrone, ha cambiato obiettivo, ha allargato l’orizzonte ed ora punta, come ha dichiarato pubblicamente, sul “Patto del Sele”. Questo inspiegabile comportamento ha inflitto una ferita notevole alla sua credibilità ed affidabilità di amministratore pubblico e ne ha appannato l’immagine nel territorio della Kora, certamente, ma in parte anche in quello capaccese pestano come testimoniamo le critiche sempre più numerose e frequenti che si registrano su FB e che provengono anche da alcune frazioni della pianura e, soprattutto, da Capaccio capoluogo. Mi riprometto di capirne le ragioni nella mia prossima riflessione sul tema, senza animosità ma con sano realismo e sempre e comunque con spirito propositivo, al fine di contribuire ad eliminarne le cause nel superiore interesse dello sviluppo armonico del territorio dove dono nato e mi porto nel cuore.
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