La trasformazione in "ospedale di comunità"

ROCCADASPIDE. Il sindaco Iuliano spera nel ricorso al TAR

L’IMBROGLIO DELL’OSPEDALE DI COMUNITÀ

Attualità
Cilento mercoledì 06 dicembre 2017
di Oreste Mottola
Ospedale di Roccadaspide
Ospedale di Roccadaspide © unico

Cominci con il dare voce alle persone che questo territorio lo abitano? E raccogli questa storia: “Nel 2005 fui colpito da infarto e trasportato d'urgenza tramite 118 all'ospedale di Roccadaspide dove l'immediato e competente intervento dell’equipe cardiologica guidata dal dott. Rotunno mi salvò la vita, ancor oggi il dott. Rotunno del quale sono diventato paziente e amico quando ci vediamo per i controlli mi ricorda che sono un miracolato. Ecco egregio Mottola un piccolo tangibile esempio della fondamentale importanza per i territori degli Alburni-Calore del presidio sanitario di Roccadaspide. Io lo definisco un salva vite comunque struttura fondamentale per la buona salute della nostra gente e per questo andrebbe mantenuto e rafforzato nei servizi specialistici e in quelli di primo soccorso”. Firmato, Raffale Doto, Castelvita. Oppure Walter Melchionda, attore di Sicignano degli Alburni, quello che nella fiction “Un posto al sole” impersona un vigile urbano, un altro miracolato di Rotunno. Per finire c’è l’ingresso nel pronto soccorso, era il 2008, perfino di George Clooney. In persona. Le lamentele? Le solite che attira un ospedale e la medicina della quale non accettiamo la natura umana e quindi potenzialmente fallace. Posto che ognuno deve stare il meglio possibile e dall’ospedale, a meno che di prestarvi la propria opera, starne lontano.

L’IMBROGLIO DELL’OSPEDALE DI COMUNITÀ

Cambiamo prospettiva. Roccadaspide deve diventare Ospedale di comunità, lo dice la Regione. Mettendolo nero su bianco. Con tagli da paura. Venti posti letto, senza autonomia poiché verrà aggregato a Eboli/Battipaglia. Così il poco attuale diverrà meno di un anno fa. Gabriele Iuliano, sindaco di Roccadaspide, non si ferma e spera sempre nella battaglia al Tar. “Non si tocca niente. Le chiavi sono anche in mano nostre. Si va avanti così, anzi dico alla Regione trovate altri soldi perché servono investimenti”. Il comitato di lotta popolare dopo che ha articolato piani di riconversione verso la lungodegenza e riabilitazione anche cardiaca e sulla neurologia infantile. Trovando perfino interlocutori interessati ai piani alti dell’Asl Salerno. Tutta carta straccia e tempo perso. Ora sono confermate perfino le più fosche previsioni. Perdonati, perché eroi, tutti giovani e belli. E non erano previsioni del tempo. È accaduto che non hanno voluto far perdere la faccia all’allora commissario ad acta, Josep Polimeni, quello che aveva decretato la declassificazione di fatto da ospedale a qualcosa di indefinibile e indefinito. Polimeni, come il signor Buonaventura, ci aveva pure un milione di euro servirà per i lavori di adeguamento impiantistico e funzionale del presidio per la realizzazione del nosocomio di Comunità. Questi altri tolgono pure l’autonomia e lo collegano a Eboli/Battipaglia facendo saltare un paio di poltrone da dirigente che magicamente riappaiono dove “politicamente” servono di più.

OLTRE IL VOSTRO LATINORUM

Le parole sono pietre, lo diceva Carlo Levi. Anche nel nostro caso. Visto che la terminologia entra così di netto nella discussione, cerchiamo di chiarirci un po’ le idee sul concetto di ospedale di comunità. L’imbroglio è nelle parole, nel moderno latinorum degli imbonitori. Quelli dello smart e slow a noi e come vogliono loro. Il termine copre una massiccia operazione di spending rewiew. Le visite mediche saranno fatte dai medici di medicina generale o pediatri, se non da medici convenzionati al servizio o dipendenti. Inoltre sarà gestito da infermieri con non più di venti posti letto ciascuno. Concepiti all’inizio come presidi di comunità per integrare ospedale con il territorio, al fine di garantire la continuità delle cure e dell’assistenza. Un frego di penna ed ecco che nelle zone più deboli tolgo il grosso e ti servo con una buona guardia medica ma comunque inferiore al pronto soccorso dell’ospedale del capoluogo di provincia. Una fregatura? Forse non del tutto, ma ci va molto vicino. Quale sarà la missione specifica degli ospedali di comunità? L’erogazione d’interventi sanitari potenzialmente erogabili anche a domicilio, ma per i quali, invece, il cittadino è ospitato nel presidio a causa d’impedimenti di vario tipo: familiari non disponibili o esauriti, trattamenti ripetuti nelle giornate che imporrebbero spostamenti quotidiani ripetuti. La gestione infermieristica permetterà l’ottimizzazione dei percorsi d’assistenza, portando l’Italia ai livelli organizzativo-assistenziali europei, ma soprattutto garantirà ai cittadini un’assistenza congruente ai propri bisogni, utilizzando appropriatamente i professionisti e le loro competenze.

IMPARARE DAGLI ERRORI DEL PASSATO

No, non va bene. È una prospettiva da evitare. Con la massima unità possibile. Evitando ciò che vivemmo l’anno scorso, giusto di questi tempi, quando pur di far bella figura con De Luca e poi con Renzi, ci fu una carovana di sindaci del nostro comprensorio a Salerno a garantire quei voti alla modifica del referendum costituzionale. “Lo facciamo per salvare l’ospedale”, risposero in coro- Non era così e lo sapevano. Non fecero bene né male, siamo magnanimi. Comunque non bastò se ancora oggi siamo attaccati alla scialuppa del ricorso al Tar e un maroso birichino ci può travolgere. Come non bastano i Masanielli, quelli del “tenetemi sennò lo strafaccio”. La questione della salvezza dell’Ospedale della Valle del Calore è una cosa troppo seria per trattarla così. De Luca ha promesso una “riconsiderazione” di tutta la questione.All’inaugurazione dell’ultimo tratto della Fondovalle, qualche mese fa davanti alle Grotte, il presidente promette ma è di oscura traduzione pratica, “Non toccheremo i vostri livelli di assistenza”, dice. Parole valutate dagli ottimisti come uno spiraglio, molto tenue, ma c’è. “Andiamo a vedere”, come si dice nel poker. E quando scopri che se non sarò chiuso manca poco. Che fare? Intanto, doverosamente, t’incazzi. Poi pensi a come mettere nell’angolo i politici doppiogiochisti, gli inutili masaniello velleitari e i giornalisti cerchiobottisti e con il tariffario. Artisti, nani e ballerini? Manco ne servono. E meno che mai le cittadinanze onorarie. A chi più, poi? Quando servirebbero delle messe al bando.

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