Dal 2004 tanta politica e poco interesse verso la salute dei cittadini

Il nosocomio di Agropoli specchio della peggior politica

​Parlare dell’ospedale di Agropoli equivale sempre a riaprire una ferita ancora aperta

Attualità
Cilento giovedì 07 dicembre 2017
di Enrico Serrapede
Ospedale civile di Agropoli
Ospedale civile di Agropoli © n.c.

Parlare dell’ospedale di Agropoli equivale sempre a riaprire una ferita ancora aperta, che probabilmente non si sanerà mai. Agropoli con il suo nosocomio ha forse perso la sua battaglia più importante della sua storia. Una struttura che è sempre stata nel mezzo di mille bieche politiche, sinonimo mai come in questo caso della peggior politica italiana. Ma procediamo con ordine, l’ospedale di Agropoli apre i battenti nel 2004. Inaugurato da Antonio Bassolino e il suo vice, Antonio Valiante. Un’inaugurazione in pompa magna, ma già all’epoca vista come uno spot elettorale visto che da lì a poco si sarebbe per rinnovare il consiglio regionale. Dura poco però, a conferma di chi aveva mal pensato il giorno dell’inaugurazione, nel 2007 gli agropolesi sono già in piazza. L’intento è quello di evitare il declassamento della struttura. Serve a poco, nel 2008 lo stesso Bassolino, a quattro anni dalla sua stessa inaugurazione, firma il decreto che sancisce l’uscita del nosocomio di Agropoli dalla rete di emergenza. Non cambia nulla nemmeno nel 2010 quando cambia la guida della guida della regione. Si passa al centrodestro ma per Agropoli non cambia nulla, anzi le cose peggiorano. Già in campagna elettorale, nonostante i toni accesi, entrambe le parti hanno le idee ben chiare: chiudere l’ospedale di Agropoli. La fine è targata Stefano Caldoro che nel 2010 firma il famigerato decreto 49 che metterà fine all’ospedale di Agropoli. Da quel giorno la città vive tre anni di passione con la cittadinanza spesso in piazza per protestare contro la chiusura della struttura. Non basta però perché a settembre 2013, in fretta e furia, Agropoli chiude i battenti. Mai dismissione fu così veloce: in pochi giorni, forse ore, via le insegne, i cartelli e le attrezzature. Di quello che fu l’ospedale con il maggior numero di accessi del territorio non restava che un immobile e tre ambulanze con a bordo medici ed infermieri con il compito di stabilizzare il paziente e trasferirlo in altro comune che potesse vantare un ospedale, o meglio che potesse garantire ai suoi cittadini il diritto alla salute. La chiusura lancia un intero territorio nel baratro con il diritto alla saluta brutalmente calpestato. “Speriamo di non stare mai male”, è questo il pensiero che accomuna gli agropolesi. Ma non solo loro perché come abbiamo visto Agropoli serviva per un intero territorio: Castellabate e i paesi costieri a sud, Capaccio a Nord e tanti piccoli paesi dell’entroterra a est. Da settembre 2013 è tutto un calvario, nel giro di appena un anno si registrano almeno sette morti che probabilmente si sarebbero potute evitare. C’è sgomento anche se all’orizzonte pare che qualcosa possa cambiare. A far sperare la cittadinanza sono le parole di Vincenzo De Luca, nuovo governatore della regione Campania. Il suo intento è quello di lavorare per ridare alla perla del Cilento quanto gli spetta. Alla base, inoltre, ci sarebbe anche un favore da dover restituire al sindaco Alfieri che precedentemente aveva ritirato la sua candidatura a consigliere regionale. Insomma, ancora una volta è la politica a fare il bello e il cattivo tempo quando invece, con la salute della gente, non ci si dovrebbe mai scherzare. Qualche colpa, a ogni modo, ce l’hanno anche i cittadini. Emblematico il caso di Angelo Montemarano, assessore regionale alla sanità della Giunta Bassolino, confermato a pieni voti dai cittadini agropolesi (su consiglio anche di politici locali) nonostante fosse tra i fautori dell’uscita del nosocomio dalla rete dell’emergenza. Oggi qualcosina di nuovo c’è, ovvero una sorta di apertura dimezzata. Ad Agropoli infatti apre un nuovo Pronto Soccorso dotato anche di venti posti letto di medicina generale. L’annuncio arriva dall’allora sindaco di Agropoli Franco Alfieri, siamo a maggio 2017, esattamente un mese prima delle elezioni comunali che il delfini di Agropoli, Adamo Coppola, vincerà con il 74% dei voti. La politica, dunque, resta saldamente presente nel destino di questo nosocomio. “E’ la risposta concreta ad un territorio mortificato nel 2013 da un’autentica rappresaglia politica dell’allora Giunta Regionale di centrodestra guidata da Caldoro – scrive Alfieri in una lettera ai cittadini - che eliminò Agropoli dalla rete dell’emergenza del piano ospedaliero, negando di fatto il diritto alla salute a migliaia di cittadini. Un’offesa non solo alla comunità agropolese, ma all’intero comprensorio. Una vergogna che ora trova una adeguata soluzione e che apre nuovi positivi scenari per il futuro”. La mossa, se così possiamo chiamarla, come abbiamo visto, paga. Coppola stravince e diventa nuovo sindaco anche se non mancano le polemiche. L’ASL chiarisce al situazione, specificando che si tratta di un vero e proprio Pronto Soccorso anche se, in sostanza, il Protocollo Operativo prevede che solo i codici verdi e codici bianchi hanno la possibilità di accedere alla struttura di Agropoli. Per quelli più gravi, ovvero il giallo e il rosso, sarà necessario il trasferimento in altra struttura. La situazione di certo non rende felici tutti e inoltre crea anche molta confusione con i cittadini poco convinti sul da farsi in casa di emergenza. Tutto questo è stato anche motivo di aspre polemiche ma la certezza, triste e oggettiva, è una sola: l’ospedale di Agropoli ha, ha avuto, e avrà poco a che fare con la salute, la sua maggiore funzione, almeno da parte da chi ne decide il destino, è prettamente politica. La triste realtà di un’Italia sempre più in rovina.

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