L'uomo che parla ai turisti che si recano a Roscigno vecchia

Giuseppe Spagnuolo il "frontman" di Roscigno vecchia

​Intervista estemporanea a Giuseppe Spagnuolo il Frontman di Roscigno vecchia “Io sono qui dal ’97, ma già dal 1982 c’è interesse per questo posto. I soldi bisogna spenderli per fare cose che hanno un senso.

Attualità
Cilento lunedì 06 agosto 2018
di La Redazione
Giuseppe Spagnuolo
Giuseppe Spagnuolo © Unico settimanale

Incontro Giuseppe Spagnuolo nello spazio “non luogo” di Roscigno Vecchia dove da oltre 20 anni ha posto la sua dimora di “artista” che si adatta ad ogni ruolo.

Al di là della “maschera” che porta in giro per darsi e dare un tono alla sua esistenza, c’è un soggetto pensante che svolge un ruolo di accoglienza e punto di riferimento per chiunque arriva in quella che fu la gloriosa piazza Nicotera del paese che non c’è più da troppi anni.

Anch’io arrivo a Roscigno Vecchia insieme a Gina e in compagnia di Carmelo, Angelina, Filomena Piagginesi emigrati in Australia, in Sidney, da bambini con i loro genitori che sono passati a miglior vita da qualche anno.

La colorata figura di Giuseppe subito attira l’attenzione dei miei amici e io stesso non posso fare a meno di andare incontro all’uomo che ha preso il posto in questo luogo incantato dal tempo dell’indimenticabile Dorina.

Tento un approccio con i soliti convenevoli, ma l’uomo è ormai avvezzo ad essere avvicinato per rispondere a domande di ogni tipo su se stesso e sul perché si trova ad essere quello che è: un punto d’interesse come una delle tante case “sgarrupate” del paese in cui trascorre buona parte del suo tempo.

Il cappello con le falde tirate su, la barba che ancora fa fatica ad essere completamente bianca, gli occhi vispi incastonati sotto i folti sopraccigli e serrati dalle palpebre tese a fermare i raggi del sole; la cravatta a fondo giallo spicca su una camicia rosa coperta da un gilè a strisce orizzontali;

seduto di sguincio su una panchina di legno con il braccio destro poggiato al tavolo e la mano sinistra che serra la pipa che, con cadenza regolare porta alla bocca assediata da folti baffi o agita nell’aria a disegnare pensieri in libertà.

“Sono a Roscigno Vecchia dal 1997. Da allora, in modo continuativo o conosciuto tantissime persone ed ho seguito tutti i tentativi per dare un futuro ad un luogo che non può averne.”

Cosa è successo di importante recentemente a Roscigno Vecchia?

“Due giorni fa nono venuti quelli di Benvenuti al Sud a girare le scene di un film che non ha ancora il titolo ma che uscirà presto sugli schermi”.

Hanno scritturato anche te nel film?

“No! Per me sono venuti solo dal Giappone. Sarò presente in qualche scena. Ora sono sul lago di Como a completare le riprese e poi torneranno a casa dove monteranno il tutto”.

Giuseppe, cosa è cambiato in questi 20 anni durante la tua presenza a Roscigno Vecchia?

“Qui non si vogliono rendere conto del fatto che è necessaria una forte collaborazione territoriale mettendo da parte le gelosie. Altrimenti non si va da nessuna parte”.

Eppure sono stati fatti molti investimenti in questo sito abbandonato da circa un secolo … le serate con Pippo Baudo ed altri artisti famosi.

“È vero che sono stati investiti molti soldi per far conoscere Roscigno Vecchia. Ma c’è pure un detto coniato in quel tempo: «Roscigno canta e le case cadono»”.

Ci sono però delle case ristrutturare anche con gusto. A cosa sono adibite?

“Intanto diciamo che sono del comune. Non è che ci fanno qualcosa in particolare e in modo permanente. Vengono impegnate per qualche mostra o utilizzate per qualche evento.”

Vengono ancora le Tv per fare dei servizi?

“Recentemente è venuta un troupe di Canale 5. Io non volevo fare niente, né rispondere alle domande. Ma quando hanno cominciato a parlare dei andare a mangiare, allora mi sono lasciato andare ed ho raccontato una storiella.”

La puoi raccontare anche a noi’

“Io sono qui dal ’97, ma già dal 1982 c’è interesse per questo posto. I soldi bisogna spenderli per fare cose che hanno un senso. Solo così se possono spendere anche meno: bisognava fare conservazione e messa in sicurezza!

Invece, le imprese che fanno questo sono penalizzate, quella che lavori per importi grossi sono pagate e riverite.”

Certo che tu hai incontrato tante persone. Che rapporti hai con chi viene in vista a Roscigno Vecchia?

“Ho fatto più di 100 interviste e mi arrivano centinaia di riviste e giornali che pubblicano i resoconti delle visite. A proposito, mi ha portato il Cd dell’intervista che facemmo nella casa di Dorina?”

A me pare che te lo diedi a suo tempo!

“Chi sa dove è andato a finire …”

Vuol dire che te ne farò una copia insieme all’intervista di oggi e te lo porto appena ripasso a trovarti. Ma torniamo alla storiella …

“Io avevo una compagna. Era un’asina che rispondeva al nome di Clara e pascolava nella proprietà dell’On Gasparri. Ogni volta che la chiamavo, veniva verso di me qui nella piazza senza indugio e da sola si infilava nella stalla dove passava la notte. Da noi, quando eravamo ragazzi, gli studenti svogliati venivano appellati con l’epiteto di «asini». Il ciuccio, a mio avviso, è l’animale più intelligente che c’è perché faceva «l’ingegnere» quando si dovevano tracciare le strade di montagna. Infatti, disegnavano con il loro andare delle curve molto morbide che gli addetti picchettavano …

La chiesa in che condizione è rispetto a quando furono fatti i lavori di consolidamento?

“La chiesa è come l’hai lasciata … fu rifatta la copertura, messo in sicurezza il pavimento sotto il quale c’erano sepolti dei cadaveri. Ora non è visitabile né aperta al pubblico”.

Giuseppe, nei 21 anni di presenza a Roscigno, ne è diventato il volto e il profeta. Non tutti gli riconoscono il suo ruolo perché, a differenza di Dorina continua ad “impicciarsi” e a dire sempre la sua. Ecco perché non sono poche le critiche che gli piovono addosso anche da molti dei suoi paesani. Ma è lui che presidia lo spazio del non luogo. Ed è lui il “Frontman” che accoglie e spiega, racconta e ascolta, guida e si fa riprendere … chiunque riparte da Roscigno Vecchia porta con sé il ricordo dello spettacolo di un paese che sta in piedi nonostante tutto e la sagoma del personaggio che è molto più giovane di esso ma perfettamente integrato per quanto eterogeneo.

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