Il Personaggio

Martin Jensen, un tedesco a Pioppi

Ha tradotto il libro di Lina Pinto, autrice di numerosi libri sul dialetto cilentano, tra cui: “Odore di Lentisco Bruciato”, attualmente è invece impegnato nella traduzione del “Tuffatore”, il libro di Massimo Mangiola

Cultura
Cilento sabato 28 luglio 2018
di Rosita Taurone
Antonio Scarpa e Martin Jensen
Antonio Scarpa e Martin Jensen © Unico Settimanale

Martin Jensen, un matematico-scrittore tedesco, conoscitore e “Narr-Attore” del Cilento, che viaggia in trici… La sua è una forma di vita immateriale, un modo di abitare il mondo in maniera non utilitaristica, all’insegna di un equilibrio dinamico e precario. Lo incontriamo a Pioppi, dove ha trovato ospitalità presso il Lido Myosotis, accolto gentilmente dai titolari durante i mesi estivi, da loro riceve vitto e alloggio in cambio di aiuto, contribuendo cosí a tessere una comunità più sostenibile. Il tutto si basa su uno scambio di fiducia. La maggior parte del suo tempo lo dedica al viaggio in trici (la sua bici reclinata a tre ruote), per andare alla scoperta del Cilento e dei suoi abitanti. Tutti sembrano conoscerlo qui… Va in giro portando con sé la sua custodita collezione di libri che interessano il territorio cilentano, alla ricerca di notizie e approfondimenti sulle tracce dei vari miti che hanno intriso di bellezza la nostra terra. Quella con Martin è una chiacchierata all’insegna di citazioni filosofiche e matematiche, dove scienza, arte e viaggio s’incontrano. Ha tradotto il libro di Lina Pinto, autrice di numerosi libri sul dialetto cilentano, tra cui: “Odore di Lentisco Bruciato”, attualmente è invece impegnato nella traduzione del “Tuffatore”, il libro di Massimo Mangiola, il quale sarà presto presentato alla 28esima edizione della fiera dei libri meridionali di Castellabate.

Tessere le trame di tutti... è un lavoro arduo che non si presta a chiunque, ci vuole sensibilità, discrezione e umiltà, quanto bastano per incontrare le persone senza pregiudizi mentali. Abbattere le barriere mentali è proprio l’essenza stessa del tuo lavoro. Ascoltando le tue storie il centro della propria identità diventa nomade. Il tuo interesse si dirige verso la scrittura e il Cilento, potresti parlarcene un po'?

Voglio raccontare dei personaggi storici che sono venuti nel Cilento, anche solo per un giorno, come ad esempio Goethe a Paestum, o Vico, il quale invece ci ha vissuto per più tempo, resta però una notizia poco diffusa. Voglio smontare i falsi miti (Nietzsche viene citato a Paestum, ma sono sicuro che non vi è mai stato; mentre Camus ne ha raccontato nei suoi quaderni. E perchè no, magari mi piacerebbe inventarne anche dei nuovi e confondere ancora una volta la storia. Nel mio blog “AlterEgo, Verosimilista”: racconto di come Camus e Hemingway si sono incontrati a Paestum, e poi svelerò che Hemingway è in verità il padre di Angelo Vassallo. Ho anche pubblicato il racconto del primo visitatore ufficiale del Cilento: san Matteo...

“Non ho voglia di presentarmi a qualcuno... Aspetto che siano sempre gli altri a venire da me, sperando di conoscere le persone in maniera spontanea e naturale”.

Una premessa che mi piace molto, e che troverà conferma nel seguito della nostra conoscenza. Iniziamo quindi la nostra intervista con un breve viaggio nell’opera di Hartmut Rosa, un’opera di oltre 800 pagine, “Risonanze”. Resonanz. Eine Soziologie der Weltbeziehung (Risonanza: una sociologia della relazione col mondo) del sociologo tedesco Hartmut Rosa (noto anche in Italia per i suoi studi sull’accelerazione sociale), un libro di cui Martin mi parla perché fa direttamente riferimento alla sua nuova prospettiva sul mondo: muoversi secondo risonanza. La "Resonanztheorie" di Rosa è che l’essere umano è per natura risonante. La risonanza è, cioè, la "relazione primaria col mondo" degli umani, più in particolare, è una forma di relazione a due sensi tra il soggetto e il mondo i quali si toccano reciprocamente e si trasformano contemporaneamente, in una liaison echeggiante. Per capire meglio che cosa intende Martin possiamo fare appello a una citazione di Paolo Costa: "Il luogo in cui dimorano le cose che veramente contano nella vita delle persone non è cioè né soggettivo né oggettivo: è nell’in-fra, in ciò che non è né mio né tuo, né esterno né interno né esterno, che è per definizione non controllabile".

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Martin, come sei approdato in Cilento?

Il mio legame con il Cilento risale a molto tempo fa, risale alla mia adolescenza. Io e la mia famiglia avevamo una villa sul mare ad Acciaroli, nella quale soggiornavano durante le nostre vacanze. La mia famiglia è venuta ad Acciaroli negli anni cinquanta, all’epoca non c’erano neanche le autostrade. Partivamo da Stoccarda con un maggiolino Volkswagen, percorrendo circa 1600 Km. Alcuni tratti di strada erano completamente sterrati. La mia prima volta in Italia risale al ‘75. Da studente, in primavera, durante le vacanze. Ricordo che a cena venivano i pescatori, il sindaco, e l’atmosfera era molto conviviale. La mia famiglia è infatti originaria di Stoccarda, e lì aveva iniziato a fare libri d’arte, cataloghi di mostre, dando vita alla famosa casa editrice “Hatje Cantz”. Mio zio aveva studiato al Bauhaus e la casa ad Acciaroli fu proprio progettata da lui, in uno stile puro, dove razionalismo e funzionalismo erano perfettamente combinati. L’intera struttura della casa si inscrive in un quadrato sormontato da un cerchio. Non ce la facevo più a lavorare, ero stanco e avevo smarrito la motivazione per continuare a impiegare le mie energie nel settore delle assicurazioni di cui non m’importava nulla e che pensavo servisse in fondo solo a guadagnare soldi. Non rispecchiava le mie aspirazioni. Così prima di trasferirmi qui, ho anche provato a vivere in Oriente ma poi la mia scelta è stata il Cilento, perché qui ho scoperto un nuovo modo di vivere. Credevo di aver scorto la stessa tranquillità in Cina, ma un giorno durante un bagno in un lago, mi resi conto che le percezioni e le sensazioni che avvertivo, legate al paesaggio nel quale ero immerso, mi riportavano intimamente ad Acciaroli. Nel ’98 la villa fu venduta da mio Zio, mi dispiacque molto perché avrei voluto che in quel luogo nascesse una sorta di piccola Villa Médicis, una fondazione da dedicare alla ricerca artistica e alla sperimentazione di nuove pratiche. Fu acquistata da Paravia ascensori… Ti lascio immaginare la mia delusione! Quel nome per me era, infatti, associato ad un brutto ricordo: una volta mi trovavo a Roma da un amico e dovevo aiutarlo a fare un trasloco e l’ascensore Paravia era guasto. Mi dissi: Come può comprare la mia villa uno che non ripara i suoi ascensori?!

Com'è trascorsa la tua vita negli ultimi anni ad Acciaroli?

Non m’importa più… sono felice del rapporto che ho con le persone del posto. Seguo il flusso, mi propongo di non imporre troppo le mie idee, la realtà è una cosa totalmente diversa. Qualcuno ha detto che “Il Tao del quale puoi parlare non è Tao”. Il posto in cui ora vivo è lo stesso dove nacque la filosofia greca, Parmenide. Anche se penso che i greci si siano presi troppo sul serio. È una mia intima convinzione credere nel fatto che dobbiamo provare a descrivere le cose che facciamo. Dare importanza alle esperienze semplici. Vado infatti alla ricerca di chi fa le cose, mi interessa conoscerli.

Martin mi parla del suo incontro con Antonio Scarpa, un vecchio muratore del posto, con il quale ha piacere a intrattenersi lungo la spiaggia per fare qualche chiacchiera. Dice che il signor Antonio ha contribuito alla costruzione dei numerosi muri a secco presenti nella zona, e che il suo saper fare andrebbe trasmesso, coinvolgendo le nuove generazioni e gli abitanti del posto, così da riqualificare le antiche murature ancora presenti piuttosto che far arrivare dall’altra parte del mondo delle finte pietre tagliate industrialmente per costruire nuovi muri. Passeggiando con un’andatura placida finiamo anche per incontrarlo lungo il mare. Mi racconta di un altro abitante, impegnato invece nella coltivazione delle patate, il quale per concimare il suo terreno utilizza le famose posidonie che si raccolgono sulla spiaggia. Quelle non sono semplici alghe, bensì piante, le stesse che hanno dato nome al dio del mare (Poseidôn) e all’antica città greca Poseidonia, e possono essere tranquillamente impiegate come concime naturale. Ecco un possibile utilizzo delle piante che infastidiscono così tanto i turisti e le amministrazioni, incapaci di fronteggiare la loro continua comparsa; contrastare artificialmente la natura è controproducente, è per questo motivo che bisognerebbe sempre mettersi all’ascolto della natura e delle antiche testimonianze, delle pratiche del vivere quotidiano che da sempre hanno caratterizzato la nostra cultura. Tutto ciò ci riporta all’evidenza della storia, che proprio come le “alghe” rifà la sua comparsa in maniera ciclica. Mettersi all’ascolto potrebbe insegnarci molto. E anche il lavoro di raccogliere queste esperienze, lavoro a cui è dedito Martin, è fondamentale. Ma chi ha tempo oggi? Ancel Keys prima di scoprire la famosa Dieta Mediterranea, soggiornò qui, per capire e conoscere i modi di vivere e le abitudini degli abitanti del posto, facendo sue le pratiche di una civiltà, scrutando e osservando con attenzione prima di giungere alle sue famose teorie. Buona parte della nostra esperienza materiale è altrettanto immateriale e questo iniziamo a capirlo grazie alla fisica quantistica. Un capitolo che ci siamo promessi di affrontare nel nostro prossimo incontro.

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