per primo pose in principio di ogni essere l’atomo e nessun fine

​Si vanti pure e gridi alto di Democrito la magnifica città di Abdera il nome!

princìpi di tutte le cose sono gli atomi e il vuoto

Cultura
Cilento mercoledì 08 agosto 2018
di La Redazione
Vincent,_François-André_-_Democritus_among_the_Abderites
Vincent,_François-André_-_Democritus_among_the_Abderites © n. c.

Le sue dottrine sono queste: princìpi di tutte le cose sono gli atomi e il vuoto, e tutto il resto è opinione soggettiva; vi sono infiniti mondi, i quali sono generati e corruttibili; nulla viene dal non essere, nulla può perire e dissolversi nel non essere. E gli atomi sono infiniti sotto il rispetto della grandezza e del numero, e si muovono nell'universo aggirandosi vorticosamente e in tal modo generano tutti i composti … e non sono né scomponibili né alterabili appunto per la loro solidità.( Diogene Laerzio –Vite dei Filosofi -)

Ed anche per te, maestro Democrito, che all’atomo desti vita canterò un canto nuovo…era d’autunno e la luna calante del mese di pianepsione già chiamavano con Abdera, la tua città, le donne fertili alle Feste Tesmosforiche (una volta anche la mia piccola patria di Albanella, al tempo dei Greci in Occidente, tenne, nel suo antico Santuario Epicorico, queste feste!) quando tu, vecchio di oltre cento anni, temendo tua sorella, madre di molti figli, di perderti e per le consuetudini del lutto di non potervi partecipare, si addolorava e facendo voti pregava la dea, quando, ed è la testimonianza di Diogene, tu rassicurandola, le faceste coraggio e ordinando che “ogni giorno ti fossero portati panni caldi, appena cotti” ( sapevi infatti ,maestro, che anche l’anima come tutte le cose esistenti fosse costituita da atomi di natura “ignea” così sottili e mobili che il forte calore (perciò i tuoi panni caldi!) l’avrebbe tenuta viva!) che avvicinandoli “alle narici” ti concessero di tenere “ospite amica” nella tua casa,per tutta la durata della festa, la morte, permettendo così a tua sorella di onorare la sua dea. Trascorsi infatti poi i tre giorni festivi senza il minimo dolore, nel vanto e nella gloria dei tuoi concittadini, all’età di centonove anni spirasti consegnando ancora a Diogene che lo riporta nel suo perduto “ Libro di metri di ogni sorta” il suo ammiarato epigramma : “ E chi fu mai così sapiente? Chi portò a compimento un’opera così grande,come quella che compì Democrito onnisciente? La morte per tre giorni fu presente a casa sua ed egli la trattò ospite amica col caldo odore di panni fumanti” Perchè davvero, maestro, alto e rotondo e nuovo ,enciclopedico era il tuo sapere e la tua scienza e del nascimento e dello struggimento delle cose ne conoscevi tutti i misteri anche i più profondi e sconosciuti chè “sostanza delle tue idee” erano:“ Niuna cosa si , fa niente, nè si può risolvere in ciò che non è. Dunque tutto ciò che è, componevano principi sussistenti da sè stessi. Tali principi sono gli atomi ed il vuoto. In tutto ciò ch'esiste non v' ha di reale che questi due principi. Gli atomi sono infiniti in numero, siccome il vuoto lo è in capacità. Gli atomi sono d'una tale tenuità che sfuggono, alla vista; la loro solidità li rende inalterabili; le loro figure sono variate all'infinito. Tali atomi sono i corpi primitivi che si muovono nel vuoto infinito, il quale non ammette niuna di quelle relazioni di situazioni indicate da queste parole, alto, basso, mezzano, estremo. Il moto degli atomi non ha principio; e, gli è da tutta l'eternità: per lui , gli atomi s'attraggono, si ripulsano, si uniscono, si separano; e da tali unioni, da tali separazioni risultano la composizione e , la scomposizione di tutti i corpi”. Principi e fondamenti, idee e soluzioni nuove che pur fondandosi ancora sull’antica opposizione parmenidea dell’essere e del non essere, si porta avanti e oltre la ricerca dell’ “archè” dei primi filosofi “fisici” o ancora delle simboliche forze di Empedocle, trasformano, ed è questa la tua originalità, maestro, quell’antico contrasto “logico” tra essere e non essere in una nuova, rivoluzionaria opposizione “fisica” in cui l’essere di Parmenide diventa il “pieno” (ovvero l’insieme di quegli elementi, come recita la stessa etimologia , ultimi ed indivisibili che sono gli “atomi” compatti ed omogenei !) e il non essere il “vuoto”( ovvero quello spazio,come l’esperienza sensibile attesta, che non può non esistere pena lo stesso movimento!

Un sistema di rapporti nuovi e necessari che legandosi ad un processo di conoscenza che parte da quei tali “idoli”, aggregati di atomi che staccandosi dalle cose cui appartengono, generano, urtando la sensibilità degli animali dell’uomo in particolare, quelle prime immagini sensibili che altro non sono che le nostre stesse sensazioni,ovvero quella conoscenza sensibile che impegnata poi nella verifica dell’intelletto darà avvio ma solo molti secoli dopo al cammino di quella scienza nuova che fu la gloria di Galileo allora e oggi la nostra quotidiana pena!

Una conoscenza che improntata alla empirica osservazione dei fenomeni ed alla loro fisica costituzione atomica :”Il Sole e la Luna sono pure composti di tali atomi, [di quelli cioè] lisci e rotondi … noi vediamo per effetto degli idoli che penetrano nei nostri occhi” e che, a quella “Scuola di Atene” modellata sull’intransigente intellettualismo etico del suo fondatore, che, si narra, forse in incognito tu,maestro, conoscesti ed ascoltasti, non piacque. E non piacque tanto che ancora lo stesso Diogene Laerzio che molto invece ti ammirava, scrive che anche il grande Platone che pure:“ menziona quasi tutti i filosofi arcaici ,non accenna mai a Democrito, neppure là dove avrebbe dovuto contraddirlo, evidentemente perché era consapevole che avrebbe dovuto gareggiare con il migliore dei filosofi “ non mai ti nomina nelle sue opere e pure consapevole della tua grandezza volutamente ti ignora … perché davvero, maestro, grande e migliore tu fosti tra i filosofi se poi continuando questa sua ostinazione il suo discepolo Aristotele, se pure in modo estremamente critico e riduttivo, non potè non citarti e più volte accennando al tuo sistema di idee scrivere che comunque si presentava rigorosamente “scientifico e meccanico”! E se il platonismo prima e con il definitivo avvento del cristianesimo poi, non avessero prima distorto, come accadde di vivere allo stesso “divin Poeta”, che pure di filosofia fu edotto quando nel IV canto dell’Inferno afferma che: “Democrito che ‘l mondo pone a caso” e censurato dopo, avrebbe potuto produrre frutti tanti abbondanti e copiosi che,concordano tutti, forse ne sarebbe il destino della nostra stessa civiltà cambiata!

Ma la storia è altro e come bene vedrà quel grande “inglese” molti, molti secoli dopo, non al “caso” tu, maestro, affidavi il mondo quanto alla “necessità” e gli uomini, come recita un tuo frammento: “si sono inventati l’idolo del caso come una scusa per la propria mancanza di comprensione”. Ciò che accade, che nasce e che muore,dipende in verità inflessibilmente dal movimento e dalla “forma,dall’ordine e dalla posizione” degli atomi che aggregandosi vorticosamente nello spazio vuoto in modo non casuale né finalistico ma necessario trovano in se stessi la causa determinate e necessaria … aprendo un dibattito sulla realtà che ancora dura e tiene la filosofia impegnata!

Perchè la tua concezione, maestro, rigorosamente razionalista e materialista del mondo, scevra da ogni ricorso a spiegazioni religiose e deterministica è davvero di straordinaria tanta audacia anticipatrice che basta leggere all’uopo una tarda parafrasi di un oscuro filosofo della scuola di Megara, della tua rivoluzionaria teoria “evoluzionistica” della formazione del sistema solare e della nascita poi di tutti gli organismi viventi e quindi dell’uomo ed in fine della stessa evoluzione della società umana, per capire quanto di impressionante ci sia nel silenzio interessato di Platone e di quel sentire comune degli dei che ancora imperavano solenni in quella “bigotta” città di Atene che vide accusare e condannare a morte uno dei suoi spiriti più illuminati! Scrive Diodoro: “Nella primitiva comunione, dunque, di tutte le cose, dicono che il cielo e la terra avevano un solo aspetto, essendo mescolata la loro materia; in seguito, poi, separandosi i corpi l'uno dall'altro, il mondo andò assumendo tutto quest'ordinamento che si vede in essoe questa ( la terra) dapprima, sotto l'ardore del fuoco solare, prese consisten­za; poscia, producendosi delle fermentazioni … producevano embrioni per l'azione del calore, nel modo che si è detto e…infine, via via che questi feti così rinchiusi avevano compiuto la loro crescita e le mem­brane erano disseccate e si laceravano, venivano alla luce le svariatissime specie di animali; e quelli di essi che possedevano più calore si sollevarono nelle regioni dell'aria, diventando volatili, quelli che avevano una costituzione terrosa furono noverati nell'ordine dei rettili e degli altri ani­mali terrestri, e quelli che avevano sortito una natura particolarmente umida, accorsero nell'elemento conforme alla loro natura e furono deno­minati acquatici….dicono poi che gli uomini di quelle primitive generazioni… avanzando qui e per primo quel tema che poi ripreso da Aristotele ed ancora nel cinquecento dal nostro Giordano Bruno, delle mani, come strumento essenziale alla evoluzione dell’uomo!

Uno stupore di lungimiranza e ardire evoluzionistico che ancora oggi meraviglia e avanza e che non corrotto dal puro edonismo che altri per la tua proverbiale ironia vorrà vorranno assegnarti, dilagherà innervandosi in rigido razionalismo interiore sarà poi la tua morale. Chè il bene più grande dell’uomo,tu scrivevi, maestro, “non sono le doti fisiche o le ricchezze ma la rettitudine e dall’accortezza”ovvero quella “euthimia”, serenità dell’animoche solo con la prudenza e la “misura” un accorto e rigoroso ragionamento può produrre!

Frutto prezioso dell’animo che ricadendo sulla società solo la legge, la buona politica e la democrazia :“Preferirei vivere povero ma libero in una democrazia che ricco e servo in una oligarchia” possono assicurare, perché soltanto se tutto fiorisce secondo questo principio prospera e cresce la città e avanzando l’amore per la giustizia e la libertà poter, oltre le mura della propria città, spingersi oltre a guardare verso quella fratellanza universale, che, tu, maestro, oscurando la postuma gloria del vantato cosmopolitismo illuminista, avevi già, in quello che sarà il futuro giuramento del grande Alessandro Magno ad Opea, raccolto in queste, ancora una volta lungimiranti, tue parole :“Ogni paese della terra è aperto all’uomo saggio: perché la patria di chi ha un’animo virtuoso è l’intero universo” e ancora di più a monito ed a testamento operativo di tutti che: “una vita cattiva e insipiente non è un vivere male ,ma un lungo morire” !

Questo, maestro, nei giorni del Leone che infuria, l’amore illuminato … il fiore che ti porto!

(Chiusa nelle prime ore antimeridiane del giorno di 1 agosto 2018)

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