Un nuovo anno liturgico si apre con l’Avvento: tempo di vigilanza, attesa e speranza. Un cammino nella Parola che ci invita a riscoprire il senso profondo della vita.
ANNO A – I DOMENICA DI AVVENTO
È la prima domenica del nuovo anno liturgico, che di domenica in domenica ci fa rivivere i misteri della nostra salvezza e della nostra liberazione dal male e dal peccato.
Si è concluso il Giubileo dei due Papi, tempo di riconciliazione, perdono e remissione totale delle colpe: un’occasione per riscoprire e vivere il mistero della nostra relazione filiale con Dio Padre.
L’Avvento introduce questo tempo forte, preparandoci alla venuta di Gesù: non solo quella storica, ma le sue continue venute nella nostra vita quotidiana e quella definitiva nell’incontro gioioso del Cielo.
Come prepararci?
Con la gioia nel cuore, con atteggiamenti di accoglienza e amicizia, ma anche con gesti concreti di penitenza, rinunciando a qualcosa per donarlo ai più poveri. Anche il digiuno, oggi spesso praticato per motivi di salute, può diventare un’occasione di solidarietà, destinando il risparmio a chi è nel bisogno.

Il Vangelo ci invita a vivere una vigile attesa, diversa da quella dei tempi di Noè o dal clima drammatico del nostro tempo segnato da guerre e violenze.
I contemporanei di Noè erano distratti, impreparati, increduli: non si accorsero di nulla fino a quando il diluvio li travolse. Anche noi rischiamo di restare distratti dalla frenesia quotidiana e di non accorgerci della venuta del Figlio dell’uomo.
L’Avvento è dunque un invito a ripartire da Dio, dal suo progetto di amore. È un tempo breve ma intensissimo, perché rende visibile il disegno del Signore come risposta alla nostra speranza.
Il Verbo entra nella storia, si fa uomo, condivide le nostre fatiche, viene a liberarci dalle strutture di peccato. Per questo è tempo di essere vigili, svegli, attenti, vivendo un cammino di gioia verso l’incontro con il Signore che viene.
Le occupazioni quotidiane – il lavoro, la spesa, le relazioni, la cura della salute – rischiano di assorbirci totalmente, allontanandoci da ciò che dà senso alla vita.
L’atteggiamento vero del discepolo è allora alzare lo sguardo, guardare al futuro con fiducia e speranza, lasciando che il Vangelo abiti il cuore.
Vivere l’attesa non è paura, ma esperienza di amore, pace e benevolenza, perché Dio vuole realizzare in noi il suo progetto di felicità.
Accogliamo quindi l’Avvento come tempo favorevole, occasione di grazia, certi che “la nostra salvezza è ora più vicina”.
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(Parte catechetico-biblica rivista sinteticamente)
Il Vangelo non è una biografia, ma uno specifico genere letterario che raccoglie la predicazione delle prime comunità cristiane. Ogni Vangelo riflette le esigenze della comunità a cui era destinato.
- Marco testimonia Gesù come uomo e Messia
- Matteo rafforza il senso di appartenenza ecclesiale
- Luca interpreta la storia come tempo maturo per la salvezza
- Giovanni culmina nella proclamazione del Logos
Il nuovo anno liturgico ci guiderà nel Vangelo di Matteo, costruito come una vera architettura ecclesiale:
dall’ingresso (genealogia e infanzia), ai grandi discorsi, fino all’altare della Passione e al tabernacolo della tomba vuota.
Matteo presenta Gesù come il Messia promesso. La genealogia in tre serie di quattordici generazioni sottolinea la fedeltà di Dio alle sue promesse. Anche le donne ricordate nel testo mostrano come la grazia di Dio superi ogni rigidità culturale.
Giovanni Battista prepara la strada, Gesù riceve il battesimo, affronta le tentazioni e inaugura il suo ministero con l’annuncio centrale:
“Convertitevi, il Regno dei cieli è vicino”.
I grandi discorsi – come quello della Montagna – mostrano il cuore del Vangelo: le Beatitudini, il Padre Nostro, il perdono, la giustizia che supera la Legge.
Il racconto culmina nella Passione e nella tomba vuota.
La domanda finale resta aperta e luminosa:
Se la morte dovrebbe chiudere tutto,
perché quella tomba è aperta e piena di luce?



