Nei periodi di crisi acuta, si accentua in tutti noi un malessere diffuso, quello di non “reggere” più qualcosa o qualcuno.

L'Alfabeto del 2020

E come empatia, F e G come Fontana e Gallera, e poi un pizzico di speranza...per continuare a raccontare il 2020 con le parole che lo hanno contraddistinto.

Attualità
Cilento venerdì 01 gennaio 2021
di Roberto Scola
L'Alfabeto del 2020
L'Alfabeto del 2020 © web

E Come EMPATIA. L’empatia ha varie porte di accesso negli stati d’animo dell’altro. Parlo di empatia, perché mai come ai tempi del covid 19, abbiamo usato una comunicazione empatica tramite la comprensione e l’ascolto attivo soprattutto grazie alla tecnologia. Il “tempo del Coronavirus” ha dato vita a profondi cambiamenti nei rapporti di socializzazione e ci ha obbligato a vivere le relazioni a distanza, spesso isolandoci nelle nostre case, utilizzando gli unici sistemi comunicativi permessi: i sistemi tecnologici. Tra tutti gli smartphone che hanno avuto un ruolo predominante. Penso alle varie videochiamate che abbiamo avuto con amici o parenti stretti. Siamo stati vicini pur essendo lontani. Provo ad immaginare tutti gli ammalati di covid chiusi nelle terapie intensive, che potevano interagire con i loro cari attraverso questo strumento. Scene riprese in TV e sui social davvero commoventi. Per la prima volta un evento epocale è stato vissuto con una sorta di speranza a distanza. Il tutto fa pensare come in condizioni di crisi, i cambiamenti sono inevitabili.

 

F e G COME ATTILIO FONTANA E GIULIO GALLERA. Nei periodi di crisi acuta, si accentua in tutti noi un malessere diffuso, quello di non “reggere” più qualcosa o qualcuno. A me è capitato nella fase più acuta della pandemia di non sopportare più : «i cric e croc del crack» come li ha definiti Maurizio Crozza: Alberto Fontana e Giulio Gallera; il primo Presidente della Regione Lombardia, l’altro Assessore alla Sanità. Hanno sbagliato tutto. E’ vero, la pandemia si è riversata sulla Lombardia come un fiume in piena, ma la loro incapacità e incompetenza ha fatto il resto. Se alla “sfiga” aggiungi anche quello che ho detto prima, viene fuori un cokctail imbevibile . A dirlo o scriverlo non sono io, ma l’Associazione Medici di base della Regione Lombardia. C’è stata: Mancanza di dati sulla reale diffusione dell’epidemia, incertezza nella chiusura delle aree a rischio, gestione confusa delle case di riposo per anziani, mancata fornitura di protezioni individuali ai medici e al personale sanitario, totale assenza delle attività di igiene pubblica, mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari, saturazione dei posti letto ospedalieri. Sono i sette errori nella gestione dell’emergenza coronavirus. “È evidente l’assenza di strategie relative alla gestione del territorio”, hanno denunciato i medici; “la sanità pubblica e la medicina territoriale sono state da molti anni trascurate e depotenziate.” In Lombardia non bastavano i 17 anni di gestione Formigoni che di fatto aveva parificato sanità pubblica a quella privata, nel 2017 l’amministrazione Maroni aveva di fatto eliminato i medici di base; il territorio non era più presidiato dal punto di vista sanitario ,si era deciso di ospedalizzare tutto o per meglio dare tutto o quasi alla sanità privata, così sono mancate le terapie intensive perché non sono redditizie .Il grande Martin Lutero diceva: “L’ipocrisia ha ricchi compensi, mentre la verità va in giro a chiedere l’elemosina.”

 

H COME HOPE. La speranza. Scrivevo prima che la pandemia è stata vissuta anche come una sorta di speranza. Per esempio i giovani hanno fatto un uso diverso del loro tempo, si sono dedicati a loro stessi, ma non in senso egoistico. Hanno anteposto la dimensione affettiva, emozionale e relazionale a quella che è la solita dimensione materiale. Hanno riscoperto il piacere di stare con genitori, fratelli e anche con se stessi. Leggevo qualche anno fa un bellissimo libro di Michele Serra: “Gli sdraiati”, si parlava dei giovani come la generazione con il cellulare in mano sul divano. I nostri ragazzi invece secondo uno studio di Nicola Ferrigni ,Sociologo e Direttore dell’Osservatorio Permanente sui giovani: “ hanno dato uno smacco agli adulti si sono reinventati, hanno fatto di tutta questa sofferenza un’occasione di crescita. Da un lato, hanno percepito l’assenza di qualcosa che c’era (gli amici, la scuola in presenza etc.), dall’altro, hanno scoperto (o ri-scoperto) qualcosa che prima non c’era. Si sono trovati di fronte ad imprevedibili mancanze, ma anche a impreviste risorse”. Tutto questo è servito per riscoprire valori come la libertà e il tempo. I partecipanti alla ricerca, di età comprese tra i 16 e i 19 anni, sparsi su tutto il territorio nazionale, sono stati intervistati sull’esperienza del lockdown. Promossa la didattica a distanza perché funzionale all’avanzamento dei programmi di studio e della preparazione; ritenuta una preziosa occasione per riscoprire l’importanza delle tecnologie e del loro servizio alla scuola e alla didattica. Proprio la rete, durante la pandemia, diventa amica della cultura: molti degli intervistati dice di aver fatto ricorso ai canali tematici del servizio pubblico radiotelevisivo, come Rai Scuola e Rai Cultura. Questi dati sono un urlo di speranza per il futuro .…………………………………………………………………………………..continua nei prossimi giorni.

Roberto Scola

 

 

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I commenti degli utenti
  • redazione ha scritto il 03 gennaio 2021 alle 09:51 :

    Corretto! Grazie per la segnalazione Rispondi a redazione

  • Antonio ha scritto il 02 gennaio 2021 alle 13:01 :

    Non conosci nemmeno il nome di Fontana, si chiama ATTILIO non Alberto Rispondi a Antonio