Sud: presente e futuro senza prospettive 1988/2018 niente è cambiato, se non che è venuta meno anche la speranza per i giovani di realizzarsi

Rosa Pepe scrive sul disagio di famiglie e giovani

"Abbiamo dato amore, fede, speranza, tempo e denaro per formarli, con la speranza di offrire loro competenza e professionalità per una ripartenza del nostro sud"

Attualità
Cilento lunedì 10 settembre 2018
di Rosa Pepe
Expo Scuola 2016
Expo Scuola 2016 © Unico Settimanale

Purtroppo a distanza di 30 anni, dalla conclusione del mio percorso universitario e quello dei miei figli, al sud, niente è cambiato, siamo rimasti fermi al solito binario ormai usurato dal tempo.

Spesso mi chiedo, qual è il motivo che porta un giovane professionista laureato ad andare via dalla sua terra, lasciando una buona situazione familiare, casa, amici e genitori che lavorano. Purtroppo per loro c’è poco e dopo tanti anni di studio, hanno la necessità di realizzarsi e diventare autonomi e mettersi in gioco.

Quando ho terminato i miei studi ero molto fiduciosa e sapevo che anche lontano dalla mia casa e famiglia avrei potuto realizzarmi. Oggi per i ragazzi che vanno via dalla loro Casa non è così. Loro sperano che all’estero le cose siano diverse da quelle presenti nella propria realtà.

All’estero i ragazzi, tranne che non siano geni , iniziano sempre a lavorare nei bar e ristoranti, quindi anche se laureati devono fare la famosa Gavetta, non sempre disponibili a farla a casa propria. Certamente dopo che sono andati via da casa, non possono ritornare e dire ai genitori, la vita è dura e mi sono arreso. Viene fuori l’orgoglio e la sfida di mettersi in gioco e pian piano riescono a conquistare buone posizioni. Peccato che questo coraggio non viene in casa propria. Per i ragazzi che decidono di andare al nord,la storia non è diversa. In Italia, c’è molta concorrenza anche per un posto da commessa o cameriera, anche se in possesso di Laurea e soprattutto se non conosci almeno due lingue. Oggi non puoi candidarti a commessa o cameriera in una città se non conosci almeno due lingue. E quanti nostri giovani anche se in possesso di laurea conoscono due lingue. Pochissimi, quindi anche per svolgere “due mestieri” considerati semplici e generici si richiedono alte competenze e conoscenze. Pertanto spesso non è possibile accedere a tali posizioni. Per posizioni “migliori” siamo alle solite e tornati indietro di anni, serve ed è necessaria la solita segnalazione. Ma perché serve la segnalazione soprattutto nel privato, perché “l’imprenditore “di turno non si fida di assumere facilmente qualcuno. Temono le denunce e rivendicazioni sindacali, per cui hanno bisogno del garante che garantisca per quel ragazzo/a. Poveri ragazzi, non basta la loro parola, ma ci vuole il garante, perché devono tacere, sono debitori per la segnalazione ricevuta.

E poi nel privato, ma quale sindacato, quale norme di tutela ci sono in queste aziende. Ahimè non c’è niente, c’è solo il datore di lavoro che fa il bello e cattivo tempo, perché se vai a rappresentare le tue problematiche, sei un soggetto che crei problemi, sei un ragazzo che non ti adatti, per cui , il capo, non vuole problemi e quindi si inizia a fare mobbing psicologico, i ragazzi sono fragili, e si convincono che se il capo o il manager di turno si lamenta,probabile che LUI/Lei ne è la causa, oppure non adatto a quel lavoro.

Ancora peggio anche nelle nostre realtà del Sud, per uno stage o tirocinio, ti chiedono la prova” dobbiamo capire se il lavoro che ti accingi a fare ti piace, ti trovi bene” lo tengono in prova per 15 gg e senza remunerazione economica.

Al 15° gg gli dicono, mi dispiace tu non sai fare molto. Nel frattempo il praticante ha lavorato per 15 gg. Pertanto al futuro lavoratore, l’offerta proposta è la solita:” rimani con noi” impara il lavoro e poi si vede come va?, ma quel ragazzo è laureato, ha 30 anni, si è stancato di chiedere i soldi del caffè, della benzina, la famosa 10 euro al giorno ai proprio genitori. Ma come si fa a non capire i fabbisogni di questi ragazzi. Perché chi è adulto si dimentica di cosa lui pensava ,desiderava quando si trovava nelle stesse condizioni.

La ciliegina sulla torta , viene offerta da società come “ Italo o Trenitalia”, sotto le feste comandate, Natale, Pasqua, che per una tratta di 1000 km, chiedono anche 250 euro per un biglietto di sola andata. Come può un ragazzo con un contratto di stagista di 400/600 euro al mese ,tornare a casa, alle feste comandate.

Ma come è possibile che nessuno pensa a questo strozzinaggio , che viene esercitato sulle classi sempre più deboli della nostra società, come i nostri giovani. Almeno a Natale,Pasqua e pausa estiva, hanno la necessità di tornare a casa. Tornare a casa, significa recuperare identità, affetto, amore,storia e abbracci. Perché invece devono strozzarli con queste cose assurde. Certo loro devono essere previdenti, devono fare il biglietto tre mesi prima. E se quel giorno, tu che hai il viaggio prenotato , il datore di lavoro non ti lascia libero, doppia fregatura.

E allora quale speranza e fiducia devono avere questi giovani. Noi del sud, che abbiamo dato amore, fede, speranza, tempo e denaro per formarli, con la speranza di offrire loro competenza e professionalità per una ripartenza del nostro sud, vediamo che di nuovo partono, non con la valigia di cartone, ma anche firmata, ed aiutano a far crescere l’Europa, il resto del mondo e il nord dell’Italia e questo non deve dispiacerci perché siamo globalizzati.

Io e tanti come me non vogliamo essere globalizzati, vogliamo essere attivi per la politica del ritorno e del recupero della propria identità. Iniziamo a fare una politica di territorio, censiamo presso i comuni, i nostri giovani emigrati e cerchiamo di fare una politica di rientro. Senza giovani non c’è speranza e non c’è futuro. Lavoriamo insieme per fare qualcosa di buono per loro e per noi. Il sud è un paradiso, mare, montagne, pianure e colline nell’arco di 100 km troviamo tutto ciò, perché non riusciamo a fare sistema e creare vere opportunità di lavoro e reddito? Cari aspiranti politici, imprenditori, manager, sindacalisti, professionisti, preti, riflettete bene sul vostro ruolo e compiti, pensate che non dovete essere dei solisti, ma dobbiamo mettere su una orchestra, ascoltare i fabbisogni degli orchestrali e coordinare le loro esigenze e metterle in pratica. Tutti noi dobbiamo rivendicate il ruolo del Sud e cercate di rivendicare una politica sociale vera e di inclusione. Noi cittadini , lavoriamo insieme al bene comune.

Forse, sono ancora troppo piena di fiducia e speranza.
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