La stagione turistica dura 40 giorni d’estate. Il brand del territorio è poco conosciuto in Italia e all’estero

I dieci luoghi (più) comuni che riguardano il Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

Il Parco Cilento Diano e Alburni impone lacci e laccioli e frena lo sviluppo. Le produzioni agricole d’eccellenza sono troppo esigue per affrontare il mercato globale.

Attualità
Cilento sabato 27 ottobre 2018
di Bartolo Scandizzo
Sede del Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni
Sede del Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni © Unico

I problemi sono quasi tutti legati alla viabilità

La stagione turistica dura 40 giorni d’estate

Il brand del territorio è poco conosciuto in Italia e all’estero

L’Ente Parco impone lacci e laccioli e frena lo sviluppo

Gli imprenditori del settore turistico non sanno fare rete

La politica regionale della Campania è regolata dal Napoli centrismo

Le produzioni agricole d’eccellenza sono troppo esigue per affrontare il mercato globale

Le aree interne sono isolate, demograficamente desertificate e politicamente sotto stimate

I servizi alla persona non valgono la spesa che comportano al sistema sanitario nazionale

Altri territori che hanno meno di un decimo di quello che abbiamo noi in termini di beni architettonici, artistici e ambientali sanno metterli a reddito, mentre noi ne siamo incapaci

In ognuno di essi c’è una parte di verità e, allo stesso tempo, un pregiudizio dovuto alla mancata conoscenza di cosa un territorio grande come una regione ma che resta prigioniero di una provincia.

Si tratta di capire da quale punto di vista vengono inquadrati …

La viabilità sia essa intesa come strade che dal resto d’Italia portano nell’area parco sia i collegamenti all’interno del parco stesso. L’autostrada del Mediterraneo è ormai completata e assicura un servizio di altissimo livello sia a chi viene dal Nord sia a chi risale la penisola dal Sud o dalla costa Adriatica. Le due arterie interne alla nostra area, la Cilentana e la Bussentina, chiudono l’anello del parco dentro e fuori del quale è relativamente facile collegarsi. Per non parlare del collegamento ferroviario, da sempre è ampiamente utilizzato, e a maggior ragione oggi con l’Alta Velocità che arriva fino a Salerno. Come è vero che tutte le realtà portuali della costa hanno visto ristrutturati e ampliati i loro porti.Restano i problemi legati alle strade interne per le quali basterebbe una buona e costante manutenzione, mentre sindaci e cittadini hanno da sempre invocato di abbandonarle in cambio del miraggio di strade veloci: vedi il disastro della Fondo Valle Calore che ha ingoiato decine di milioni di Euro per realizzare dei piloni per costruire due viadotti per un tracciato che inizia nel nulla e finisce nel nulla!

La stagione turistica dura 40 giorni d’estate

Certo, il turismo legato alla balneazione si sposta quando fa caldo! E dov’è la novità? L’errore è stato quello di farsi invadere da un’infinità di case vacanze di proprietà di non residenti che, in buona parte, hanno spostato la “residenza” di un familiare per eludere le tasse legate alla proprietà della seconda abitazione.

Questo ha trasfigurato i piccoli borghi marinari, ha desertificato i capoluoghi collocati in collina e moltiplicato i costi di manutenzione delle reti idriche e fognarie, costruiti nuovi edifici scolastici lasciando vuoti quelli nei capoluoghi, facendo aprire nuovi negozi, bar e ristoranti. Il risultato prodotto è quello di vedere crescere una rete di attività commerciali che restano attive e redditizie per due mesi e nella restante parte dell’anno vivacchiano o abbassano le serrande.

Allo stesso tempo, però, si trascura il patrimonio architettonico e archeologico presente per un limite culturale dovuto all’ignoranza che pervade larghi strati della popolazione sia essa giovane che avanti negli anni. Il Paesaggio del Parco, Paestum, Velia, La Certosa di Padula e, per ultima, La Dieta Mediterranea sono da tempo inseriti nel patrimonio UNESCO. Son questi gli attrattori in grado di destagionalizzare le presenze turistiche nella nostra realtà. In parte già avviene in primavera con le scuole e nelle altre stagioni con il turismo all’aria aperta: trekking, sportivo ed anche congressuale. Basta fare un po’ di esame di coscienza per capire quanto poco è stato investito per incentivare le presenze legate a questi settori per rendersi conto che c’è ancora una prateria da conquistare.

Il brand del territorio è poco conosciuto in Italia e all’estero

Pur essendo stati molto attivi nel “reclutare” e investire in decine di trasmissioni televisive che hanno raccontato il territorio, i risultati sono considerati scarsi da molti operatori del settore turistico. Ma bisogna tener conto che la nostra realtà caratterizzata come Cilento”, fino a 20 anni fa era del tutto sconosciuta. Gli unici brand di una certa notorietà erano Paestum e Palinuro con la vicina Camerota marina.

Solo con l’istituzione del parco si è visto affermarsi, anche nella nostra stessa realtà, il brand Cilento l quale venne aggiunto, l’area archeologica di Velia, la certosa di Padula con il Vallo di Diano e, infine Alburni.

Infatti con l’istituzione del parco si verificò il salto di qualità nella comunicazione per far conoscere la nostra realtà che culminò con il riconoscimento UNESCO nel 1999.

Il Parco Cilento Diano e Alburni impone lacci e laccioli e frena lo sviluppo

Purtroppo, l’istituzione dell’ente parco è arrivato troppo tardi e troppo tardi è riuscito a dotarsi di una struttura operativa e del Piano del parco nel quale sono indicati i canoni per una sviluppo sostenibile. Altro che dare la colpa all’area protetta del blocco del settore edilizio. A causa della libertà con cui i comuni hanno allargato le aree edificabili a valle di ogni borgo e sul litorale di ogni comune collinare che si affaccia sul mare, è stato tolto ogni valore ai centri storici e al patrimonio abitativo che li compongono creando dei “buchi” neri in ogni realtà del nostro territorio difficile da gestire sia sotto il profilo igienico - sanitario sia sociale.

Pertanto è successo che mentre i paesi si spopolavano, si consentiva di moltiplicare il numero delle abitazioni senza un serio piano di recupero e valorizzazione del vecchio come è accaduto in tutta l’Italia centrale e nell’arco Alpino.

Gli imprenditori del settore turistico non sanno fare rete

È vero che nella nostra area, come nel resto del Sud, le imprese non si consorziano per gestire insieme i servizi generali e concorrere individualmente per offrire un servizio di qualità.

Ma quando questo è accaduto la politica ha sempre preferito dividere per meglio gestire in autonomia le risorse assegnandole, nel migliore dei casi, alle realtà di loro provenienza, e nel peggiore, agli amici degli amici. Non ci sono incentivi per chi sta insieme e non si incentiva lo stare insieme.La stessa Camera di Commercio, industria Agricoltura e Artigianato, finché è durato il flusso ingente di risorse, non ha fatto altro che “appaltare” progetti di aggregazione alle associazioni di categoria che hanno nel loro DNA l’istinto di premiare i propri associati in cambio del consenso ed escludere ogni iniziativa che aveva obiettivi trasversali. L’unico risultato è l’evidenza di aver sprecato risorse per progetti inconcludenti perché non inclusivi.

Le produzioni agricole d’eccellenza sono troppo esigue per affrontare il mercato globale

Il settore delle produzioni e trasformazione di prodotti di qualità, al contrario, è in forte crescita. Sono stati proprio i piccoli operatori agricoli che hanno squarciato il velo dell’impotenza. Si sono rimboccati le maniche e, prima raggiungendo i consumatori della porta accanto, e poi affrontando il mercato italiano e straniero sono riusciti a dimostrare che più ci si caratterizza più il mercato premia la qualità.

In molti casi, additati da tutti, la crescita è stata graduale ma ininterrotta. La qualità non prevede scorciatoie.

Le aree interne sono isolate, demograficamente desertificate e politicamente sotto stimate

Le aree interne non sono più isolate di quanto lo sono sempre state. Anzi, con l’avvento di mezzi di trasporto più adatti alle strade di montagne e con il livellamento verso l’alto del tipo di automobili e mezzi commerciali non si può dire che si è più isolati di 30 o 40 anni addietro. Anche i mezzi pubblici che risalgono le valli verso i paesi più interni sono molto più comodi e funzionali. È vero, invece, che il numero degli abitanti diminuisce e le nascite sono quali pari allo zero. Il fenomeno delle migrazioni, verso l’estero e le città italiane, vicine e lontane, è stato inarrestabile ad ogni latitudine della nostra nazione: al Nord, al Cento, al Sud e nelle Isole. Il problema è stato affrontato con politiche votate a trattenere i concittadini. Invece, in altre realtà ci è accorti che sarebbe stato meglio attrarre nuovi cittadini. Fenomeno, che per la verità, sta cominciando a fare breccia anche in molte dei nostri borghi con l’insediamento di uomini e donne alla ricerca di luoghi belli dove vivere. Un altro grande bacino di utenza sono i figli dei nostri emigranti che vengono in Europa ma si fermano un solo giorno nei paesi del “padri”. Potrebbe essere proprio loro a mettere mano alle ristrutturazioni funzionali alla loro, sia pur breve, permanenza nelle abitazioni dei loro avi.

I servizi alla persona non valgono la spesa che comportano al sistema sanitario nazionale

Il sistema sanitario universale è garantito in ogni realtà del territorio. Gli ospedali e i pronto soccorso sono stati tenuti aperti a dispetto dei numeri proprio per la peculiarità del territorio. In molte realtà le guardie mediche si sovrappongono e sono in concorrenza con l’emergenza ospedaliera che, in molti casi, operano in supplenza di altri servizi sociali che esistono solo sulla carta: l’assistenza domiciliare è affidata a badanti pagate dalle famiglie mentre le risorse destinate ai piani di zona si disperdono i mille rivoli.

Pochi sono i controlli sulle case di riposo, alcune della quali situate “fuori dal mondo” dove vengono ricoverati gli anziani soli e lì parcheggiati in attesa dell’ineluttabile destino.

La politica regionale della Campania è regolata dal Napoli centrismo

Anche se recentemente, questo luogo comune emerge in poche occasioni pubbliche, resta un retaggio di una politica che spende dove più è concentrato il bacino elettorale per la ricerca del consenso. Bisogna riconoscere, però, che sono state diverse centinaia i milioni di euro spesi nella nostra realtà. Sia quelli investiti tramite il parco sia gli altri destinati ai singoli comuni con il fondo di rotazione regionale e finanziamenti europei (accelerazione della spesa). Per non parlare delle milionate destinate ai Gal (Gruppi di Azione Locale), ai patti territoriali, all’infinità di eventi finanziati per destagionalizzare il turismo ma spesi per allietare le estati balneari lungo la costa …

Altri territori che hanno meno di un decimo di quello che abbiamo noi in termini di beni architettonici, artistici e ambientali sanno metterli a reddito, mentre noi ne siamo incapaci

Questo è un modo dire soprattutto da parte di molti che vedono il territorio dal “buco della serratura” del luogo in vive. Infatti, la stragrande maggioranza degli abitanti che risiedono nell’area parco conoscono solo lo spicchio di territorio in cui vive e si guarda bene di fare qualche passo nella direzione della conoscenza delle altre realtà (oltre 80 comuni che comprendono circa 150 borghi).

È vero che in altre realtà sono più bravi a comunicare i loro mondo, ma è altrettanto vero che per la nostra realtà è più complesso dare il giusto riscontro all’immenso patrimonio di cui siamo i custodi. Se poi vi aggiungiamo la nostra cronica voglia di guardare al nostro ombelico: ci sono più associazioni, centri studi o altri soggetti a contendersi il brand che prodotti indicati nel paniere dello stile di vita valorizzato da Angel Kees.

Ecco perché dobbiamo prendere atto che la traversata dal nulla in cui eravamo prima dell’istituzione del parco, al poco che siamo riusciti a far emergere nei 20 anni dall’istituzione dell’area protetta è un vero successo. Soprattutto se consideriamo che siamo molto più apprezzati all’esterno che al nostro interno.

L’elenco dei luoghi comuni potrebbe allungarsi a dismisura! Infatti, nascono con un battito di ali, crescono alimentati da venticelli che soffiano di bocca in bocca, si consolidano perché molti li utilizzano per abbattere gli avversari politici o un progetto che non piace o che non si capisce, e muoiono con l’estinzione di chi li ha scelti come alibi dei propri fallimenti. Intanto lasciano l’amaro in bocca a quanti si prodigano quotidianamente per far avanzare, ancora un po’, il nostro mondo nella direzione giusta che porta in un futuro migliore dove i nostri figli potranno vivere meglio ci come abbiamo vissuto la nostra esistenza.

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I commenti degli utenti
  • E.c ha scritto il 27 ottobre 2018 alle 21:18 :

    Ma veramente fai... Veramente credi in quello che hai scritto? Rispondi a E.c