Agropoli, Vallo della Lucania, Vibonati, Torraca, Tortorella, Sapri, Centola Palinuro e Roccadaspide posticipano l’apertura delle scuole al 16 settembre

Riapre la scuola... Anzi no!

Le amministrazioni di ben sette comuni situati nel Salernitano sembrerebbero però aver posticipato questo nuovo inizio, prolungando, ancora per qualche giorno, l’estate 2019.

Attualità
Cilento giovedì 12 settembre 2019
di Moncil
Scuola
Scuola © Unico

Sembra proprio che l’estate nella provincia di Salerno non voglia proprio terminare. La riapertura delle scuole a settembre rappresenta da sempre per i bambini e i ragazzi un nuovo inizio e sancisce la fine di un’altra estate.

Le amministrazioni di Agropoli, Vallo della Lucania, Vibonati, Torraca, Tortorella, Sapri, Centola Palinuro e Roccadaspide situati nel nella parte situata a Sud della provincia di Salerno hanno posticipato l’apertura della scuole di qualche giorno.

Pertanto l’estate 2019 continua a dare segni di una vivacità che rende lieve anche la vita di genitori e nonni che di solito si organizzano per tempo per accompagnare, soprattutto quelli più piccoli, a salire per la prima volta le scale di un istituto scolastico.

Sembra che il motivo che ha scosso la sensibilità dei sindaci che d’imperio hanno deciso che la “vita è bella” e vale la pena continuare a godersi il mare settembrino è stato quello di allungare, ancora un po’, la stagione turistica in primo luogo dei residenti ed eventualmente di far tornare quelli che avevano già abbandonato spiagge, case, alberghi e villaggi turistici.

Tra i comuni citati, Centola e Roccadaspide, sembra che siano stati indotti ad emanare l’ordinanza in considerazione del fatto che alcuni edifici scolastici verranno sottoposti a lavori di manutenzione straordinaria per cui si è reso necessario predisporre un piano per assicurare a tutti alunni banchi sedei e lavagne nei locali a loro destinati.

Presidi, docenti e famiglie non possono che prendere atto di un’ordinanza sindacale e organizzarsi di conseguenza.

Ma consideriamo la situazione dal punto di vista di chi la scuola la frequenta. E soprattutto di quei studenti e quei genitori che considerano l’andare a scuola come un diritto che lo stato, in tutte le sue articolazioni, deve garantire e un dovere per famiglie e studenti che ne fruiscono.

Cosa devono pensare del fatto che basta una decisione arbitraria oppure motivata per lavori che andrebbero programmati per tempo visto che non ci troviamo di fronte a terremoti, alluvioni o altri pericoli incombenti?

È da tempo, molto tempo, che la scuola e l’istruzione che dovrebbe garantire cede il passo ad ogni altra esigenza di vita vissuta. Dallo sport, alla musica; dal web alla TV; dalle esigenze dei docenti ai diritti di chiunque fornisce servizi destinati agli alunni …

Perfino le esigenze di garantire la necessaria e doverosa sicurezza agli alunni e al personale si traduce in infiniti motivi per non fare invece di mettere in campo ogni “risorsa” per eliminare gli impedimenti.

Ed ecco che non si garantisce la pratica dello sport a scuola perché molti medici non rilasciano i certificati di idoneità alla pratica sportiva non agonistica; non si svolge attività all’aria aperta anche dove l’ambiente esterno è ideale perché è una responsabilità troppo grande lasciare sciamare i bambini nel cortile della scuola; non si organizzano visite di istruzione perché non si trovano docenti disposti ad accompagnare gli alunni; non si accetta un sistema di valutazione esterna alle scuole perché vorrebbe dire valutare anche l’operato dei docenti … l’elenco potrebbe allungarsi come un serpentone che prende in bocca la coda!

In particolare alle nostre latitudini è del tutto evidente che il tempo scuola è ridotto per l’assoluta mancanza di scuole a tempo pieno e, allo stesso tempo, è palese l’assenza di altre agenzie formative sia laiche sia confessionali che possano sopperire al problema.

Inoltre, la stessa collaborazione prevista per legge tra i Piani sociali di zona, l’ASL e le scuole sono basate quasi esclusivamente su rapporti del tutto burocratici e per niente funzionali alle necessità dei giovani svantaggiati sia fisici sia sociali.

Infine, vale la pena sottolineare che nella nostra realtà decine di edifici scolastici sono stati ristrutturati e rimessi a nuovo grazie ai fondi nazionali destinati all’edilizia scolastica. Ma è sotto gli occhi di tutti che restano desolatamente vuoti a causa della denatalità infantile e al fenomeno dell’abbandono delle aree interne in favore degli insediamenti costieri vicini sia verso i grandi centri in Italia e all’estero.

Già che ci siamo, serve ricordare che il sistema di valutazione nazionale registra enormi differenze tra chi frequenta le scuole al centro e al nord dell’Italia e chi si trova al sud e nelle isole. Senza generalizzare e dando merito anche a chi nelle nostre realtà si dedica con passione alla funzione docente, resta il fatto che si valuta poco e male. Poco perché sia le valutazioni periodiche generale (gli scrutini) sono fatti a distanza di 4 mesi (in alcuni casi i collegi scelgono 3 mesi) sia quelle individuali e nelle singole discipline si svolgono su base volontaria e solo in funzione della pagella o, ancora peggio, dello scrutinio finale. Quasi mai per “misurare” i progressi o le carenze che l’allievo dovrebbe conoscere (come l’insegnante) per potervi porre rimedio.

Don Milani diceva “molte valutazioni e nessuna bocciatura). Dietro questo concetto c’è l’essenza del lavoro educativo e istruttivo che una società che ha voglia di accompagnare una crescita consapevole delle nuove generazioni.

Purtroppo, nelle nostre scuole non funziona così!

Ecco perché sindaci e assessori possono impunemente arrogarsi il diritto di chiudere le scuole per prolungare le vacanze, genitori e alunni possono esultare per il procrastinarsi della “vacanza”

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