Don John celebra l’ultima Messa a Piaggine

Ciro Miniero ritira la nomina del giovane parroco inviato a Piaggine all’inizio di agosto

Sindaco e fedeli non ci stanno e protestano con canti e veglia

Attualità
Cilento venerdì 13 settembre 2019
di Bartolo Scandizzo
Don John durante l’ultima messa a Piaggine
Don John durante l’ultima messa a Piaggine © Unico settimanale

“Non ho nessun obbligo di comunicare al sindaco la nomina del parroco nel paese che lui amministra!” Con queste parole Ciro Minieri, vescovo della diocesi di Vallo della Lucania ha messo fine all’incontro chiesto d’urgenza da Guglielmo Vairo a seguito della notizia giunta a Piaggine dell’esonero del neo parroco insediatosi all’inizio di agosto nella parrocchia San Nicola.

Don John un prete proveniente da Altavilla Silentina suo comune d’adozione dove risiede la famiglia che lo ha adottato, fatto studiare e accompagnato fino al compimento della sua vocazione al sacerdozio.

Insieme a Piaggine a don Joan era stata affidata anche la parrocchia di San Barbato di Valle dell’Angelo. Nelle due comunità dell’alta valle del Calore il giovane prete ha subito dato un segno di cosa

Sarebbe stata la sua missione pastorale: rianimare la fede in chi frequentava abitualmente la funzioni previste dalla liturgia, avvicinare nei luoghi frequentati da chi andava in chiesa solo a Natale, Pasqua, matrimoni e funerali ed entrare nelle case dei malati impossibilitati a recarsi in chiesa.

Inoltre, suonare la sveglia ad una comunità ripiegata su se stessa con poche ambizioni e arenata nella quotidianità di stanchi riti “pagani” “celebrati” davanti ai bar e nelle piazze del paese.

Per fare ciò ha ribaltato schemi consolidati negli anni pur senza mai criticare il suo predecessore Don Aniello Palumbo che vive nello stesso paese a godersi il meritato riposo conquistato assolvendo al suo compito fino all’età di ultra ottantenne (86).

Liturgia proposta in modo gioioso, incontri pomeridiani con i fedeli più assidui, progetti di attività proposti e condividisi con la comunità, raccolta di fondi mirati alla restaurazione di strutture vetuste e realizzazione di un oratorio multifunzionale per

Andare incontro ai giovani ed ai bambini che ancora vivono nella piccola comunità.

Fare visita ai malati nelle loro case a portare conforto.

Infine, l’idea di rendicontare pubblicamente come avrebbe speso le donazioni in denaro dei fedeli.

Niente di eccezionale, ma abbastanza per iniettare entusiasmo nella sonnacchiosa vita di Piaggine.

Ad interrompere questa “emozione” ci ha pensato proprio colui che avrebbe dovuto, più di altri, essere fiero di aver inviato un pastore nel paese dove la pastorizia ha fatto la storia recente di quasi tutte le famiglie “chiainare”.

Il vescovo Minieri, dopo un mese di presenza di don John a Piaggine ha assegnato la parrocchia a don Loreto, parroco di Laurino e Campora accorpando nelle sue mani ben quattro comuni che insieme contano poco più di 3000 anime.

Il numero in sé non è proibitivo, ma oggettivamente operare in quattro località diverse è un compito arduo anche per una sacerdote dotato di buona volontà come l’attuale parroco di Laurino.

A meno che la missione di pastore di anime non diventi l’amministrazione di pratiche dettate dagli eventi ineludibili come le messe nei giorni comandati, la celebrazione di funerali, matrimoni e battesimi e le processioni in occasione delle feste patronali o legate a tradizioni consolidate. Niente che vada fuori dal seminato e ancora meno se dovesse trattarsi di azioni di nuova evangelizzazione come predica da tempo Papa Francesco.

Ma la cosa più stupefacente di questa vicenda è la mobilitazione di vecchi e giovani, credenti e agnostici, professionisti e operai ... insomma un moto di popolo che difficilmente si è potuto registrare nella storia recente di Piaggine.

Il fatto poi che questa levata di scudi a difesa di un uomo di chiesa che si è fatto conoscere e apprezzare in periodo di magistero così breve tempo di permanenza nell’incarico la dice lunga sulle aspettative che una comunità piccola ma lasciata nell’alta Valle a “decantare” nel tempo presente che non ha aspettative di futuro e che si aggrappa alla difesa di un prete.

Vuol dire che ogni argine è ormai rotto, ogni aspettativa di futuro è destinato a restare inevaso, ogni possibile aiuto proveniente dalle agenzie preposte all’assistenza degli anziani e delle giovani generazioni ha già fallito ... se mai c’è stato.

Dopo tutto, se neanche il sindaco riesce più a garantire spiegazioni ad un popolo che proclama una veglia di preghiere e canti per ottenere di riavere un prete che faccia cose normali in attesa del miracolo della vita Eterna, allora non resta che piangere ... a chi non trova ristoro davanti ai bar o alla Tv che, per fortuna ha arricchito all’infinito la sua offerta.

Non ci vorrà molto per i tanti anziani che avevano visto risvegliarsi l’attesa di essere vivi anche il giorno feriale perché la campana della chiesa ( appena ristrutturata) li chiamava alle preghiere del Vespro a ritrovare la serena consapevolezza di di essere predestinati a vivacchiare il presente ripiegati sui problemi fisici che dettano l’agenda del quotidiano rapporto con la medicina.

Infine, resta un interrogativo: cosa ha indotto un vescovo di solito attento e conservativo prima ad inviare un giovane sacerdote che ben conosceva in due piccoli comuni per poi richiamarlo inopinatamente di fatti destituendolo?

Questo non penso lo sapremo mai! Certamente Ciro Miniero ha commesso un grave errore, anzi due: se era a conoscenza di fatti che sconsigliavano l’impiego sul campo di quel sacerdote, allora non doveva utilizzarlo né a Piaggine né altrove; se ne è venuto a conoscenza a cose fatte e ha deciso in tempi rapidissimi di richiamarlo; allora vorrà dire che lui non conosce bene i componenti del clero che ricadono nella sua giurisdizione.

Sinceramente non è semplice stabilire quale dei due errori indicati è più grave.

Una cosa è certa! A pagare le conseguenze del passo falso sarà, ancora una volta la credibilità della gerarchia ecclesiastica e la voglia di rimanere in gioco di gente anziana che vedono rinchiudersi davanti al loro futuro lo spiraglio di poter ancora essere vivi.

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