L’apertura delle iscrizioni al “magistrale” fu un tuffo nel futuro migliore che diventava possibile a “costo zero” per tutti

Istituto Magistrale chiude per spopolamento

L’istituzione del “magistrale” a Piaggine fu un evento che trasformò radicalmente i destini di molti di noi che eravamo già in vita e determinò molta parte delle esistenze di chi arrivò a seguire.

Attualità
Cilento lunedì 02 marzo 2020
di Bartolo Scandizzo
Istituto Magistrale
Istituto Magistrale © Unico

L’apertura delle iscrizioni al “magistrale” fu un tuffo nel futuro migliore che diventava possibile a “costo zero” per tutti

Transumati da Piaggine nel mondo dopo aver conseguito il diploma Magistrale questa è la platea alla quale è rivolto questo ritardatario pensiero.

Ovviamente, i destinatari non sono solo i Piagginesi ex alunni, ma tutta quella moltitudine di giovani proveniente dai paesi limitrofi che in quell’istituto sono giunti ragazzi e usciti giovani di belle speranze ...

Mi sono deciso a prendere carta e penna per parlare di questo argomento solo ora, perché la storia del glorioso istituto è arrivata al capolinea. Infatti, dopo una lungo e inesorabile assottigliamento delle iscrizioni, che sono state la conseguenza del calo demografico dei comuni che erano il bacino di utenza dell’istituto, quest’anno è arrivato l’atto finale con la chiusura!

L’istituzione del “magistrale” a Piaggine fu un evento che trasformò radicalmente i destini di molti di noi che eravamo già in vita e determinò molta parte delle esistenze di chi arrivò a seguire.

A metà degli anni ‘60 chi voleva continuare gli studi dopo la scuola media unificata (nel paese fino alla riforma c’era stata la scuola di “avviamento” professionale) doveva andare a Vallo della Lucania o a Salerno, soggiornare a pensione da qualche famiglia, essere ammesso al convitto nazionale o presso istituzioni gestite da ordini religiosi.

Il destino dei più e, soprattutto delle ragazze, era quello di andare ad ingrossare l’elenco di chi aspettava un lavoro casalingo o di piccolo artigianato: Ricamatrici, sarte, falegnami, muratori, fabbri, contadini ...

L’apertura delle iscrizioni al “magistrale” fu un tuffo nel futuro migliore che diventava possibile, praticamente, a “costo zero” per tutti.

Per dare slancio all’istituzione furono in molti ad invogliare le famiglie ad iscrivere i loro figli ed anche chi aveva rinunciato a proseguire gli studi o si era già iscritto altrove fu invogliato a ritornare a casa.

Si formarono 4 classi prime e, addirittura una seconda dove si iscrissero gli studenti di “ritorno” che rientrarono in paese.

Col senno del poi, mi viene facile dire che fummo fortunati a poter continuare a vivere in un mondo “ovattato” dove i “rumori” del mondo arrivavano smorzati ed anche con un certo ritardo. Anche i tanti docenti che arrivarono a Piaggine dalle città entrarono in punta di piedi in una realtà poco toccata dalla modernità che si andava da tempo affermando nelle città.

Siamo cresciuti insieme alla “scuola” che sembrava cucita su misura di ragazzi destinati a vivere una vita diversa da quella a cui erano stati predestinati!

Il paese, che fino a quel momento, aveva vissuto nel suo “splendido isolamento culturale” all’improvviso fu invaso da centinaia di giovani provenienti dai paesi limitrofi e da altri che si trovavano al di là del fiume Sammaro: sul versante sud dei monti Alburni.

Infatti, proprio in quel tempo fu completata la costruzione del ponte posto a più di cento metri sul Sammaro che collegava l’alta Valle del Calore con Roscigno e la pretora di paesi che alla gran parte di noi erano del tutto sconosciute.

Ogni mattina era una festa in piazza Umberto I quando dai pullman scendevano frotte di giovani che riempivano tutti gli spazi disponibili sia fisicamente sia con il concitato vociare per raccontarsi e chiamarsi per incamminarsi insieme lungo la via Europa che, costeggiando il campo sportivo, conduceva all’edificio scolastico situato in faccia al sole del mattino e protetto alle spalle dal monte Motola.

Furono 4 anni furenti quelli che trascorsero per portarci sulla soglia dell’età adulta.

Amicizie che ci hanno accompagnato per sempre nei nostri ricordi. I primi amori che hanno lasciato il segno indelebile nelle vite di tutti. Esperienze fantasiose che ci concedevamo a margine del tempo scolastico e di studio. Incursioni nei paesi dei nostri compagni di classe per capirne gli usi e imparare a capire la parlata diversa l’una dall’altra.

Un mondo che si dilatava senza far diluire il nostro vissuto all’improvviso come sarebbe accaduto quando sciamammo nelle città universitarie che scegliemmo per proseguirvi gli studi.

Tentammo anche di redigere il nostro primo giornale, anche se ne leggevamo pochi e solo di sfuggita. Lo chiamammo il “Calderone”, non so perché: forse per rimescolarvi dentro ogni scampolo di fatti e idee che, presuntuosamente, pensavamo fossero notizie “universali”. Quando, molto tempo dopo, decisi di intraprendere l’avventura di realizzare un giornale in Valle del Calore, me ne ricordai come una esperienza preziosa, una medaglia da esibire a me stesso per farmi coraggio.

Non è dato sapere cosa sarebbe stata la vita di centinaia di giovani che si sono diplomati a Piaggine, se non ci fosse stata la possibilità di frequentare la scuola superiore senza dover andare altrove.

Ma è evidente quello che tanti di noi sono andati a cercare oltre la Valle del Calore. Si è trattato dello spazio utile per poter mettere a “reddito” il diploma conseguito.

È stata la necessità di dare seguito a quella esperienza scolastica costruita a Piaggine che tantissimi si sono iscritti all’università e altrettanti hanno fatto domanda di insegnamento già da subito dopo il diploma magistrale che già era abilitante e in grado di produrre reddito.

Partimmo per inseguire il miraggio di una vita piena di esperienze che non ritenevamo potessero escludere il nostro passato, non ci si rendeva conto che oltre quella valle c’era molto di più di quello che potevamo immaginare.

Cominciammo ad avere fretta di completare gli studi, di rincorrere il modo adulto, di agguantare opportunità che ci sfilavano al fianco … a seguire, anche la voglia di costruirci una famiglia.

Mondi nuovi ci si pararono davanti, gente diversa entrarono nella nostra quotidianità, culture seriose ci attrassero e ci cambiarono, amicizie “bambine” colmarono solchi, quelle mature si lasciarono andare …

Crescendo, cambiando, avanzando divenimmo diversi. Radici recise mollarono la presa, ricordi sbiaditi sfumarono il tempo … ciò che era stato fu confinato a puro folklore del tempo passato come foto sbiadite e ardori sopiti.

Poi un lampo, un forte richiamo, un tuono improvviso e il ritorno al passato!

Questo è accaduto a me e qualcun altro!

Bartolo Scandizzo

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I commenti degli utenti
  • Vanda Riccio ha scritto il 11 marzo 2020 alle 09:37 :

    Sempre "accattivante" e piacevole la penna di Bartolo! Rispondi a Vanda Riccio

  • Gina Chiacchiaro ha scritto il 02 marzo 2020 alle 15:29 :

    A Roccadaspide c'era già il liceo scientifico... Rispondi a Gina Chiacchiaro

  • Fiorella luigi ha scritto il 02 marzo 2020 alle 11:33 :

    Io ne so qualcosa, ho vissuto le stesse esperienza e queste parole mi sembra diriviverle. Un pezzo importante della vita e della nostra storia che viene strappata con violenza, quasi a minacciarci e a rassegnarci al dissolvimento. Eppure le istituzioni sembrano insensibili al lento declino delle aree interne. Non promuovono alcuna iniziativa atta ad emarginare questo fenomeno. Vi ringrazio per le bellissime parole, molto accorate, sincere e piene d'amore per la propria terra. Rispondi a Fiorella luigi

  • Alfonso Marino ha scritto il 02 marzo 2020 alle 10:29 :

    Gazie Bartolo la tua ricostruzione. è suggestiva e fa risalire alla mente tante atmosfere. Un mio compagno una volta mi disse: "abbiamo fatto una bella scuola e non ce ne siamo accorti " Rispondi a Alfonso Marino