Durante il periodo di confinamento, don Cosimo non si è risparmiato nel rassicurare i fedeli che si interrogavano su come non perdere l'abitudine alle funzioni religiose

Don Cosimo Cerullo, una vita al servizio della comunità rocchese

Con l'amministrazione comunale ha avuto divergenze di vedute su diverse questioni ma è stato sullo stesso fronte nella difesa dell'esistenza in vita dell'ospedale.

Attualità
Cilento giovedì 09 luglio 2020
di Fabiola Scorziello
Don Cosimo Cerullo,  parroco della parrocchia della
Don Cosimo Cerullo, parroco della parrocchia della "Natività Beata Vergine Maria" di Roccadaspide © Unico

Da ben 50 anni, Don Cosimo Cerullo parroco della parrocchia della "Natività Beata Vergine Maria" è presente sul territorio di Roccadaspide, ma potrebbe dirsi anche su tutto il territorio della Valle del Calore.

Infatti, Don Cosimo è da tempo vicario del vescovo Ciro Minieri per l'intera valle.

Fanno "notizia" nel sonnolento paese le varie discussioni, querelle, puntualizzazioni avuti negli ultimi anni con l'amministrazione comunale, soprattutto con l'attuale vice sindaco Girolamo Auricchio dall'attuale sindaco Gabriele Iuliano: Don Cosimo non ha esitato a denunciare con garbo, ma pubblicamente, che l'amministrazione ha messo in atto una strategia ben precisa per "sottrarre" alla parrocchia alcuni locali dell'ex convento di proprietà del comune che ha fatto ristrutturare.

Ma vale la pena ricordare che il parroco si è battuto con tutte le forze a fianco proprio di Auricchio e Iuliano per difendere l'ospedale di Roccadaspide ponendosi a capo del comitato pro-ospedale.

Don Cosimo, uomo attento alle esigenze della propria comunità, conosciuto bene dai fedeli, negli anni si è occupato veramente di tutto ciò che ha riguardato ogni aspetto della vita religiosa della sua comunità con la quale si è identificato fin dai primi anni di sacerdozio.

Ancora oggi, nonostante gli anni (ha superato i 70 anni don Cosimo organizza pellegrinaggi con i parrocchiani, celebra le funzioni religiose festive e non manca mai all'impegno con quotidiano con la preghiera collettiva. Ha saputo crearsi un nucleo ristretto di collaboratori ai quali ha ceduto parti di "sovranità" ma difficilmente gli sfugge qualche particolare di tutto ciò che avviene in chiesa e sul territorio. Perfino il coro diretto da Sabina Martiello, è seguito con quotidiana dedizione ed è sempre alla ricerca di nuovi adepti ed è instancabile nel motivare i veterani.

Recentemente è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico ad un ginocchio, ma la sua convalescenza è durata solo lo stretto necessario: claudicante, ma sempre con il sorriso sulle labbra, si aggirava tra la sagrestia e le navate della chiesa a coprire con lo sguardo ogni angolo e ad incrociare gli occhi di facce da lui ben conosciute per un cenno di saluto.

Durante il periodo di confinamento, don Cosimo non si è risparmiato nel rassicurare i fedeli che si interrogavano su come non perdere l'abitudine alle funzioni religiose e soprattutto sul l'impossibilità di accompagnare al cimitero parenti, amici e conoscenti deceduti.

Con la scelta di convocare il popolo Rocchese per la tradizionale "Tredicina" di Santo Antonio, e la celebrazione della SS messa il 13 giugno nello slargo situato davanti al convento, dopo aver chiesto le autorizzazioni da parte del vescovo Minieri, ha pure tentato di svolgere la processione ma, con delusione di tutti, ha dovuto recedere.

Il prossimo banco di prova per il parroco è festa dei santi patroni, S. Sinforosa, San Getulio e i loro figli. Don Cosimo tenterà fino all'ultimo momento di organizzare, oltre alle consuete liturgie all'interno della chiesa, anche la tradizionale processione, sia pur in modo ridotto.

Il tutto dipenderà da come si evolverà la situazione nei prossimi giorni.

Fabiola Scorziello

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I commenti degli utenti
  • Antimo Vimento ha scritto il 18 luglio 2020 alle 13:52 :

    Aneddoto.C'era una volta un parroco che portava a mare i ragazzi del gruppo cattolico e si raccomandava affinché lo chiamassero con l'appellativo "Zio" e non Don... Chissà poi perché!?! Rispondi a Antimo Vimento

  • Antimo Vimento ha scritto il 18 luglio 2020 alle 12:25 :

    Al tempo della lotta per l'Ospedale era denominato "Don Abbondio", il parroco di Manzoniana memoria. E questo già la dice lunga sulla VOCAZIONE - LAVORO del soggetto in questione. Per non parlare del suo amore a dir poco "viscerale" per il "dio Quattrino". Insomma, un soggettone che è meglio perdere che guadagnare, per rispetto al Dio uno e trino e perrispetto all'umanità. Rispondi a Antimo Vimento