"Cunto" , raccontare...

Mico Argirò.

" L’ultimo progetto con Enzo Avitabile, Eugenio Bennato, La Maschera, Blindur ..."

Attualità
Cilento lunedì 21 settembre 2020
di Fabiola Scorziello
Mico Agirò.
Mico Agirò. © Unico

Mico Argirò è un cantautore e compositore di musiche per il teatro. La sua musica inizia autoprodotta nel 2009, in seguito escono varie opere e composizioni accanto ad artisti emergenti della musica popolare nel Cilento e altrove.La sua ultima uscita musicale “Hijab” in collaborazione con Pietra Montecorvino ha già raggiunto in pochi giorni un successo straordinario per la storia che riesce a raccontare. Conosciamolo più nel dettaglio.

Mico raccontati ai nostri lettori.

Raccontarsi è difficile, si cade sempre nei tranelli della narrazione, dell’ego, di quello che gli altri vorrebbero sentire. Sono anni che provo a farlo con le canzoni, che per me sono la strada più semplice.

Io sono un cantautore, anche se mi piace di più definirmi un “raccontatore di storie”e preferisco questa parola a “narratore” per la derivazione da cunto (che poi assona con canto) e proprio per il verbo stesso raccontare che riporta tutto a una dimensione più intima, privata che è poi quello che faccio raccontando storie della mia vita o storie delle vite degli altri viste attraverso i miei occhi.

Quali sono le opere a livello professionale che più ti hanno dato soddisfazione?

Sicuramente è facile qui nominare tre canzoni: “Il polacco” perché nel 2016 con l’anteprima su FanPage ha realizzato 120mila visualizzazioni e mi ha svoltato un po’ tutto il lavoro, “Un altro Giugno73” perché mi ha permesso di partire per un tour in tutta Italia tra house concert, locali e piazze e, chiaramente, “Hijab” che ha segnato l’inizio di una serie di canzoni diverse dal mio passato, l’inizio di una serie di collaborazioni importanti e la mia prima firma di un contratto, con Artist First poi, che è tra le realtà più importanti d’Italia.

Questo dal punto di vista strettamente lavorativo, ma in realtà fare musica è una cosa che in generale mi dà una soddisfazione unica e ogni piccolo momento è per me appagante, dalla fase produttiva ai live, dalla promozione alle arrabbiature.

L’ultimo progetto con Enzo Avitabile, Eugenio Bennato, La Maschera, Blindur e tanti altri artisti da dove nasce e cosa racconterà e farà conoscere ai vostri spettatori?

Questo progetto è qualcosa di fantastico, un gioiello di multicultura e incontro: si tratta di un progetto dell’Istituto Italiano di Cultura a Dakar insieme ad associazioni italiane e senegalesi e a 0371 Music Press, l’obiettivo è quello di far incontrare le due scene musicali attraverso delle chiacchiere positive che ci influenzino, che ci permettano di creare un ponte.

Essere tra questi artisti di grande levatura, grandi professionisti del settore, mi onora e soprattutto mi stimola sui temi, sui contenuti: rifletteremo sulle fasi creative, sulle differenze culturali, su concetti filosofico-artistici, sul marketing, sul lavoro, sui live.

Io li avrò visti live un miliardo di volte ad Avitabile e Bennato e ho sempre rubato dal loro modo di intendere la musica, oggi ho questa opportunità e quasi non ci credo!

Ogni canzone racconta una storia?

Secondo me sì: ogni canzone fatta bene racconta una storia, anche solo un momento, un’emozione, ma racconta. L’uomo fin dalla notte dei tempi necessita di raccontarsi storie, perché nelle storie c’è il suo sistema di valori, ci sono le sue paure, i suoi sogni, i suoi desideri…

Pensiamo all’Iliade e all’Odissea, sono un racconto di un sistema culturale e sociale, di un insieme di valori; stessa cosa lo è La Bibbia, la Commedia e alla stessa maniera lo sono i libri, le canzoni, le opere contemporanee.

L’artista, quando è Artista, racconta il presente e lo fa con occhio attento e critico; il problema è che siamo abituati ai non artisti, siamo abituati alla merda, alla vacuità, che è essa stessa racconto di una parte troppo grande del nostro tempo.

Da dove nasce la tua passione per la musica e il teatro?

Negli anni ho avuto la fortuna di ricevere la fiducia di autori teatrali che mi hanno affidato la composizione delle musiche per i loro spettacoli, molte delle quali dal vivo. Il teatro è un mondo fantastico, magico e onirico, nel quale la musica ha una funzione fondamentale: crea l’ambientazione, sottolinea i momenti, non è mai protagonista, ma sempre serva.

Tutto questo mi affascina tanto, perché è molto diverso dalle canzoni, e non vedo l’ora di tornare a lavorare per qualche spettacolo teatrale.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi da raggiungere?

Io in realtà ho un solo obiettivo, che avevo da ragazzino quando ho iniziato a scrivere canzoni e che ho ancora oggi: esprimermi liberamente nell’arte e poterlo fare connettendo le mie opere alle persone. Un sogno semplice che già sto realizzando ogni giorno.

Per me la musica è una scelta di vita, è un cammino da percorrere e il mio obiettivo per questo cammino è avere scarpe buone e poter camminare negli anni a venire.

Lascia il tuo commento
commenti