La Banca Centrale europea e la decisione di lanciare l’euro digitale.

Davvero (quasi) Tutti pazzi per le Criptovalute?

Vito Coviello, Socio AIDR e Responsabile Osservatorio Tecnologie Digitali nel settore dei Trasporti e della Logistica.

Comunicati stampa
Cilento mercoledì 08 settembre 2021
di Fabiola Scorziello
Unico Settimanale
Unico Settimanale © Aidr

Cosa sappiamo delle valute digitali o criptovalute?

È la domanda che mi sono posto leggendo l’intervista del 15 luglio  u.s. a Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea:  “…la BCE  avvierà da ottobre 2021  una fase di indagine per   realizzare  l’euro digitale,  con l’impegno di portare a termine  questa indagine  nei prossimi due anni …”.

Sappiamo ancora poco di valute digitali, anche se sono tantissimi gli  articoli pubblicati  sul tema:   sappiamo che esistono, un po' meno  quante sono,  in tanti ignorano  come si generino queste valute e come  si effettuino  i pagamenti ma, anche,  qual è il loro  attuale livello  di espansione  nei mercati finanziari.

Le criptovalute o valute digitali sono generate con  un sistema di codici.

Non mi soffermo nei dettagli del complicato algoritmo di generazione  delle unità di moneta,  mi limito a dire  che le criptovalute  si  basano su di un sistema di generazione di unità di valuta virtuali    prodotte e controllate  servendosi di database DLT (Distribuite Ledger  o registro distribuito, che  in genere è  una  blockchain)   e che  essi funzionano  come un registro pubblico e decentralizzato.

Un’altra caratteristica comune delle criptovalute è che sono state  pensate per ridurne lentamente la produzione al  fine di  avere in  circolazione un numero limitato di  unità di valuta. La limitazione  del numero di unità di valuta in circolazione fa sì che  le possiamo  accomunare  alle materie prime più preziose (oro, diamanti,) e come   per queste ultime  è possibile acquistarle, vederne accrescere o  diminuire il valore,  utilizzarle come strumento di pagamento  alternativo per le transazioni on line.

Chi produce le criptomonete?

Le estraggono i “miners” o minatori grazie a potentissimi  computer   (server) e a complessi algoritmi di calcolo che dovranno risolvere,   come meglio evidenziato di seguito.

Si discute molto sull’enorme dispendio energetico  consumato dai  questi  potenti elaboratori che i minatori utilizzano: occorre una  elevata capacità di calcolo per  avere  la probabilità di riuscire ad  estrarre  nuove monete  virtuali  da poter immettere nel mercato,  risolvendo complicatissimi algoritmi.

Come avviene il processo di estrazione delle criptomonete?

Il processo di estrazione di  criptovalute come Bitcoin  è detto  “criptomining”:  i minatori dovranno eseguire  enormi calcoli  matematici  per sperare di estrarre e produrre i Bitcoin:  la  difficoltà di estrazione  aumenta sempre di più nel tempo.

I “minatori”  potranno  estrarre i  Bitcoin   quando avranno risolto   i complessi calcoli  ma potranno essere “pagati”, ovvero potranno  veder riconosciuto il loro lavoro,  solo quando avranno raggiunto   l’obiettivo di  risoluzione di un “blocco”  di Bitcoin.

In tanti si sono organizzati  in  gruppi tramite il crowfunding  (raccolta fondi effettuata per lo più via internet):  i soci  partecipano ai  progetti di estrazione con l’obiettivo primario di  cedere poi l’attività a grossi player.

L’estrazione avviene, come anticipato sopra,  grazie ai  super  computer  programmati per entrare nella rete della criptovaluta da  estrarre (i più lavorano per estrarre Bitcoin e la rete è una  blockchain):  lavorano 24 ore al giorno con l’unico obiettivo di  risolvere complicatissimi  problemi computazionali.

I  minatori lavorano in competizione con altri gruppi di minatori  altrettanto organizzati: ogni volta che riescono a risolvere un  problema,  che di fatto consiste nel generare una precisa  sequenza   di lettere e numeri  riconosciuta come corretta dall’algoritmo ideato  da Satoshi Nakamoto, fanno nascere un nuovo Bitcoin. I minatori  potranno quindi  essere pagati  ogni volta che riescono ad agganciare  un “blocco” di Bitcoin che ad oggi è pari a 6.5.

La composizione del blocco è destinata a dimezzarsi progressivamente  perché ad esempio nel caso specifico della criptovaluta Bitcoin   l'algoritmo prevede che al termine del processo di estrazione, che  secondo i calcoli e le proiezioni attuali si prevede che avverrà verso  il 2130,    i Bitcoin estraibili dalla rete non dovranno superare  quota 21 milioni (si calcola che ad oggi  siano  stati estratti  circa  18 milioni di Bitcoin).
Ogni quattro anni la formula di Nakamoto prevede che il blocco, e di  conseguenza il premio, si dimezzi: alla nascita della valuta nel 2009  i minatori potevano estrarre blocchi di 50 monete virtuali, oggi il  blocco si è ridotto a 6,5  e tenderà progressivamente a ridursi nel  rispetto della regola imposta.
Quali sono i vantaggi per i minatori allora?

I  miners sono incaricati di garantire la sicurezza della rete  e di  validare tutte le transazioni  effettuate,  il blocco  estratto è il  loro premio / guadagno.  Non è un’attività facile,  oggi i miners si  stanno organizzando in gruppi per avere sempre più potenza di calcolo  ma, anche, si stanno mettendo  a  loro disposizione computer con  minore consumo energetico per risolvere in parte anche  il problema  dell’enorme dispendio energetico dei processi di elaborazione attivi   H24.

Quali sono  i benefici dell’utilizzo delle criptovalute?

I benefici sono molteplici.
Si  può trasferire una criptovaluta on line ad un’altra persona    senza la necessità di un intermediario e senza costi aggiuntivi,  mentre per le monete tradizionali occorre la presenza di una banca o  di altro istituto di pagamento  che si trattengono una fee per ogni  operazione.
Le criptomonete  possono essere acquistate anche come forma di  investimento:  come per altri beni preziosi il  valore può crescere  ma, attenzione,  potrebbe anche diminuire.
Le criptomonete sono valide in tutto il mondo  da chi le accetta come  metodo di pagamento, non sono legate ad un territorio specifico.
Le criptomonete sono uguali in tutto il mondo, per cui se per esempio  pago in Bitcoin, in tutto il pianeta  viene riconosciuto ed accettato  allo stesso modo perché le criptomonete sono per loro stessa natura  una moneta internazionale  e  non sono vincolate ad uno specifico  territorio geografico o politico.
Le criptomonete hanno un elevato standard riguardo alla privacy: è  necessario condividere un minore numero di dati personali  rispetto  alle transazioni effettuate con le monete tradizionali. I dati   presenti nei  registri pubblici  non sono direttamente legati  all’identità di chi effettua le operazioni e ciò assicura una maggiore  riservatezza  nei pagamenti.

Come avviene un pagamento in criptovalute?

Le transazioni avvengono per il tramite di tecnologie peer-to-peer  dove  i nodi  (dispositivi hardware del sistema in grado di comunicare  con gli altri dispositivi che fanno parte della rete) sono   equivalenti o 'paritari' (peer), potendo fungere al contempo da client  e server verso gli altri nodi terminali (host) della rete. Su tali  computer vengono eseguiti dei programmi che svolgono la funzione di  portamonete.

Si utilizza uno schema proof-of-work a salvaguardia della  contraffazione digitale e le transazioni e il rilascio delle medesime  avvengono in rete collettivamente, senza una gestione centralizzata.
Con il termine Proof-of-Work (PoW) si fa riferimento all’algoritmo di  consenso che è  alla base della rete Blockchain (o altra rete con  analoghe caratteristiche). l’algoritmo viene utilizzato per confermare  le transazioni e produrre i nuovi blocchi della catena.

Il controllo decentralizzato di ciascuna criptovaluta avviene  attraverso una tecnologia di contabilità  generalizzata che si basa  sulla tecnologia di registri di informazioni digitalizzati e  decentralizzati,  nota  come Distribute  Ledger o DLT:  in genere  è  una Blockchain che   funge da database delle transazioni finanziarie  pubbliche.
Dalle Criptovalute alle Stablecoin

Tra le critptovalute la prima  a nascere è stata  Bitcoin  creata nel  2009   dal celebre “Satoshi Nakamoto”, pseudonimo dietro al quale  si  nasconde un gruppo di informatici.  Per La criptovaluta Bitcoin  non  si prevede che si possano superare il numero di 21 milioni di unità,  limite imposto per assicurare una stabilità al valore della moneta.

Altra criptovaluta  è   l’Ethereum,   la cui produzione  non prevede   che  possa superare  i 18 milioni di unità. In realtà  sono molte  altre ancora le criptovalute in circolazione, sono centinaia oggi le  criptovalute emesse: c’è  addirittura chi ne  conta   più di 3.000 ma   considerando anche le cosiddette stablecoin,   termine con il quale si  fa riferimento a quelle criptovalute il cui  valore è ancorato a  quello di una moneta  che ha un corso legale (p.e.  dollaro o euro).

Le cripto valute non hanno   un corso legale  in quasi tutto il  pianeta e, quindi, l’accettazione del pagamento è su base volontaria.

Bitcoin è stata  la prima criptovaluta al mondo, la seconda  è  Ethereum. Si stima che entrambe capitalizzino circa il 60%  del  mercato delle criptovalute e che le criptovalute capitalizzino quasi  un trilione di euro.

I numeri sopra citati e la crescita delle  criptovalute hanno attirato  ben presto le  attenzioni di  un numero sempre più screscente di    Paesi e anche  di  molte aziende.

Alcuni Paesi  hanno avviato  una sperimentazione sotto il loro diretto  controllo dell’utilizzo di una propria moneta virtuale nell’ambito dei  propri confini.

Cito  tra questi l’Uruguay con l’e-peso ma  in Uruguay è stata anche  presentata  da pochi giorni una proposta di legge per riconoscere e  accettare le altre  criptomonete,  i Bitcoin in primis.

In  Venezuela Nicolas  Maduro ha annunciato che il 2021 sarà l’anno  della criptovaluta nazionale   Petro.

Anche molti altri  Paesi stanno utilizzando o si avviano ad utilizzare  le criptovalute, considerata l’assenza dei  costi di transazione: le  Bahamas hanno seguito lo stesso percorso con  il Sand Dollar, mentre  Nayib Bukele, presidente di El Salvador, ha  nazionalizzato il  bitcoin: Nayib Bukele  lo ha reso facoltativo nel suo Paese e ne ha  consigliato l’uso.


Business: Chi sta utilizzando ora le criptovalute  e quale è il  livello di diffusione di utilizzo?

Sono aumentati di molto  negli ultimi anni gli imprenditori e, più in  generale, i vari settori di Business  che stanno utilizzando le  criptovalute: tra i nuovi milionari,  Forbes ne cita alcuni quali    Cameron Winklevoss e suo fratello Tyler che hanno investito ingenti  risarcimenti derivanti da una causa vinta in Bitcoin.  C’è poi il  gigante dei pagamenti Square ( 161 milioni di dollari investiti in  Bitcoin, e tanti altri.

Paypal, invece, ha consentito  ai suoi oltre 300 milioni di utenti  di  acquistare Bitcoin e di spenderli  nei 26 milioni di esercizi  commerciali che supporta.

L’elenco è abbastanza lungo ed è destinato a crescere.

Perché allora  c’è stato tanto scetticismo iniziale tra le Banche  nei  riguardi delle criptovalute e, adesso, molte Banche Centrali  stanno  pensando di lanciare una loro moneta virtuale  o  CDBC  (Central Bank  Digital Currency)?

Le banche commerciali come sappiamo,  regolano le transazioni tra  privati e imprese e trasferiscono i saldi tra i diversi  conti e le   altre banche. Se le transazioni poi non sono nell’ambito della stessa  banca, esse sono condotte  per il tramite  di una terza parte dove le  banche interessate o i delegati  hanno i fondi su un medesimo registro  (Banca Centrale  o altra banca commerciale).

È questo un sistema che funziona da tantissimi anni e si può ben  comprendere il  motivo di tanto scetticismo nei riguardi delle  innovazioni tecnologiche che potrebbero cambiare il paradigma: le  criptovalute potenzialmente potrebbero svilupparsi sempre più  bypassando le influenze sia governative sia  le supervisioni Bancarie.

La maggior parte delle banche  vede le criptovalute come un rischio  per il cliente ma, soprattutto, come una potenziale minaccia per il  loro modello di business.  Si stima che una consistente parte dei   ricavi bancari derivi dai pagamenti e da altre commissioni (38-40%) al  lordo delle commissioni delle società di servizi finanziari.

La potenziale espansione delle criptovalute nel sistema dei pagamenti  ha costretto, pertanto, molte delle principali banche centrali ad  avviare l’esame di fattibilità  per l’introduzione di una valuta  digitale complementare o come possibile sostituto del denaro fisico.

 La CDBC è infatti una valuta digitale ma emessa da una Banca  Nazionale ed ha un corso legale: come per le valuta corrente,  la  Banca Centrale ne controlla l’emissione al fine di regolare le  fluttuazioni e garantire la stabilità economica. La CDBC è, quindi,   la risposta che le Banche Centrali, e tra questa anche la BCE,  stanno  esplorando per contrastare la crescita delle criptovalute.

Nella verifica di fattibilità le Banche Centrali  ipotizzano di avere  due differenti forme di  CDBC:

- una Cbdc al dettaglio  che diverrebbe la versione della moneta  digitale per il pubblico e sostituirebbe le banconote;
- l’altra  all’ingrosso   la cui accessibilità sarebbe limitata alle  banche Centrale e che andrebbe a sostituire le transazioni   interbancarie.

Per le  CBDC all’ingrosso si  sta valutando di regolare  le  transazioni interbancarie con un token digitale. Alla base ci sarebbe   un libro mastro distribuito, un consenso  sui cambiamenti di proprietà   delle risorse da parte dei nodi creando di fatto un sistema  decentralizzato.
Le autorità stanno anche valutando se i cittadini  quando  utilizzeranno le monete  digitali  CDBC,  dovranno utilizzare  degli  ID digitali  oppure un  token.  La scelta del token sarebbe più in  linea con  le logiche delle critptovalute  tradizionali  perché porta  a mantenere le  transazioni più anonime.
È molto probabile, però,   che la scelta cadrà sul sistema di  identificazione digitale:   questa soluzione  consentirebbe di  attivare dei controlli quali, ad esempio,  impedire di  utilizzare   valute digitali diverse dal Paese di appartenenza.

La Banca Centrale europea e la decisione di lanciare l’euro digitale

la Banca centrale europea ha  avviato formalmente lo studio di  fattibilità sull’euro digitale. A partire da ottobre 2021 ed entro i   successivi 24 mesi, lo studio dovrà portare ad individuare  infrastrutture, piattaforma, cybersecurity, normativa,  modello di  business  e ogni altra valutazione necessaria per utilizzare l’euro  digitale.

La BCE pur essendo partita con un po’ di ritardo rispetto alle altre  Banche Centrali,  ha dato avvio   ad una nuova e importante fase verso  la  crescente digitalizzazione delle nostre economie.

 All’inizio avremo un euro digitale complementare all’Euro  tradizionale con una previsione, tutta da verificare nel concreto al  termine dello studio di fattibilità, di sostituzione dell’euro  tradizionale nei successivi cinque anni.

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