Mi colpirono due notevoli episodi concernenti Sue coraggiose scelte dalle quali si poteva agevolmente evincere la tempra d’Uomo.

LUIGI COSENZA, UNA TRIVALENTE CREATIVITÀ. IL “GIALLO” DELLA SEPOLTURA DI LEOPARDI

Cosenza evidenziava il legame indissolubile della creazione architettonica con la soluzione dei problemi urbanistici.

Cultura
Cilento giovedì 06 maggio 2021
di Giuffrida Farina
LUIGI COSENZA, UNATRIVALENTE CREATIVITÀ. IL “GIALLO” DELLA SEPOLTURA DI LEOPARDI
LUIGI COSENZA, UNATRIVALENTE CREATIVITÀ. IL “GIALLO” DELLA SEPOLTURA DI LEOPARDI © Giuffrida Farina

Nel precedente articolo abbiamo accennato al sodalizio artistico instauratosi tra Bernard Rudofsky e Luigi Cosenza;oggi inquadreremo maggiormente le straordinarie creazioni dell’architetto, ingegnere ed urbanista Luigi Cosenza,premettendo alcune note concernenti il poeta Leopardi. Francesco De Sanctis esplicita in maniera perentoria il non eccessivo interesse di Leopardi nei confronti della pittura, scultura ed architettura, scrivendo che aveva il gusto poco educato alle 3 summenzionate arti; d’altronde il Recanatese lo evidenzia senza mezzi termini, nello Zibaldone: ”Le arti che non possono esprimere passione, come l’architettura, sono tenute infime tra le belle, e le meno dilettevoli….”. Nel suo libro di vaste ponderazioni, “omette nell' appendice delle Polizzine a parte le voci più significative, quali "pittura", "scultura" ed "architettura"; nonostante le stesse compaiano più volte nel testo” (Paolo Belardi); e non nasconde la sua avversione nei riguardi della poesia integrata da altre arti, insomma niente linguaggio figurato o linguaggio musicato coesistenti, arte figurativa ed arte musicale da tenere nettamente separate dal linguaggio poetico, ritenendo ”falso ed assurdo quel genere di poesia poco fa tanto in pregio e in uso appresso gli stranieri massimamente, che chiamavano descrittiva”…D’altra parte alcuno di noi è detentore della Verità assoluta.

Personalmente discordo dalla idea Leopardiana intorno alla Architettura, è realta incontestabile l’esistenza di innumerevoli Opere architettoniche esprimenti “fibrillazioni” -anche violente- tradotte in quella comunemente definita essenza dell’Arte ovvero l’“Emozione”. Ne ha donate parecchie l’architetto, ingegnere ed urbanista napoletano Luigi Cosenza (1905-1984), si laureò nel 1928 in Ingegneria/Ponti e Strade, all’Università degli Studi di Napoli; l’elaborato di laurea aveva carattere creativo/progettuale, concerneva un nuovo mercato ittico cittadino;relativamente alla cui organizzazione, sotto il profilo urbanistico ed architettonico, vennero concretizzate -dopo che ebbe assolto gli obblighi del servizio militare di leva - le sue teorie, valutate più economiche e di maggior pregio tecnico rispetto alla linea progettuale esibita dal Genio civile. Vincolo perenne,inscindibile, quello connettente l’idea architettonica e le problematiche urbanistiche; nel corso di un convegno (“La cultura nella società italiana",1960) Cosenza evidenziava il legame indissolubile della creazione architettonica con la soluzione dei problemi urbanistici. "La condizione fondamentale perché le nostre città non continuino a svilupparsi disordinatamente, consumando il nostro corpo e contrastando il nostro spirito, offendendo con la loro decadenza la nostra dignità di uomini moderni,consiste nel riconoscere il legame indissolubile della creazione architettonica con la soluzione dei problemi urbanistici”.Di seguito esplicitiamo una breve panoramica inerente alle Opere. Villa Oro (nella sezione strutturale,mentre quella estetica-spaziale venne realizzata da Bernard Rudofsky); Villa Ferri; Villa Savarese; Palazzo del Circolo della Stampa; Mercato Ittico di Napoli; Rione D’Azeglio; Rione Cesare Battisti; Stabilimento Olivetti (Pozzuoli); Case Popolari di via Consalvo; Ampliamento della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma; Case popolari di viale Augusto e Palazzo della Facoltà di Ingegneria di Napoli (che delle Case popolari era posizionato in estremità d’esse). Il progetto del Complesso di Torre Ranieri (complesso di edifici residenziali di edilizia economica edificato tra il 1947 e 1951,Posillipo,Napoli) concerneva un rione sperimentale e prevedeva l‘utilizzazione di rivoluzionarie, innovatrici tecniche di prefabbricazione; la sperimentazione, di carattere strutturale, muoveva lungo due direzioni: un percorso di sperimentazione sulle murature portanti ed un altro di sperimentazione su elementi portanti prefabbricati in officina o in opera. Relativamente alla struttura della Facoltà di Ingegneria, esteso complesso edilizio nel quartiere di Fuorigrotta presso piazzale Tecchio, era sede delle mie frequentazioni universitarie per seguire i Corsi del triennio e sostenere gli esami; il 24 ottobre del 1977 ascoltai la prima lezione universitaria, Scienza delle Costruzioni. Mi incuriosiva conoscere Chi avesse progettato il Palazzo, confesso che prima d’allora non conoscevo la Genialità partenopea; scoprii l’opera poderosa e ponderosa di Cosenza nella - lascio immaginare quanto fosse iper fornitissima - Biblioteca universitaria. Mi colpirono due notevoli episodi concernenti Sue coraggiose scelte dalle quali si poteva agevolmente evincere la tempra d’Uomo: appresi un duplice rassegnare le dimissioni, nel 1958 e nel 1964, da due incarichi ricevuti,concernenti: la docenza universitaria, nel corso della quale entrò in polemica con il mondo accademico; poi, con l’Amministrazione statale e con Enti locali, essendo ampia la divergenza delle Sue idee di progettista del Piano Regionale Campano e del Piano Regolatore di Napoli. Credo che queste rinunce forniscano un quadro più che sufficiente del valore umano;ricordo associai la Sua figura a quella altrettanto eroica di Socrate,realizzai un disegno -qui integrante lo scritto- nel quale il filosofo greco “sorreggeva” la Facoltà di Ingegneria: ”Ostetrico di anime”, primo intellettuale ammazzato dal potere per le idee manifestate, rivoluzionario, graffiato mortalmente da velenosi artigli ma il pensiero filosofico occidentale è e sempre sarà sostenuto dalla testa Socratica…Monumento eretto per sfidare (e,foscolianamente,vincere) le ingiurie del tempo: la tomba di Giacomo Leopardi, ubicata assieme alla Tomba di Virgilio,presso il Parco Virgiliano a Mergellina di Napoli la cui stazione metropolitana precede quella di Napoli-Fuorigrotta. Meta irrinunciabile per gli amanti del grande poeta. Che abitò insieme allo scrittore e patriota Antonio Ranieri, al vico Pero in zona Stella, Santa Teresa degli Scalzi, posizionato leggermente al disopra delle due chiese, della Madre di Dio e di Sant’Agostino. In città imperversava l’epidemia di colera; l’attuale frangente storico epidemico, sembrerebbe confermare le Sue teorie ruotanti intorno al concetto di pessimismo cosmico. Completiamo l’odierno tema poetico-architettonico palesando dubbi e perplessità espresse intorno alla effettiva sepoltura del poeta: sembra che in realtà morì di idropericardia (problemi respiratori) e non di colera,come si riscontra da un certificato medico;è stato scritto che sia stata una trama “architettata” da Ranieri, la salma in realtà è stata deposta in un cimitero per appestati. Sensazioni di “brividi”, turbamenti e pathos si provano in ogni caso - vissi questa esperienza durante il summenzionato periodo universitario,solitario,non trovando alcun collega di studi interessato- davanti al monumento funebre del Parco Vergiliano; il meraviglioso “Tramonto della luna”, ultimo atto di una esistenza sfortunata, composto poche ore prima di morire: ”Ma la vita mortal/poi che la bella/giovinezza sparì, non si colora/ d’altra luce giammai,né d’altra aurora. Vedova è insino al fine;ed alla notte/che l’altre etadi oscura,/segno poser gli Dei la sepoltura”.

Giuffrida Farina

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