“Le ferite si superano con la fede, che è una grande chance e una grazia''

Alessandro Preziosi al Giffoni Film Festival

Alessandro Preziosi al Giffoni50Plus si è confidato, confessando fragilità e forze.

Cultura
Cilento domenica 08 agosto 2021
di Lucrezia Romussi
Alessandro Preziosi
Alessandro Preziosi © Unico

Alessandro Preziosi, attore e neoregista italiano in occasione del Giffoni50Plus si è confidato

Ci parla del docu-film che segna il suo esordio alla regia ‘’La legge sul terremoto ’’?

“La legge del terremoto” prende come riferimento il sisma dell'Irpinia del 1980 e snoda un filo rosso che passa per il Belice, toccando Assisi, il Friuli, Aquila e Amatrice, in una narrazione arricchita dalle testimonianze di Erri De Luca, Vittorio Sgarbi, Pierluigi Bersani, Angelo Borrelli e molti altri, nonostante appartenga anche al genere documentaristico ritengo che sia un film ricco di emozioni, infatti, la proiezione anche qui a Giffoni ha scosso profondamente la sensibilità dei ragazzi, spingendoli a un confronto aperto, che mi ha portato addirittura alle lacrime.

Come si superano secondo lei i terremoti emotivi che la vita ci presenta?

“Le ferite si superano con la fede, che è una grande chance e una grazia. Nella nostra precarietà abbiamo bisogno di esperienze di vita vissuta da altri. E la più grande della storia dell'umanità ce la restituisce proprio Gesù. Per rimettersi in piedi dopo un trauma è fondamentale aprirsi alla grazia della vita, senza restare al centro del proprio dolore o della propria emozione nella posizione della vittima. La sofferenza è uno strumento di indagine e di conoscenza di noi stessi molto potente. E nel tempo ho imparato a capire che fermarsi alla sola emozione è una fregatura se ti tiene lontano dallo stare nelle cose. Nei momenti di crisi bisogna rimboccarsi le maniche e agire”.

Cosa rappresenta per lei il terremoto?

“Sono di natura un terremotato. Ci sono eventi che ti cambiano per sempre, come la nascita di un figlio o l'andare a vivere da soli. E sono dei sismi anche le umiliazioni, ma in quel caso sono scosse positive se si riesce a trasformarle in stimolo, quando sentiamo che qualcuno ci sta levando qualcosa è solo un rimando post datato all'affermazione di sé stessi”.

L’unione è indispensabile per superare una catastrofe naturale come il terremoto, ritiene che sia importante anche per affrontare le difficoltà in generale?

“L'impermanenza ci porta a spingere sull'acceleratore della vita. Ci fa capire che da soli non si va da nessuna parte e che quando si è in bilico, quando prevalgono le fragilità o gli eventi ti portano a far emergere le tue debolezze, c'è bisogno di tante mani”.

Quale sarà secondo lei il dopo pandemia?

“Vivo nella speranza e non posso credere che dopo quello che abbiamo vissuto non accadrà qualcosa di buono. La riprova è proprio quello che sta accadendo a Giffoni. Trascorrere del tempo in queste sale ti fa capire cosa hanno maturato i ragazzi, cosa si aspettano dalla politica e cosa sono disposti a dare. Bisognerebbe inventare una nuova politica associativa fatta dai ragazzi, sarebbe sicuramente migliore di quella rocambolesca che ci raccontano”.

Come sarà la ripresa nel suo settore?

“Prendiamo il teatro, la ripresa vera si avrà solo in futuro perché è un settore che necessita di programmazione. Sarà difficile riuscire a portare la gente a teatro e questa dovrà essere la sfida di ogni artista. Il Covid ha creato un cortocircuito, ma mi aspetto che con l'unione di tutte le forze, la piattaforma Italia potrà rinascere. In cantiere c'è una commedia romantica con Mediaset e l'idea di realizzare “una nuova opera prima continuando il lavoro di indagine attraverso le immagini”

Ad ottobre, invece, andrà in onda su Netflix una commedia che lo vedrà al fianco di Claudia Pandolfi, ci anticipa qualcosa?

“È il racconto di un bellissimo rapporto tra un fratello e una sorella che si ritrovano dopo tanto tempo. Una storia sul perdono”.

E ancora, Bla bla baby di Fausto Brizzi giusto?

 “Sì, questa è una commedia che parla di un bidello pronto a sbarcare il lunario attraverso un’app, che si ritroverà alle prese con il bla bla bla di un gruppo di bambini”.

Cosa rappresenta per lei Giffoni?

“Incontrando i ragazzi di Giffoni ho dovuto trattenere le lacrime. Non mi aspettavo che il mio docufilm avesse su di loro questo impatto, né che fossero così liberi nel raccontarsi. La loro voglia di esprimere emozioni è decisamente contagiosa”.

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