Il percorso del riconoscimento UNESCO per Paestum, Velia, Certosa di Padula e del Paesaggio del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni

Unesco, vent’anni di “rendita”

I protagonisti: Vincenzo La Valva, Alfonso Andria, Pasquale Marino, Antonio Pagano, Pietro Laureano, Carla Maurano, Pino Anzani e Domenico Nicoletti

Cultura
Cilento sabato 08 dicembre 2018
di La Redazione
Raffaele Tortora riceve la delegazione della Provincia, del Parco e dell’UNESCO
Raffaele Tortora riceve la delegazione della Provincia, del Parco e dell’UNESCO © Unico

Cari lettori di Unico, prendiamo spunto da un dépliant realizzato dall'Associazione Genius Loci Cilento e vi portiamo a conoscenza del suo prezioso contenuto.

Uno dei risultati conseguiti dal Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (istituito col DPR 5/6/1995 per eletto della Legge quadro sulle Aree protette n.394/1991), è l’iscrizione dell’intera Area con le emergenze archeologiche di Paestum e Velia e la Certosa di Padula, nella Lista UNESCO del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Precedentemente, nel giugno 1997, era giunta l’immissione del Parco Nazionale nel Programma Unesco-MAB (Man and Biosphere) come Riserva di Biosfera e nel novembre 1997 l’ulteriore certificazione Green Globe 21 per le forme sostenibili di turismo. Ma il riconoscimento più importante giunse, appunto, nel dicembre dell’anno successivo: per la prima volta un Parco mediterraneo veniva riconosciuto sito UNESCO, con la denominazione di Paesaggio Culturale. Il pool di istituzioni locali che dà vita all’iniziativa è costituito da: Provincia di Salerno (soggetto capofila), Presidente Alfonso Andria; Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, Pres. Prof. La Valva; Comune di Capaccio-Paestum, Sindaco Pasquale Marino; Ente Provinciale per il turismo, Commissario Antonio Pagano. Nel 1997 inizia così la predisposizione di un dossier di candidatura del territorio come “bene misto”, ovvero di interesse naturalistico e culturale, da parte dei progettisti incaricati: gli Architetti Pietro Laureano, Carla Maurano, Pino Anzani, Domenico Nicoletti.

“ Il Parco Nazionale del Cilento è il risultato dell’opera combinata della natura e dell’uomo. Rientra nella categoria di paesaggi evolutivi, risultato di istanze storiche, sociali, economiche, artistiche e spirituali, e assume il suo assetto attuale in combinazione ed in funzione del suo ambiente naturale. Oggi è un paesaggio vivente che continua a svolgere

un ruolo attivo nella società contemporanea, sebbene conserva le caratteristiche tradizionali che lo hanno costruito nella struttura del suo paesaggio, delle sue vie di comunicazione, delle modalità di coltivazione e del tessuto insediativo umano. (…) Il Cilento è il punto di intersezione tra il mare e le montagne, le culture occidentali ed orientali, nordiche e africane, ha prodotto genti e civiltà e conserva evidenti tracce di tutto ciò nelle sue caratteristiche distintive. Situato nel cuore del Mediterraneo è il parco per eccellenza perché il più tipico aspetto di quel mare è l’interrelazione e la diversità degli ambienti e l’incontro tra le genti. ”

Nella candidatura a sito UNESCO il Cilento veniva promosso rispetto a tre dei 10 criteri delle Linee guida operative di selezione dell’Unesco: conservare una testimonianza unica o almeno eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà che è ancora presente o è scomparsa; essere un notevole esempio di un tipo di ensemble di costruzioni, architetture e tecnologie o di paesaggio che illustra una tappa significativa nella storia umana; essere

un notevole esempio di un tradizionale insediamento umano, uso del suolo e del mare che è rappresentativo di una cultura (o culture) o interazione umana con l’ambiente, specialmente quando è divenuto vulnerabile sotto l’impatto di trasformazioni irreversibili.

Le cinque ispezioni che interessarono il territorio da parte degli esperti nominati dall’Unesco, in verità, non ritrovarono particolari valori naturalistici, tali da riconoscere l’interesse mondiale a differenza di quello culturale (86 comuni e 237.000 abitanti!), osservando viceversa l’antropizzazione diffusa del territorio. Fu il delegato dell’ICOMOS a riconoscere, alla fine, il valore “culturale” dei paesaggi cilentani, ovvero del segno dell’interazione millenaria tra uomo e natura: “Se esaminato secondo il solo criterio culturale, si dovrebbe parlare di paesaggio culturale. È un eccellente esempio di relict cultural landscape. (…) Il paesaggio conserva notevoli prove della sua struttura e uso nella preistoria e nel MedioEvo, quando le dorsali montuose funzionavano come vie di comunicazionee commercio”. Le testimonianze, inoltre, di Paestum e Velia rappresentano delle risorse chiaramente distintive del Cilento rispetto ad altri siti Unesco proposti o già inseriti e pure rientranti nella dizione di paesaggi culturali. La Costiera Amalfitana, per esempio, iscritta al WHL nel 1997 “è priva dell’interesse storico specifico ed unico del Cilento, con la sua continuità dalla preistoria attraverso il MedioEvo, ed in particolare gli importanti episodi della Magna Grecia e le rotte dell’antichità”. Proprio in virtù del valore culturale riconosciuto, il delegato dell’ICOMOS invitò a candidare unitamente al Cilento, Paestum e Velia, anche il centro storico di Teggiano e la Certosa di Padula, considerata quest’ultima: “a final stage in the development of the Cilento landscape”.

Alla fine nel dicembre del 1998 giunse l’inserimento del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, i siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità, secondo due criteri:

Criterion III: Durante il periodo preistorico, e ancora nel MedioEvo, la regione del Cilento servì come rotta chiave per le comunicazioni culturali, politiche e commerciali, in un modo eccezionale, utilizzando le creste delle catene montuose che corrono da est ad ovest e di conseguenza creando un paesaggio culturale di enorme significato e qualità.

Criterion IV: In due tappe chiave dello sviluppo delle società umane nella regione mediterranea, l’area del Cilento costituiva l’unica via di comunicazione percorribile tra i mari Adriatico e Tirreno, nella regione mediterranea centrale, e ciò è chiaramente illustrato dal paesaggio culturale residuo di oggi.

La dizione di “Paesaggio Culturale”, in cui i valori delle risorse naturalistiche sono inscindibili dalla storia delle identità e delle popolazioni, fu considerata dall’Unesco sin dal 1992, ma nel 1998 l’iscrizione del Cilento al WHL contribuì a chiarirne il significato: gli esperti stranieri giunti per visionare l’area non ritennero possibile il riconoscimento dell’interesse mondiale per il sistema naturale, particolarmente antropizzato rispetto ad altri siti: “Given the numerous archeological and historic resources of the site it is clear that the predominant values of Cilento are cultural. Its natural values are nationally important and serve to supplement its cultural milieu”. Con il riconoscimento di Paesaggio Culturale, si sancisce che l’identità del territorio non è esclusivamente rappresentata dalle sue risorse naturali ma dalla cultura che il Cilento ha espresso nel rapporto tra popolazioni ed ambiente, tale da costituire una “modernità” nell’epoca preistorica, antica e medioevale.

Le “modernità” differenti o successive, dalla Via Popilia dei Romani alla recente autostrada Sa-RC hanno sovente tradotto le singolarità orografiche del Cilento in marginalità e dunque una crisi di quel rapporto uomo-natura, produttore di paesaggi culturali di interesse mondiale. Lo spopolamento delle colline, l’abbandono delle terre, il brigantaggio, l’assenza di economie auto-propulsive ne sono state nel tempo una conseguenza. Il Parco Nazionale, quindi, nato per “proteggere la natura”, si ritrova a progettare lo sviluppo dei paesaggi culturali locali, riprendendo una riflessione importante quale quella sul rapporto tra ecologia ed economia, e a partire dalle innovazioni introdotte di recente in tema di paesaggio con la Convenzione Europea del Paesaggio e con il Dlgs. 42/2004. La presenza dell’uomo sulle colline diviene dunque un obiettivo di qualità paesaggistica ed uno strumento per la protezione della natura, in poche parole il segno dell’identità cilentana.

L’iscrizione del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco come Paesaggio Culturale ha rappresentato la conferma dell’incidenza dell’antropizzazione in questo territorio e delle caratteristiche assunte dal rapporto uomo-natura nel corso della storia. È possibile, dunque, parlare di un caso

“Cilento e Vallo di Diano” rispetto agli altri Parchi Nazionali italiani, dove spesso è risultato chiaramente preponderante l’aspetto naturalistico, nel valore riconosciuto al territorio.

Quanto qui scritto dall’Arch. Francesco Ruocco, estratto dalla Ricerca del 2007 ”Modalità di definizione ed attuazione di un piano strategico di sviluppo globale di un’area protetta: il caso del distretto turistico-culturale del Cilento ” deve essere attualizzato con il successivo riconoscimento avvenuto nel 2010 da parte dell’UNESCO quale Geoparco Mondiale nonché quello della Dieta Mediterranea quale Parimonio Immateriale di cui il Cilento ne rappresenta luogo emblematico.

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