Prendendo in esame la piramide di Carrol, il profitto aziendale resta, ed è ovvio che sia così, alla base di ogni azienda, senza profitti non ci potrà essere occupazione.

Aziende e Corporate Social Responsibility

Il Sud nel suo background conserva un po’ di tutto, dalla maestria del saper fare, all’abbandono totale di strategie, cultura e innovazione, a volte restio sul suo progresso altre invece protagonista nel cammino della rinascita.

Economia
Cilento giovedì 25 febbraio 2021
di Glicerio Taurisano
Convergenze SpA
Convergenze SpA © Unico

Il Sud, terra di sconfinata spaziosità storica e culturale, lì dove l’agricoltura – seppure poco tutelata –  spesso si confonde con altri tipi di imprenditoria, dalle aziende di servizi a quelle produttive di vario genere. Una terra che ospita difficili opportunità di crescita, per le comunità e per la società economica. Tuttavia molte organizzazioni imprenditoriali, superando ardui ostacoli, hanno raggiunti traguardi eccellenti nel panorama produttivo, certamente, ma anche e soprattutto in quello gestionale, amministrativo e non da meno guardando alle risorse umane con molta più fiducia e impegno. Fortuna che tipologie aziendali così ne esistono e costituiscono orgoglio nazionale, oltre che territoriale. 

Se guardiamo nella provincia di Salerno, al di là di constatare che ci sono aziende con fatturati di tutto rispetto, noteremo anche, inserendoci con una sorta di interviste a CEO, Titolari e Lavoratori, che attraverso politiche ben strutturate, coordinate e soprattutto qualitative, registrano un notevole gap di soddisfazione. Questo è determinato senza alcun dubbio dalla cultura imprenditoriale, quella seria, produttiva in tutti i sensi, da una mentalità aperta verso orizzonti collaborativi, di crescita, di organizzazione reale e così via. 

Tale prerogativa diviene utile e fondamentale per insinuarsi nel grande contesto della facile e meritata ascesa aziendale, poiché tutti lavorano in un ambiente sereno, organizzato, produttivo e non per ultimo seguendo indicazioni da persone con competenze gestionali. 

Restando ancora in provincia di Salerno, precisamente nel comune di Capaccio Paestum, un’azienda modello, che andrebbe per molti versi presa come riferimento nonché come spunto di attività formative, la quale senza alcun dubbio ha edificato la straordinaria proporzionalità tra la sua corporate mission e le conoscenze e le abilità aziendali è Convergenze S.P.A., azienda che opera in tutta Italia nel settore della tecnologia integrata, delle Telecomunicazioni, dell’E-Mobility, dell’Energia e del Gas, gestore anche di un network Electric Vehicle Only (EVO). L’azienda, alla cui presidenza siede l’Ing. Rosario Pingaro, che ne è anche Amministratore Delegato, è riuscita con impegno e sapere imprenditoriale a diventare Società Benefit, eleggendo la sua residenza nella responsabilità sociale d’impresa e conquistando anche il collocamento nella Borsa Italia SpA con i Warrant Convergenze S.P.A. Una realtà che grazie al suo impegno, alle varie azioni gestionali di elevata caratura imprenditoriale, di visioni  futuristiche e di straordinarie strategie di mercato, si distingue sempre più come una società innovativa e sostenibile.

Ma se alcune aziende si distinguono per la loro gestione amministrativa, per capacità imprenditoriali e futuristiche visioni di sviluppo, dall’altra invece vi è chi conserva ancora lo statutario, antropologico e per niente produttivo pensiero di una gestione clanica, autoritaria, ottusa e controproducente, sia per la società che per i lavoratori, sia per l’economia che per l’azienda stessa. C’è una economia senza volto che uccide il lavoro, l’impresa, il sociale, parafrasando Papa Francesco, aggiungendo anche che l’imprenditore non deve essere uno speculatore, ogni azienda ha bisogno di virtù. In effetti  queste condizioni contribuiscono di molto a disegnare quel volto economico, che ben si cela sotto mentite spoglie, che interferisce con l’onestà imprenditoriale, con la vera imprenditoria e spesso anche con la legalità. Ci sono imprenditori e/o amministratori di società che confondono i compiti aziendali: se sei imprenditore devi fare l’imprenditore, ovvero coprire il ruolo di gestore dell’intera tua attività economica organizzata, per produrre o scambiare con il mercato beni e servizi e il tuo compito principale è quello di organizzare gli strumenti atti a svolgere l’attività. Se sei amministratore devi fare l’amministratore, e quindi svolgere il compito dirigenziale e organizzativo avendo l’onestà intellettuale di renderti responsabile delle proprie scelte, verso la società, l’organizzazione e verso i dipendenti. Se invece vuoi fare entrambe le cose e attraverso queste fare anche gestione aziendale, devi possedere almeno la conoscenza basilare dei fenomeni elementari che dirigono l’azienda verso orizzonti produttivi. La gestione d’azienda è un processo, caratterizzato dal sapere, dalla ricerca, dallo sviluppo, dalla formazione e così via; e non può limitarsi o fermarsi su paradigmi  trascendentali di epoche ormai superate.

    Il Sud nel suo background conserva un po’ di tutto, dalla maestria del saper fare, all’abbandono totale di strategie, cultura e innovazione, a volte restio sul suo progresso certe altre invece protagonista nel cammino della rinascita. Spesso concetti e dottrine come Controllo di Gestione, Human Customer Satisfaction, Project Management, Business Plan, Organizzazione, vengono sostituite con pericolose azioni e gestioni proprie di chi, e non lo ammetterà mai, si autodistrugge nella professione, con la convinzione che il suo fare è quello migliore. Le aziende invece esistono, producono, si evolvono grazie ai lavori di squadra, alle conoscenze e alla predisposizione imprenditoriale nell’avere visioni costruttive per il futuro, edificando già oggi ciò che potrebbe essere utile domani.

Purtroppo sempre più spesso si fugge via da queste aziende e chi lo fa non scappa via da un lavoro che in tutta probabilità non sente come suo, oppure da una realtà aziendale non più consona alle proprie aspettative, ma si fugge via da imprenditori incapaci, che con le loro azioni e mala gestione inficiano anche la bontà, la serietà e la professionalità di tanti altri imprenditori e aziende che meritano rispetto.

Molte aziende ancora non hanno assimilato, come ha fatto appunto Convergenze S.p.A. e altre realtà aziendali, l’importanza della Corporate Social Responsibility, nota con l’acronimo CSR e che in italiano significa “responsabilità sociale dell’impresa”. Un paradigma del business che seppur esiste da molti anni (risale addirittura al 1953, si affermerà poi nel 1991)  pare che in alcune aziende del Sud risulta essere ancora una lingua non parlata. Si pensi che molte imprese e CEO danno alla CSR un ruolo fondamentale e insostituibile nella gestione aziendale e parafrasando Alan Jope (CEO Unilever) le aziende raggiungeranno un profitto eccellente solo se saranno in grado di prendersi cura dei dipendenti, servire bene i clienti, contribuire al benessere della società e via discorrendo, magari richiamandoci anche alla piramide di Archie B. Carrol che vuole, in tal caso, una classificazione delle relazioni interconnesse tra impresa e società e sono, partendo dalla base: la responsabilità economica, la responsabilità legale, le responsabilità etiche e le responsabilità discrezionali e filantropiche. Una tale prospettiva gestionale non deve trarre in inganno e magari allontanarsi dal concetto che qui stiamo dando, anzi, contrariamente ne assume peculiarità programmatica, in quanto la CSR costituisce il pilastro portante anche e soprattutto nel reinventarsi produttori di eccellenze nel panorama imprenditoriale. Prendendo ancora in esame la piramide di Carrol, il profitto aziendale resta, ed è ovvio che sia così, alla base di ogni azienda, senza profitti non ci potrà essere occupazione; segue il rispettare norme e leggi, ogni azienda dovrebbe veicolare la sua gestione amministrativa e comportamentale nonché verso la gestione del personale, rispettando appunto le leggi e le normative dettate dai CNL; troviamo poi l’etica, l’operosità morale che ogni imprenditore o azienda dovrebbe avere nei confronti del proprio lavoro, dei dipendenti, dei fornitori e soprattutto dei clienti; infine, in cima troviamo la responsabilità filantropica, certamente discrezionale, ma senza dubbio intesa come restituzione alla società del valore ricavato dal business, reinvestendo, assumendo, sviluppando.

Gli steps sopra proposti per lo più rispecchiano la caratteristica che un imprenditore dovrebbe avere, ma spesso, purtroppo, nemmeno considerati. In Italia, così come in gran parte del Sud, potremmo fare tantissimi esempi di aziende eccellenti che hanno fatto della responsabilità sociale il loro fiore all’occhiello; ma possiamo altresì fare tanti altri esempi di altrettanti aziende che si negano a qualsiasi processo evolutivo e formativo. Oggi, a causa del disastro, prima sanitario poi economico, che il Covid ha prodotto occorre, specialmente per quelle aziende interessate al terzo e quarto settore produttivo, ma non da escludere anche gli altri due, reinventarsi il lavoro, accrescerne le magnificenze e le conoscenze gestionali, proporsi alla formazione continua, confrontarsi, alimentarsi con nuovi sistemi tecnologici e non da ultimo acquisire le nozioni e le dottrine della “responsabilità sociale dell’impresa” che potrebbe rivelarsi strategica per le aziende del Sud, per una resilienza socio-economica laddove vi è tale necessità, una crescita culturale e lo sviluppo territoriale e per un ulteriore accrescimento professionale. 

Glicerio Taurisano

 

 

 

 

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