I minatori nell'oscurità, le mogli fuori dal recinto della miniera, a vegliare su di loro.

Il ritorno alla vita de “I sepolti vivi”

“Con i loro corpi piegati e anneriti, settant’anni dopo, grazie a Gianni Rodari, continuano a testimoniarci la dignità del lavoro manuale. Ancora oggi troppo spesso calpestata” (Gad Lerner)

I Piccoli
Cilento domenica 02 maggio 2021
di La Redazione
I sepolti vivi, Gianni Rodari
I sepolti vivi, Gianni Rodari © web

I minatori nell'oscurità, le mogli fuori dal recinto della miniera, a vegliare su di loro. "Di giorno stanno alla sferza del sole, dividendosi a turno la poca ombra della valle: di notte dormono per terra". 

Così, per raccontare la protesta di molti, Rodari sceglie di entrare nelle storie di alcuni di loro, in quelle di Ernesto e Maria, sposati da due anni, che "si vogliono bene alla maniera semplice ed appassionata dei giovani" e ai quali "soltanto la coscienza di un dovere operaio, accettato con altrettanta semplice passione, dà la forza di sopportare il distacco". Ernesto ci mette cinque ore a risalire in superficie, Maria percorre dodici chilometri a piedi fino alla miniera per portargli conforto. E ancora, racconta le storie di Assunta Urbani, che ha il marito al tredicesimo livello, a cinquecento metri di profondità, di Delfino Romei, neanche trent’anni, che doveva sposarsi ma è sceso sottoterra e, per questo, ha dovuto rimandare il matrimonio, e di Attilio Mancini, 53 anni di cui 33 in miniera, preoccupato per la mietitura, ma aiutato dai compagni rimasti in superficie, "che andranno a mietere il suo grano".

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