Nella notte tra il 16 ed il 17 gennaio, molti paesi sono illuminati da tanti falò che si accendono per festeggiare “Sant’Antuono”, ovvero Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e beato del fuoco

Storie e leggende sul protettore del fuoco e degli animali

Sant’Antonio Abate nato in Egitto intorno al 250 da una famiglia cristiana, all’età di vent'anni abbandonò tutto per vivere 80 anni da anacoreta nel deserto, dove fu tentato più volte dal demonio celato sotto le sembianze...

I Piccoli
Cilento mercoledì 22 maggio 2019
di La Redazione
Sant’Antonio Abate
Sant’Antonio Abate © web

Sant’Antonio Abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato in Egitto intorno al 250 da una famiglia cristiana, all’età di vent'anni abbandonò tutto per vivere 80 anni da anacoreta nel deserto, dove fu tentato più volte dal demonio celato sotto le sembianze di un maiale. Il Santo è raffigurato con accanto un maialino che reca al collo una campanella. Questo perché, come racconta una leggenda popolare, Sant’Antonio si sarebbe recato all’Inferno per prendere il fuoco agli uomini che non l’avevano e, mentre il suo maialino creava scompiglio fra i demoni, lui era riuscito ad accendere col fuoco infernale il suo bastone a ‘tau’ e lo aveva condotto fuori per donarlo all’umanità, ardendo una catasta di legna. Da qui, la tradizione dei “focarazzi” le cui ceneri, successivamente raccolte nei bracieri casalinghi, servivano a riscaldare la casa e, con un’apposita campana fatta con listelli di legni, ad asciugare i panni umidi.

Il fuoco da sempre ha avuto una funzione purificatrice e di prosperità, segnando il passaggio dall’inverno alla primavera, Sant’Antonio Abate assunse le funzioni della divinità della rinascita e della luce e già nell’antica Roma i maiali si sacrificavano alla dea Cerere, nel mese di gennaio, come augurio di fertilità e d’abbondanza nei raccolti primaverili. Ecco perché, in occasione della sua festa liturgica, si benedicono le stalle e gli animali domestici che, sempre secondo un’antica leggenda, proprio quella notte hanno la facoltà di parlare.

Tra il 16 e il 17 gennaio vengono accesi innumerevoli falò detti “cippi”, nei quali, in tempi passati si gettavano oggetti vecchi, come a voler segnare un taglio con il passato e il desiderio di rinnovamento. Per l’occasione si prepara il “soffritto” o “zuppa forte di sant’Antonio”, un insieme di corata di maiale, fegato, cuore e milza, cotto nel pomodoro e consumato con i maccheroni o su fette di pane abbrustolito. E, per l’occasione, vi sono persino numeri propiziatori della buona fortuna da giocare al lotto, naturalmente sulla ruota di Napoli: il 17 Sant’Antonio, il 4 il fuoco e l’8 il porco.

Con la festa di Sant’Antonio Abate inizia anche il Carnevale che terminerà alla mezzanotte del Martedì Grasso.

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