Tra le tracce per il tema proposte ai maturandi del 2019 ha fatto la sua comparsa un personaggio insolito per l'ambiente scolastico, un ciclista, Gino Bartali

Agli esami di maturità Bartali e Sciascia

Sul ciclista Gino Bartali gli studenti sono stati invitati ad elaborare un testo per riflettere sul rapporto tra sport, storia e società.

I Piccoli
Cilento giovedì 04 luglio 2019
di La Redazione
Gino Bartali
Gino Bartali © web

Gino Bartali nacque nel 1914, a ridosso dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. A quei tempi lo sport nazionale per eccellenza era il ciclismo, non il calcio, e Bartali divenne uno degli astri più luminosi del panorama ciclistico internazionale. Vinse tre volte il Giro d'Italia e due il Tour de France e la rivalità sportiva con Fausto Coppi, l'altro asso italiano della bici, regalò agli appassionati duelli indimenticabili.

Secondo l'opinione nazionale, la vittoria di Bartali al Tour de France del 1948 aiutò notevolmente a calmare gli animi accesi dall'attentato al segretario del Partito Comunista Palmiro Togliatti e il suo trionfo servì da "colla" per compattare la nazione!

Gino Bartali però non è ricordato "solo" per i successi, ma anche per il suo impegno in questioni decisamente estranee all'ambito sportivo. Nel 2013 infatti fu insignito del titolo di "Giusto tra le Nazioni", il titolo conferito dalle autorità ebraiche per omaggiare i gentili che al tempo della Seconda Guerra Mondiale e della Shoah rischiarono la loro vita per salvare anche un solo ebreo.

Bartali ne salvò quasi 800! Durante il periodo dell'occupazione tedesca infatti il ciclista aderì alle guardie repubblichine del governo nazi-fascista per poter aiutare di nascosto gli ebrei perseguitati. Aderendo all'associazione clandestina DELASEM (Delegazione per l'Assistenza degli Emigranti Ebrei), Bartali compì pericolosissimi viaggi in bicicletta con la scusa che si stava allenando e trasportava documenti falsificati nascosti nella canna della bici che avrebbero aiutato intere famiglie ad espatriare e sfuggire così alle deportazioni.

Un altro dei protagonisti, delle tracce proposte per il tema d'italiano, è Leonardo Sciascia (1921-1989) con Il Giorno della Civetta. Molti studenti saranno stati contenti di averlo incontrato sul proprio cammino sia perché il libro è molto gettonato tra le proposte di lettura dei docenti italiani, sia perché i temi che vi vengono trattati sono tutt'ora di grande interesse.

Il Giorno della Civetta è un romanzo pubblicato nel 1961 dalla casa editrice Einaudi. Nel libro, Sciascia sfrutta un episodio di cronaca nera accaduto realmente, l’omicidio del sindacalista Accursio Miraglia avvenuto nel 1947, per raccontare una Sicilia agreste, in cui la mafia è ormai un elemento radicato nella società. Protagonista della vicenda è il capitano Bellodi, il quale deve trovare l'assassino di un certo Salvatore Colasberna, presidente di una piccola cooperativa edile. Tra silenzi spaventati, omertà e depistaggi, Bellodi si trova così a pestare i piedi al boss locale, Don Mariano, il quale, incarna tutte le caratteristiche del tipico mafioso: l'arroganza di chi sa di essere intoccabile, un distorto senso dell'onore e del rispetto, nonché la mancanza di scrupoli quando si tratta d'intimidire i più deboli.

Il brano proposto ai maturandi mostra per l'appunto le fasi iniziali delle indagini del capitano Bellodi, il quale però si scontra con un muro di silenzio e paura da parte degli abitanti del posto.

Ma perché un romanzo che parla di mafia si chiama "Il Giorno della Civetta"?

L'idea dell’autore è di collegare un animale notturno, la civetta, con la mafia, che un tempo agiva di notte e di nascosto per non farsi scoprire, mentre ora fa tutto alla luce del sole, convinta comunque di non poter essere contrastata. Sciascia racconta un tipo di malavita legata ad alcuni "ideali" del passato, strettamente connessi ad una mentalità dell'onore che non deve mai venire a mancare.

A questo proposito è emblematica la distinzione tra i vari tipi di umanità che ad un certo punto della storia viene fatta da Don Mariano. Per il capomafia locale infatti, girando per il mondo si possono trovare cinque tipi di persone: gli uomini, i mezz'uomini, gli omicchi, i piglianc**o e i quaquaraqua, che sono i peggiori e i più insignificanti. Ebbene, nonostante l'odio che il mafioso prova per il poliziotto, Don Mariano colloca Bellodi tra gli "uomini", perché ne riconosce il valore. Tale idea "romantica" di mafia verrà spazzata via dai fatti di sangue che sconvolgeranno la Sicilia tra il 1970 e il 1990.
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