Ora Salvo Anzaldi, caparbio giornalista dalla storia sofferta, racconta l’impresa in “Nato per non correre” Sirio editore, un libro autobiografico, farcito di vita, dall’infanzia all’adolescenza fino alla paternità

“Nato per non correre, maratoneta contro la disabilità”

Una storia che passa dalle corse in ospedale e i ricordi di un album dei calciatori ai Mondiali di Calcio e arriva fino alle memorabili partite a calcetto in un campo sperduto del Costa Rica.

I Piccoli
Cilento giovedì 04 luglio 2019
di La Redazione
Salvo Anzaldi
Salvo Anzaldi © Unico

Salvo Anzaldi, caparbio giornalista, è affetto da emofilia ed ha una protesi in titanio al ginocchio destro, quattro anni fa è riuscito a vincere la sua disabilità e a correre la Maratona di NewYork in 6 ore. Ora Salvo Anzaldi, caparbio giornalista dalla storia sofferta, racconta l’impresa in “Nato per non correre” Sirio editore, un libro autobiografico, farcito di vita, dall’infanzia all’adolescenza fino alla paternità. Una storia che passa dalle corse in ospedale e i ricordi di un album dei calciatori ai Mondiali di Calcio e arriva fino alle memorabili partite a calcetto in un campo sperduto del Costa Rica. Racconta di un prestigioso premio giornalistico consegnato dal Presidente della Repubblica, e finisce con la Maratona della Grande Mela conclusa in 6 ore 0 minuti e 17’’per la prima volta nella storia da un gruppo di emofilici. “Un traguardo impensabile fino a qualche tempo fa. Ho voluto raccontarlo iniziando dalla Maratona di NewYork. E se un emofiliaco con la protesi al ginocchio ce l’ha fatta, nulla è impossibile”. Questo è lo spirito con cui Salvo racconta la sua storia da quando era bambino fino alla scoperta della malattia e alla fortunata serie di eventi che lo hanno visto uscire illeso, tra le altre cose, dal contagio di sangue infetto che negli Anni ’80 ha provocato il più grave scandalo in Italia di malasanità con il coinvolgimento d’importanti case farmaceutiche. “Sono un ragazzo fortunato, ho una famiglia che mi ha sostenuto senza soffocarmi di attenzioni e una dose di buona sorte, che nella vita non guasta ma. Sin da piccolo ho infranto qualche regola, il Muoviti il meno possibile! non era una raccomandazione cui potevo sottostare. Amo troppo il calcio, che è la mia passione più grande. Ho cercato di avere un atteggiamento equilibrato perché un emofiliaco sa che, il primo a subire le conseguenze di un comportamento irresponsabile, è proprio il suo fisico”.

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