I Paesi che si stanno rapidamente espandendo, con una popolazione giovane, hanno come sfide principali da affrontare l’investimento nell’istruzione e nella sanità, e un’economia abbastanza solida da sfamare nuovi cittadini

Quanti siamo nel mondo?

Il 55% della popolazione mondiale vive nelle città e nelle zone limitrofe, dove si concentrano servizi e possibilità di lavoro. Entro 30 anni, ad abitare nelle aree urbane sarà il 70% dei terrestri.

I Piccoli
Cilento martedì 09 luglio 2019
di La Redazione
Quanti siamo nel mondo
Quanti siamo nel mondo © web

Ogni anno, la popolazione mondiale cresce di 83 milioni di unità: oggi sulla Terra abitano circa 7,6 miliardi di persone ma in un soffio, entro il 2050, sfioreremo i 10 miliardi. Nel 2100, allo scoccare del nuovo secolo, avremo oltrepassato gli 11 miliardi.

Ma non è stato sempre così. Il numero di esemplari di Homo sapiens sul pianeta è rimasto piuttosto contenuto fino a tempi recenti. Appena 10 mila anni fa sulla Terra non c’era che qualche milione di persone; al miliardo, si è arrivati ai primi del 1800, ai due non prima del 1920. Negli ultimi decenni il progresso industriale, lo sviluppo economico, il miglioramento delle tecniche agricole e le conquiste mediche hanno permesso una crescita senza precedenti, mai sperimentata dal nostro pianeta.

Questo aumento di terrestri si verificherà soprattutto nelle città e nei Paesi in via di sviluppo. Se infatti, complessivamente, la popolazione cresce, per le singole nazioni in qualche caso aumenta, in altri cala.

I Paesi che si stanno rapidamente espandendo, con una popolazione giovane, hanno come sfide principali da affrontare l’investimento nell’istruzione e nella sanità, e un’economia abbastanza solida da sfamare nuovi cittadini. Quelli in declino, con cittadini sempre più vecchi, devono pensare a come supportare la popolazione anziana, sia dal punto di vista economico, con sempre meno giovani a lavorare e versare contributi per le pensioni, sia da quello assistenziale e sanitario.

Il 55% della popolazione mondiale vive nelle città e nelle zone limitrofe, dove si concentrano servizi e possibilità di lavoro. Entro 30 anni, ad abitare nelle aree urbane sarà il 70% dei terrestri. Questo fenomeno di formazione e accrescimento delle città è chiamato urbanizzazione.

Le aree più urbanizzate della Terra si trovano in Nord e Sud America, nei Caraibi, in Europa e Oceania. L’Asia è urbanizzata per metà, ma ha le città più affollate del mondo! mentre l’Africa, il continente che più di tutti sta crescendo in popolazione, è ancora prevalentemente rurale. I Paesi che più di tutti contribuiranno alla crescita della popolazione mondiale da qui al 2050 sono India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan, Etiopia, Tanzania, Stati Uniti, Uganda e Indonesia.

La rapida concentrazione della popolazione nelle città, se non regolata da piani ragionati, può portare a fenomeni di degrado e a cattive condizioni abitative. Affinché vivere in città sia davvero un’occasione per accedere a servizi e migliorare le proprie condizioni sociali, occorrono strade, reti idriche e fognarie, reti elettriche, scuole, mercati, centri sanitari, biblioteche, luoghi di culto e centri culturali, spazi verdi, centri sportivi.

Condizioni spesso ben lontane da quelle di molte megalopoli, gigantesche città nei Paesi in via di sviluppo, come ad esempio Città di Messico, San Paolo, Calcutta e Bombay, dove milioni di persone sono concentrate in insediamenti abusivi ai margini dell’abitato, e in condizioni di povertà e degrado estremo, i cosiddetti slum, o bidonville, o favelas. In altre megalopoli come Tokyo, la più popolosa città al mondo, con 37 milioni di abitanti, il problema principale non è tanto la povertà, quanto la ricerca di spazio abitativo e quello negli appartamenti è ridotto al minimo e per costruire si “sottrae” spesso spazio al mare, aggiungendo sabbia per creare nuovo terreno edificabile.

I tre fattori che più di tutti hanno effetto sulla popolazione mondiale sono fertilità, mortalità e migrazioni.

La fertilità è, negli ultimi 50 anni, complessivamente calata e oggi la media mondiale è di 2,5 nascite per ogni donna, 4,7 in Africa, 1,6 in Europa; in Italia, 1,32. Quando il tasso di fertilità cala sotto alle 2,1 nascite per donna, significa che non nascono abbastanza bambini per rimpiazzare la generazione precedente e che quel Paese sta invecchiando. Attualmente è questa la situazione che sta avvenendo in Europa.

Per quanto riguarda l’invecchiamento, a causa delle migliori condizioni economiche e sanitarie oggi si vive più a lungo e la Terra è popolata da un numero crescente di anziani. Oggi le persone con più di 60 anni sono il 12,3% della popolazione globale ma nel 2050 saranno quasi il 22%. Anche l’aspettativa di vita è maggiore e oggi, quella globale è di circa 71 anni, in Italia, è di 82,5 anni.

Da sempre, l’uomo si sposta per cercare migliori condizioni di vita, per ottenere un migliore lavoro, per sfuggire alla fame e alle guerre, e ora anche per salvarsi dagli effetti della crisi climatica. Dal 2005 al 2010, 4,5 milioni di persone sono migrate nelle varie regioni del mondo. Tra il 2010 e il 2015, hanno seguito lo stesso destino 3,2 milioni di persone. Nei Paesi con bassi tassi di fertilità, come l’Italia e l’Europa, le migrazioni contribuiscono a frenare il declino della popolazione. Come si vede, quello della popolazione mondiale è un mosaico in continua evoluzione. Ridurre la povertà, la fame e le disuguaglianze è un obiettivo primario per migliorare le condizioni di vita in un mondo sempre più affollato.

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