Nella notte di Natale a Greccio non c’erano né statue e né raffigurazioni, ma unicamente una celebrazione eucaristica sopra una mangiatoia, tra il bue e l’asinello

Il Presepe napoletano

L’elemento più importante del presepe non è Gesù Bambino, bensì Benino, il pastorello che dorme beato. Si dice, infatti, che sia lui a dare origine al presepe sognando. Seguono Giuseppe e Maria, i magi, i pastori, le pecore...

I Piccoli
Cilento lunedì 23 dicembre 2019
di La Redazione
Il Presepe napoletano
Il Presepe napoletano © web

Il presepe, o presepio (si può dire in entrambi i modi) nasce ufficiosamente nel 1223 per opera di San Francesco d’Assisi. Nelle settimane successive il frate francescano si avviò, infatti, verso l’eremo di Greccio dove espresse il suo desiderio di celebrare in quel luogo il Natale. Quindi stabilì che fossero portati in un luogo stabilito un asino ed un bue e sopra un altare portatile collocato sulla mangiatoia fu celebrata l’Eucarestia. Nella notte di Natale a Greccio non c’erano né statue e né raffigurazioni, ma unicamente una celebrazione eucaristica sopra una mangiatoia, tra il bue e l’asinello. Solo più tardi tale avvenimento ispirò la rappresentazione della Natività mediante immagini. A Napoli ne è stata fatta un’arte vera e propria e come ogni arte con le sue regole.

Da una parte abbiamo lo scenario agreste è composto da grotte, ruscelli e piccoli pascoli, dall’altra la riproduzione di uno scorcio della Napoli del XVIII secolo.

L’elemento più importante del presepe non è Gesù Bambino, bensì Benino, il pastorello che dorme beato. Si dice, infatti, che sia lui a dare origine al presepe sognando. Seguono Giuseppe e Maria, i magi, i pastori, le pecore, il bue e l’asinello e gli angeli. Gli elementi essenziali del presepe sono la grotta o la capanna con la mangiatoia di Gesù bambino.

Molto importanti sono anche il vinaio, chiamato anche Cicci Bacco, retaggio dell’antica divinità pagana Bacco; il pescatore che ricorda San Pietro, il pescatore di anime; i due compari che giocano a carte, zi’ Vicienzo e zi’ Pascale, la zingara, la giovane donna che prevede il futuro e predice la passione di Gesù; Stefania, una giovane donna che riuscì ad adorare Gesù fingendosi madre diventandolo poi davvero per un intervento miracoloso.

I venditori sono almeno dodici, e rappresentano i mesi dell’anno: Gennaio macellaio o salumiere; Febbraio venditore di ricotta e formaggio; Marzo pollivendolo e venditore di uccelli; Aprile venditore di uova; Maggio rappresentato da una coppia di sposi recanti un cesto di ciliegie e di frutta; Giugno panettiere o farinaro; Luglio venditore di pomodori; Agosto venditore di cocomeri; Settembre venditore di fichi o seminatore; Ottobre vinaio o cacciatore; Novembre venditore di castagne; Dicembre pescivendolo o pescatore.

Dulcis in fundo, Gesù Bambino. La sua statuina deve essere collocata al suo posto allo scoccare della mezzanotte del 24 dicembre, mentre le figure dei re magi si dispongono a destra della grotta, verso Oriente, perché si avvicinano a Gesù solo il 6 gennaio. Gli angeli vicino alla grotta e in alto; mentre i pastori, che rappresentano l’Umanità più semplice e umile, e i loro animali intorno alla natività.

In genere le statuine sono in terracotta, costose e un po’ delicate. Vengono predisposte tre ambienti: la grotta al centro e gli altri due ai lati, a destra i commercianti e a sinistra gli artigiani.

Tre è il numero perfetto secondo la cultura cristiana. Per questo un presepe che si rispetti deve rispettare tale simbologia divina. Per cui, oltre ai tre ambienti, bisogna sviluppare anche tre piani verticali: l’altezza dei pastori dovrà diminuire man mano che si sale.

Non possono mancare poi gli elementi naturali dell‘acqua con ruscello, laghetto, fontana e del fuoco con forno e carretto per le caldarroste, che stanno ad indicare il bene e il male perennemente in lotta, le tenebre squarciate dalla luce divina di Gesù.

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