Era la Venezia dell'antico Egitto

​Heracleion, una città perfettamente conservata

"A sprofondarla nella baia di Aboukir potrebbe essere stata una combinazione di circostanze: il peso degli edifici costruiti su una base di argilla, un maremoto, un terremoto."

I Piccoli
Cilento mercoledì 01 luglio 2020
di Gina Chiacchiaro
Scorcio di Heracleion
Scorcio di Heracleion © web

Si chiama Heracleion, prende il nome dal dio greco Ercole ed era la Venezia dell’antichità. Costruita su una rete di canali, lungo i quali scorrevano le processioni per Osiride, dio dell’Oltretomba, Heracleion, detta Thonis dagli egizi, era il porto obbligato per entrare nel Regno dell’Egitto e uno snodo per i commerci marittimi internazionali. Una città sepolta dal mare, grande come Parigi e più antica di Alessandria e di Roma. E’ quella venuta alla luce in Egitto, dopo altre 2000 anni di puri racconti, grazie al lavoro del leggendario archeologo marino Franck Goddio, 70 anni, marocchino con mamma francese e papà italiano.

A sprofondarla nella baia di Aboukir, a sei chilometri dall’attuale costa, potrebbe essere stata una combinazione di circostanze: il peso degli edifici – tra cui templi e statue colossali – costruiti su una base di argilla, un maremoto, un terremoto. E’ presto per dirlo chiaramente. Certo è che il Mediterraneo l’ha conservata perfettamente per oltre due millenni. Oggi chiunque può visitarla, stando all’asciutto, grazie alla ricostruzione virtuale fatta con i video e le foto scattate durante le immersioni e le operazioni di recupero. Se alcuni reperti sono esposti al Museo Nazionale di Alessandria, molti altri sono ancora sotto il mare, come vuole l’Unesco. Statue colossali di faraoni e di dei, di regine e di eroi, scolpite nel granito rosso. Templi, muri, 700 anfore e 70 imbarcazioni.

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