Nel Paese del 'futbol bailado' quel pomeriggio del 5 luglio 1982 allo Stadio Sarrià di Barcellona, fu consacrato ‘Pablito’.

La storia di Paolo Rossi

Per diverse generazioni di ragazzi italiani il suo nome è stato sinonimo di grande attaccante e di goal.

I Piccoli
Cilento mercoledì 16 dicembre 2020
di Gina Chiacchiaro
Paolo Rossi
Paolo Rossi © web

Paolo Rossi, conosciuto nel mondo come “Pablito”, è scomparso a 64 anni dopo aver lottato contro un brutto male. Per diverse generazioni di ragazzi italiani il suo nome è stato sinonimo di grande attaccante e di goal. In Brasile, invece, ancora oggi Paolo Rossi è sinonimo di ricordi duri. Nel Paese del 'futbol bailado' quel pomeriggio del 5 luglio 1982 allo Stadio Sarrià di Barcellona, fu consacrato ‘Pablito’. Campione assoluto e trascinatore dell'Italia di Enzo Bearzot, è infatti ricordato per le lacrime, che, con la sua tripletta, l'attaccante azzurro fece versare al popolo brasiliano. Per i brasiliani quella sconfitta con l’Italia è ancora una ferita aperta.

Per Paolo Rossi, fu la gara della resurrezione e della consacrazione, che portò l'Italia a vincere i Mondiali e il giocatore della Juventus al titolo di capocannoniere del torneo e al Pallone d'Oro.

Nell’estate del 1982 l’Italia intera scese in piazza per far festa, a Madrid per la finale volò anche il presidente Pertini, esultante in tribuna al fianco del re di Spagna. Paolo Rossi era un centravanti da area di rigore che viveva per il gol. Esplose nel Vicenza, passò al Perugia e poi alla Juventus per i suoi anni migliori. In nazionale fu il simbolo dell’Italia di Bearzot e alla fine di quella magica cavalcata vinse il Pallone d’Oro. Tre gol al Brasile, due alla Polonia, uno alla Germania in finale e così l’Italia conquistò il terzo titolo di campione del mondo. Dopo la Juve andò al Milan prima di chiudere la carriera a Verona. Insieme a Baggio e Vieri detiene il record di gol azzurro ai Mondali con 9, è stato il primo giocatore, poi eguagliato da Ronaldo, a vincere nello stesso anno il Mondiale, il titolo di capocannoniere e il Pallone d’oro. Con la Juve ha vinto due scudetti, una coppa delle coppe, una Supercoppa Uefa e una Coppa dei Campioni, con il Vicenza un campionato di serie B nel quale fu capocannoniere. Conclusa la carriera di calciatore è stato a lungo opinionista per Mediaset e la Rai. Lascia la moglie, Federica, e tre figli: Sofia Elena, Maria Vittoria e Alessandro.

La sua è la storia di uno degli attaccanti più forti che l'Italia abbia mai avuto, un giocatore leggendario che ha lasciato il suo segno impresso nella storia del calcio. Nella sua carriera ha vissuto momenti di grande esaltazione, ma anche altri difficili, legati alla squalifica per il calcioscommesse e al rapido logorio delle sue ginocchia, rese fragili dai numerosi infortuni, si ritirò precocemente all'età di 31 anni nel 1987.

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