“La condivisione di un grande progetto di sviluppo per il nostro territorio”

Intervista a Raffaele Accetta, sindaco di Monte San Giacomo

Gli elementi che ci legano profondamente al Cervati sono innanzitutto di carattere religioso ma anche per la valenza che il Cervati potrà rappresentare dal punto di vista turistico.

Politica
Cilento lunedì 11 febbraio 2019
di La Redazione
Intervista a Raffaele Accetta, sindaco di Monte San Giacomo
Intervista a Raffaele Accetta, sindaco di Monte San Giacomo © n.c.

Signor sindaco,

il suo comune ha aderito al progetto di candidare del monte Cervati a “Grande attrattore naturalistico della montagna” previsto dalla regione Campania e proposto da Tommaso Pellegrino, presidente del Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, (PNCVDA). Quali sono i motivi che l’hanno indotto a firmare l’intesa?

I motivi sono legati alla condivisione di un grande progetto di sviluppo per il nostro territorio che, naturalmente, potrà far promuovere uno dei suoi più importanti patrimoni naturalistici.

Quali sono gli elementi storici e culturali che legano la sua comunità al Cervati?

Gli elementi che ci legano profondamente al Cervati sono innanzitutto di carattere religioso ma anche per la valenza che il Cervati potrà rappresentare dal punto di vista turistico.

Quali invece gli aspetti naturalistici presenti nel vostro territorio che segnalerete all’attenzione di chi sarà incaricato di elaborare le strategie e tradurle in un progetto esecutivo?

Il nostro territorio a 1400 metri, quindi ai piedi del Cervati, ha una zona di particolare interesse naturalistico e archeologico con la località Vallicelli e la sua grotta, nei pressi della quale è stata già realizzata una struttura didattico-musale “l’Archeodromo di Vallicelli” oltre a una struttura ricettiva gestita dall’associazione Grotta Brigante e Cacio denominata “La Casa del Peraino”.

Attualmente quali sono le attività imprenditoriali agro-silvo-pastorali presenti nel territorio montano ricadente nel suo comune e di quanti capi ovini e bovini occupano?

Allo stato le attività agro silvo pastorali presenti sono legate agli allevamenti ovi-caprini e bovini e i capi posseduti dai pochi allevatori sono: bovini 750, ovi-caprini 1100.

Il comune che lei rappresenta è, come tanti altri, toccato dal fenomeno della desertificazione demografica. Ritiene che esistano giovani interessati ad operare come imprenditori per rendere la montagna produttiva di reddito e, quindi, di occupazione?

Certo, negli ultimi anni, con piacere, si è assistito, anche se in modo modesto, a un ritorno a queste attività da parte di giovani che si avvicinano alle attività agricole.

I cittadini del suo comune come si pongono di fronte al fatto di vivere in un’area protetta: si sentono, generalmente, dei privilegiati o succubi di una decisione che non condividono?

I cittadini, per anni, purtroppo, hanno considerato l’area protetta un grosso limite, non avendone sollecitato l’istituzione del Parco Nazionale Cilento e Vallo di Diano, ma con il passare del tempo si è modificato l’atteggiamento, dato che si è constatato la grande opportunità che può rappresentare un’area parco.

I dieci comuni sottoscrittori del protocollo d’intesa contano meno di 30 mila abitanti con forti squilibri numerici tra quelli più grandi e gli altri. Come ritiene si debba intervenire per evitare che a fare la parte del leone siano sempre le realtà più popolose situate a valle e le più piccole situate proprio a ridosso della montagna?

Non credo ci siano problemi tra i comuni in quanto ognuno potrà valorizzare le proprie risorse che dovranno essere in rete tra loro per rappresentare un valore aggiunto.

Il turismo rurale e naturalistico, l’accoglienza nei centri storici, la mobilità sostenibile, il marketing territoriale, la tutela e valorizzazione delle attrattive naturali e storico-culturali, la salvaguardia dei differenti valori identitari, il rilancio, in chiave moderna, delle tradizionali attività agro-silvo-pastorali ed artigianali. Questi i punti individuati e posti a base dell’idea progetto. Quali pensa siano più adatti alla realtà del suo comune?

Sicuramente il turismo naturalistico, l’accoglienza, la tutela e valorizzazione delle attrattive naturali, la salvaguardia di valori identitari e il rilancio, in chiave moderna, di attività agro-silvo-pastorali.

È prevista l’attivazione del marketing territoriale del “Grande attrattore naturalistico della montagna”. Che idee ha in merito?

Un grande progetto di comunicazione, fatto da professionisti, per divulgare il grande patrimonio di questo ambito territoriale ma soprattutto la promozione di attività eco-compatibili che portino sul territorio le persone a conoscere le sue bellezze.

Sopra e intorno al Cervati già operano decine di associazioni che promuovono e gestiscono attività turistiche legate al trekking, all’escursionismo, al torrentismo, alla speleologia, all’equitazione ed altro ancora … Come pensa di coinvolgere quelle presenti nella sua realtà?

Coinvolgendole ancora di più e meglio soprattutto con la concessione della gestione di aree e immobili presenti sul territorio affinché possano loro stessi implementare le proprie attività, che in questi anni hanno contribuito in modo significativo ad avvicinare le persone all’area protetta, e contribuendo in tal modo a far cambiare la loro opinione.

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