Pellegrino lascia a gennaio. A D'elia la guida per l'ultimo miglio.

Tommaso Pellegrino deciso a lasciare la presidenza, ma non a scatola chiusa

Romano in corsa per la conferma. La nomina di reggente dell'attuale vice presidente, D’Elia, pare che non piace a Castiello perché vorrebbe che si avviasse fin da subito l'iter per la nomina del nuovo presidente.

Politica
Cilento mercoledì 18 novembre 2020
di Biesse
Tommaso Pellegrino e l'attuale Vice Presidente del PNCVDA, Cono D'Elia
Tommaso Pellegrino e l'attuale Vice Presidente del PNCVDA, Cono D'Elia © Unico

Con la recente elezione di Tommaso Pellegrino a consigliere regionale della Campania candidato nella lista di Italia Viva, il presidente dell'Ente Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni in carica si trova in una posizione di oggettiva difficoltà nel gestire l'ultimo "miglio" del suo mandato che scade in primavera 2021.

Infatti, se pur non c'è una questione di incompatibilità a gestire i due mandati, lo stesso Pellegrino ha posto la questione al Ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, che lo ha pregato di restare in carica fino a quando non si fosse trovata la soluzione migliore per evitare interruzioni e ritardi nell'attività dell'ente.

Il Ministro avrebbe potuto chiedere a Pellegrino di dimettersi ed avviare l'iter per la nomina anticipata del nuovo presidente che, per la verità, è meno complicato rispetto al passato. Oppure avrebbe potuto nominare come reggente l'attuale Vice Presidente, Cono D'Elia, in attesa della conclusione dei termini di scadenza.

Contestualmente, è arrivato a scadenza anche il mandato del direttore, Romano Gregorio (tre anni), e l'attuale consiglio ha già pubblicato il bando per selezionare il prossimo responsabile della macchina burocratica del Parco.

Tra tutte le candidature che verranno avanzate per la carica di direttore, l'attuale Consiglio dovrà scegliere una terna e inviarla al ministero che provvederà a nominare il successore di Romano. È presumibile che sia lo stesso Romano ad essere scelto in quanto è certo il suo inserimento nella terna. Il ribaltone, però, è sempre possibile come accadde ai danni di Domenico Nicoletti che dovette subire l'affronto di non essere votato all'unanimità dal Consiglio allora presieduto da Giuseppe Tarallo che, quel giorno a Villa Matarazzo di S. M. di Castellabate, non si presentò a causa di "motivi di salute".

La nomina del presidente invece, secondo le nuove norme, avverrà con l'individuazione della terna da parte del Ministro. I nominativi saranno poi sottoposti alla valutazione del Presidente della Regione Campania che dovrà esprimere un parere obbligatorio ma non si riesce a capire quanto potrà essere vincolante.

La questione è, però, complicata dal fatto che Franco Castiello, secondo voci insistenti, abbia chiesto a Costa (Ministro in quota 5 stelle) di risolvere la questione accettando le eventuali dimissioni di Pellegrino e procedere alla nomina del nuovo presidente che, lui ne è certo, dovrà essere una personalità individuata dalla sua area politica.

Anche in questo caso c'è un precedente braccio di ferro tra Ministro e Regione nella lontana estate del 2006. Allora era in scadenza il mandato di Giuseppe Tarallo che l'allora ministro, Alfonso Pecoraro Scanio, voleva ad ogni costo confermare per un altro mandato. Antonio Bassolino, allora presidente della Regione, non ne volle sapere di avallare la decisione e il ministro nominò Tarallo commissario!

Io stesso intervistai Pecoraro Scanio, ospite all'hotel Ariston di Paestum, che mi confermò: "o Tarallo sarà confermato presidente o io lo terrò lì come commissario".

Poi a novembre del 2007 arrivò l'intesa tra governatore e ministro per nominare Domenico De Masi presidente del Parco che poi lasciò a luglio del 2008 quando si insediò il governo Berlusconi. De Masi dichiarò che "essendo stato nominato dal governo di Centro sinistra, ora che il governo è cambiato mi sembra giusto lasciare!" La ministra dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, non fece niente per trattenerlo e, infine arrivò Amilcare Troiano ...

Dalle prime schermaglie è facile immaginare che la scelta vedrà il ministro stretto in una tenaglia: l'esigenza di Castiello di dimostrare che i 5 stelle hanno potere di interdizione in un settore strategico del loro modello di sviluppo sostenibile; e la volontà dell'assemblea del Parco dove gli 80 sindaci vorranno far valere le proprie ragioni.

C'è poi la terza ipotesi che prevede una scelta commissariale fino alla fine del mandato di Pellegrino (il quale comunque dovrebbe dimettersi formalmente al "buio") che avrebbe il vantaggio di far decantare la situazione e dare tempo al ministro di raccordarsi con la regione.

Biesse

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