Paestum e dintorni. Quel cappio della 220, la legge Zanotti Bianco. Parlano i residenti.

Molti hanno pagato ma non hanno potuto condonare. Articolo del 15/04/2003

"Noi non vogliamo la deturpazione di Paestum, vogliamo recuperare ciò che esiste. Vorremmo creare un connubio d’intesa con la Sovrintendenza per parlare di questi problemi."

Politica
Cilento lunedì 22 febbraio 2021
di Paola Desiderio
Paestum (dove è la croce) e Licinella dal satellite
Paestum (dove è la croce) e Licinella dal satellite © web

Per effettuare dei lavori di semplice manutenzione hanno dovuto chiedere un sopralluogo dei vigili del fuoco, dimostrare che c’era un pericolo per l’incolumità delle persone. Non possono costruire, ma non possono nemmeno ristrutturare. Le case di 6 o forse 7 mila abitanti di Capaccio-Paestum infatti sono abusive. Sono state costruite dopo il 1957 in un’area vincolata dalla legge del 5 marzo di quell’anno, la ben nota Legge 220. Eppure proprio loro, leggendo e rileggendo quel testo di legge di 46 anni fa, che porta la firma di Zanotti Bianco, si chiedono se la sua interpretazione da parte delle autorità competenti non sia troppo forte. ‘Costituzione di una zona di rispetto intorno all’antica città di Paestum è divieto di costruzioni entro la cinta muraria.’ Recita il titolo. Nei suoi quattro articoli specifica che l’area in questione è quella a 1000 metri in linea d’aria dalla cinta muraria dell’antica Paestum, che non è possibile realizzare opere in muratura e “ogni altra opera che possa recare pregiudizio all’attuale stato della località”. Per ampliare o modificare una costruzione già esistente è necessario chiedere l’autorizzazione al Comune e alla Sovrintendenza ai Beni Archeologici oggi, nel ’57, al Ministero della Pubblica Istruzione. “Nessun indennizzo è dovuto ai proprietari degli immobili, per le limitazioni di cui agli articoli precedenti.” conclude la legge. Ma dopo il ‘%7, a Torre di mare, a Licinella, a Santa Venere, a Paestum, le frazioni che ricadono nell’area della 220 si è continuato non solo a ristrutturare, ma addirittura a costruire, grazie ad una complicità tacita tra i cittadini e alcuni amministratori che chiudevano un occhio. Con il passare degli anni le case sono diventate centinaia. “Sono circa il 97% di quelle esistenti.” Spiega Giuseppe Esposito, cinque anni fa facemmo una raccolta di firme. Un parlamentare presentò una proposta di modifica della legge, da inserire nella legge sull’istituzione del Parco del Cilento. Ma quella proposta non è mai stata discussa. Oggi gli abitanti della zona temono addirittura che le loro case vengano abbattute. “Non possiamo nemmeno dare come garanzie le case per avere un prestito in banca, eppure siamo urbanizzati”.

“Io sono nato in una casa nella 220.” racconta Benedetto Voza, nel perimetro dei 1000 metri sono ubicati insediamenti civili e produttivi. Nel 1996 costituimmo il comitato “Nuova Urbis” per effettuare un piano di recupero nell’ambito della 220, e non per speculare. I gruppi familiari di questa zona sono cresciuti con gli anni, si è verificata la necessità di ampliare le strutture. Non riuscendo ad ottenere le concessioni edilizie ha iniziato a proliferare l’abusivismo.”

Molte famiglie sono state denunciate e condannate. “Non è stato uno sviluppo positivo per la popolazione. Con la legge sui condoni del 1985, molta gente si è precipitata ad inoltrare la richiesta, anche se la legge recitava che nella zona vincolata non poteva essere inoltrata domanda al condono. Così hanno sborsato soldi senza ottenere nulla.”. Ma nella 220 non ci sono solo case. Ci sono anche centinaia di ettari di terreni coltivati e strutture ricettive che non possono mettersi al passo con i tempi, perché non possono eseguire lavori. “Noi non vogliamo la deturpazione di Paestum, che è patrimonio dell’Unesco.” Precisa Voza “Vogliamo recuperare ciò che esiste. Vorremmo creare un connubio d’intesa con la Sovrintendenza per parlare di questi problemi, perché si possano risolvere e tranquillizzare la popolazione. I cittadini che risiedono in questa zona pagano le tasse per gli immobili, gli insediamenti ed i terreni. L’unica strada di collegamento diretto tra Paestum antica ed il mare, via Principe di Piemonte, non è neanche illuminata”.

Proprio a Torre di mare, la zona che più di tutte è penalizzata dalla 220, dopo la fondazione a Paestum nel 1929 del ristorante Nettuno, nacquero le prime attività turistiche del comune, il lido Delle Sirene, fondato nel ’49, l’Hotel Torre, il primo sulla spiaggia, ed un campeggio che non esiste più.

Tante contraddizioni ruotano intorno alla 220 e agli scavi archeologici di Paestum, difficili da elencare tutte. Basti pensare che a Santa Venere, proprio sulla linea di confine dell’area della 220 c’è una casa. I proprietari hanno chiesto l’autorizzazione per alzare il solaio. L’hanno ottenuto a metà: solo per la parte al di fuori della 220.


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