Ecco anche i consigli per prevenire il problema...

Medicina. L’ipertensione, una patologia sempre più diffusa. Articolo dello 01/09/2002

"La decisione di trattare un paziente con ipertensione, si deve basare sul livello della pressione arteriosa, e sulla presenza di altri fattori di rischio."

Sanità
Cilento lunedì 28 settembre 2020
di ​Angela Sabetta
Dottor. Igino Oppo
Dottor. Igino Oppo © web

Lo specialista in cardiologia dell’ospedale di Roccadaspide, Igino Oppo, ci aiuterà a capire le cause e i rimedi per intervenire e ridurre al minimo i rischi.

Dottor Oppo, cosa ha determinato una così alta diffusione della patologia ipertensiva?

Le migliori condizioni generali di vita (tipo di alimentazione, orari di lavoro, incremento dei periodi di distensione psico-fisica) hanno determinato uno slittamento della longevità, proiettando verso l’alto i valori dell’età media. Tale tendenza positiva è destinata a progredire, stando alle ottimistiche previsioni scientifiche. Conseguentemente, le persone con un’età superiore ai 65 anni sono destinate ad aumentare, tanto che è ragionevolmente configurabile un incremento dei pazienti ipertesi, in quanto più della metà della popolazione anziana soffre di ipertensione arteriosa.

Quali sono i rischi legati all’ipertensione?

L’ipertensione costituisce, quantitativamente, il maggior fattore di rischio per disturbi cardiovascolari precoci, che, a loro volta, sono la causa principale di mortalità e morbilità. Le manifestazioni ipertensive possono registrarsi a qualsiasi età, ma sono presenti, in maniera significativa e preponderante, nelle persone anziane. L’ipertensione non è considerata, oggi, come segno di una malattia, quanto, piuttosto, come fattore di rischio per lo sviluppo di danni vascolari (renali, cerebrali, coronarici). E’ stato dimostrato che la frequenza delle malattie vascolari aumenta a mano a mano che aumentano i valori di pressione arteriosa e che non esiste una separazione tra individui esposti a malattie vascolari e individui protetti, bensì una progressione continua di rischio. Pertanto, l’unica classificazione possibile consiste nel definire “normali” quei valori pressori non associati ad un aumento clinicamente importante di rischio cardiovascolare, e nel definire alti (ipertensione) quei valori che sono già chiaramente associati ad un importante aumento del rischio cardiovascolare.

Ci descriva nel dettaglio un’analisi dei valori.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si definisce ipertensione arteriosa una pressione sistolica di 140 o più mmHg e/o una pressione diastolica di 90 o più mmHg in individui che non stanno assumendo farmaci antipertensivi.

Qual è la forma d’ipertensione più comune?

La forma più comune d’ipertensione è quella primaria o essenziale, nella patogenesi della quale sono importanti i fattori ereditari ed ambientali, fra cui l’obesità, il consumo di sodio alimentare, l’eccessivo consumo d’alcool, il diabete. Solo in circa il 5% della popolazione ipertesa è riconoscibile una causa. Questa forma di ipertensione, definita secondaria, può riconoscere una causa renale (paranchimale o renovascolare), un’affezione della corteccia surrenale, come l’iperaldosteronismo primitivo, o della midollare surrenale e dei tessuti relativi, come il feocromocitoma, l’ipertiroidismo (ipertensione sistolica), l’ipotiroidismo (ipertensione diastolica), l’uso di contraccettivi orali, di farmaci antinfiammatori con steroidei, steroidi, antiasmatici, decongestionali nasali a spray, l’uso di cocaina, amfetamine, eccetera, l’abitudine di fumo, specie se associato a consumo di caffeina e/o alcool (soprattutto se superiore a 1-2 bicchieri al giorno), l’assunzione di liquirizia (ricca di uno steroide, l’acido glicirrinzinico). La maggiore parte dei pazienti risulta asintomatica fino alla stadio in cui inizia a comparire un danno d’organo; tuttavia nei pazienti ipertesi si riscontra un’aumentata incidenza di nicturia ed epistassi. Le caratteristiche della cefalea ipertensiva sono la sede occipitale, il carattere pulsante e l’insorgenza al mattino.

L’ipertensione costituisce un fattore di rischio importante, per numerose manifestazioni cliniche di malattie cardiovascolari?

Sicuramente sì. In base all’aumento dei valori pressori, in particolare: Ictus cerebrale sia emorragico che ischemico, pari rispettivamente al 34% o al 56%; Cardiopatia ischemica pari rispettivamente al 21% o al 34%; Scompenso cardiaco, l’incidenza di nuovi casi di scompenso cardiaco è in forte aumento nei paesi occidentali. Gli studi mostrano che il 91% dei nuovi casi d’insufficienza cardiaca è comparso in soggetti con ipertensione arteriosa; Insufficienza renale e Arteriopatia periferica.

Come si effettua la diagnosi?

Dal momento che la pressione arteriosa è caratterizzata da ampie variazioni spontanee, la diagnosi deve basarsi su molteplici misurazioni, effettuate in distinte visite. Per la diagnosi iniziale d’ipertensione è opportuno misurare la Pressione arteriosa in almeno tre occasioni, a distanza di una settimana.

Come si effettua una corretta misurazione?

  • Prima di procedere alla misurazione, è necessario che il paziente resti seduto per almeno 5 minuti in un ambiente confortevole, con il braccio disteso e libero da ogni indumento stretto, ed appoggiato a livello del cuore.
  • Se la misurazione avviene in posizione supina o eretta è opportuno che il braccio sia ugualmente rilassato ed appoggiato a livello del cuore. Una misurazione in posizione eretta è raccomandabile nei soggetti anziani, diabetici o in trattamento farmacologici.
  • E’ necessario astenersi dal fumo e dal consumo di caffeina e decongestionanti nasali nei 60 minuti precedenti.
  • Bisogna eseguire due misurazioni separate da un intervallo di almeno 2 minuti e considerare la media tra le due misurazioni. Un intervallo troppo breve tra le misurazioni impedisce un corretto svuotamento venoso e quindi un’attenuazione dei toni alla seconda misurazione, con possibilità di sovrastima della PA diastolica.
  • Un adeguato protocollo di calibrazione per determinarne l’accuratezza.

In base a quali elementi si decide la terapia?

La decisione di trattare un paziente con ipertensione, si deve basare sul livello della pressione arteriosa, e sulla presenza di altri fattori di rischio. Un metodo semplice mediante il quale quantificare l’effetto combinato di diversi fattori sul rischio assoluto futuro di patologia cardiovascolare prende in considerazione: l’età, il sesso, il fumo, il diabete, la colesterolemia, la storia famigliare di pregresse malattie cardiovascolari o renali in età precoce, il danno d’organo. L’organizzazione mondiale della sanità distingue, sulla base di questi criteri, quattro categorie di rischio cardiovascolare assoluto: a rischio basso, medio, elevano e molto elevato. L’obiettivo primario del trattamento del paziente è raggiungere la massima riduzione del rischio globale di morbilità e mortalità cardiovascolare. Ciò richiede la correzione di tutti i fattori di rischio reversibili che sono stati identificati, la cura specifica delle patologie concomitanti e il trattamento dell’aumentata pressione arteriosa. Dal momento che la relazione tra rischio cardiovascolare e pressione arteriosa è continua (vale a dire senza un valore soglia), l’obiettivo della terapia antipertensiva è di ricondurre la pressione arteriosa a livelli definiti come “normali o ottimali”.

E’ necessario modificare lo stile di vita e l’alimentazione?

In tutti i pazienti, compresi coloro che necessitano di una terapia farmacologica, devono essere istituite delle modificazioni nello stile di vita. Ai pazienti ipertesi fumatori deve essere raccomandato di smettere di fumare. La riduzione del peso corporeo di almeno 5 kg riduce la pressione arteriosa in gran parte dei pazienti, che spesso sono in sovrappeso, mentre ulteriori decrementi di 5 kg dovrebbero essere considerati a seconda della risposta e del peso iniziale e ideale del paziente. Malgrado l’evidenza che una moderata assunzione giornaliera di alcool può ridurre il rischio coronarico, ai pazienti ipertesi bevitori deve essere consigliato di limitare il consumo a non più di 20-30 grammi di etanolo al giorno, per gli uomini; e a non più di 10-20 grammi per le donne. Tutti i pazienti dovranno essere invitati ad evitare l’aggiunta di sale al cibo, il consumo di cibi molto salati (in particolare quelli in scatola), a mangiare più frutta e verdura, più pesce e a ridurre l’ingestione di grassi. Un’assunzione di sedano (6-8 gambi al giorno) può ridurre valori pressori elevati anche del 20%. I pazienti sedentari devono essere invitati ad intraprendere una attività aerobica di grado moderato in maniera regolare, con una passeggiata o passo sostenuto o una nuotata di 30-45 minuti, 3-4 volte a settimana. L’esercizio isometrico, come il sollevamento di pesi, può avere un effetto pressorio e deve quindi essere evitato. Vanno infine evitatati stress inutili.

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