Intervista al cantautore Martino Adriani

“È in arrivo la tempesta”

Fino ad oggi, e chi ha seguito un po’ il mio percorso musicale lo sa, è fuoriuscito per lo più il mio lato ironico, comico, scanzonato. Solo a tratti (citerei i brani “Marlene” e “Marì”) si è visto un Martino più intimo.

Spettacolo
Cilento giovedì 07 febbraio 2019
di Monica Acito
Martino Adriani
Martino Adriani © Unico

Partiamo con la domanda più banale, o forse più complicata. Partiamo dalla tempesta. A che tipo di tempesta alludi col titolo del tuo nuovo album, che è appunto “È in arrivo la tempesta?”

Fino ad oggi, e chi ha seguito un po’ il mio percorso musicale lo sa, è fuoriuscito per lo più il mio lato ironico, comico, scanzonato. Solo a tratti (citerei i brani “Marlene” e “Marì”) si è visto un Martino più intimo. Bene, con questo nuovo lavoro credo di essermi preso più sul serio, la mia scrittura è divenuta più riflessiva e più sincera. Non mi sono imposto nulla: è stato un processo naturale, probabilmente figlio dei trent’anni raggiunti. Questo disco racconta delle mie tempeste: quelle strazianti, che mi devastano, e quelle dolci, che mi rilassano.

“E’ in arrivo la tempesta” è anche una frase estrapolata da “Bottiglie di Chianti”, brano che parla di una storia d’amore ai titoli di coda, delle abitudini che cambiano e portano a giornate piene di malinconia e ricordi.

Il processo creativo richiede lo scrosciare di una tempesta e lo scoppio dei lampi per poter essere attivato, o la calma e la quiete sono la miglior medicina per la creatività?

Entrambe le cose, come accennavo prima. C’è la tempesta che ti sconvolge, che ti ferisce, che ti scuote così tanto da stimolare incredibilmente la scrittura. Il dolore, la rassegnazione, la malinconia sono sentimenti che ti fanno a pezzi. Pezzi che diventeranno parole e finiranno inevitabilmente in una canzone.

C’è poi la tempesta che ti culla, che ti coccola. Quella che ti riporta agli amori, alle muse, ai giochi di sguardi, alle seduzioni. Beh, questa tempesta scatena la dolcezza, il romanticismo, la gentilezza.

(Cosa c’è di più rilassante del rumore della tempesta, quando sei accucciato nel tuo letto, sotto le coperte?)

A tal proposito, parlaci della composizione di questo album, come l’hai vissuta e quali sono stati i luoghi e i sentimenti che l’hanno ispirato.

I luoghi non li ricordo con precisione, credo sia nato un po’ di qua e un po' di là.

E’ un lavoro sincero, in cui mi sono messo a nudo. Ci sono solo verità in questo disco: le cose che dico vengono dal cuore, senza freni.

Il tuo singolo, uscito qualche settimana fa, “Ariel”, è fresco, pieno di vita e ricorda una mattina d’estate. Il nome Ariel ricorda sia la famosa Sirenetta che un personaggio, appunto, dello spettacolo “La tempesta” di Shakespeare. Il parallelismo è voluto? Chi è la tua Ariel?

No, il parallelismo non è voluto. Credo che il nome Ariel si sposi alla perfezione con la protagonista della canzone. Ariel è musica, libertà, dolcezza. Ma è anche malinconia, nostalgia, mistero.

Come è la situazione musicale in Cilento?

Buona, c’è un discreto numero di band in attività. Ho molti amici musicisti a cui sono legato da affetto e stima, e con cui collaboro spesso. Ora vivo a Roma, per forza di cose, ma non perdo mai occasione per tornare a casa, dagli amici del “giro Cilentano”. Anzi, visto che parliamo di musica nel Cilento, permettimi di citare il team di musicisti che ha preso parte al mio album: Maurizio Sarnicola (anche alle registrazioni, al mix e alla produzione), Giovanni Rizzo, Luigi Buffalo Falcione, Paolo Coppola, Peppe Foresta, Massimino Voza, Francesco Detta.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Spero che “E’ in arrivo la tempesta” arrivi a più gente possibile. E spero di far bene col mio nuovo trio (con me Peppe Foresta e Massimino Voza) con cui nei prossimi mesi ho già in calendario una dozzina di date in giro per l’Italia.

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