Giunto in cima vedo alzarsi di fronte la sagoma di Caselle in Pittari, ai miei piedi, invece, intravedo la Bussentina che si tuffa verso il Golfo di Policastro.

6^ Tappa. Buonabitacolo – Sanza – Caselle in Pittari – Morigerati

​Questo mi rende chiaro che dovrò ripagare la facile discesa con un altro sforzo per risalire fino in cima alla collina dove è situato il borgo.​

Turismo
Cilento sabato 09 febbraio 2019
di Bartolo Scandizzo
Il Cammino del Parco - 6^ Tappa. Buonabitacolo – Sanza – Caselle in Pittari – Morigerati
Il Cammino del Parco - 6^ Tappa. Buonabitacolo – Sanza – Caselle in Pittari – Morigerati © Unico

Rema tutto contro la messa in opera della 6^ tappa del Cammino del Parco! Le previsioni del tempo non lasciano spazio alla mia voglia di portare a termine il percorso che comprende il tracciato di “Tre grotte e tre fiumi” (Castelcivita, Pertosa Auletta e Morigerati abbinata rispettivamente ai fiumi Calore, Tanagro e Bussento). La pioggia annunciata da una settimana mi fa muovere con molta calma nella mattina di sabato 19 gennaio 2019. Parto da solo verso il punto di partenza all’uscita di Buonabitacolo verso Sanza. Ho appuntamento con Massimiliano De Paola con il quale ho concordato un piano B: dedicarci ai rilievi altimetri e alle coordinate per geolocalizzare i vari punti di interesse del cammino.

Quando mi raggiunge all’uscita dell’autostrada di Polla, le nubi sono diradate e questo accende la mia speranza di partire di corsa verso la meta di Morigerati.

Il tempo di arrivare a Buonabitacolo ed avere la conferma che si può tentare l’impresa e subito mi metto in movimento. La temperatura è intorno ai 12°.

Il retro pensiero è sempre rivolto al “tempo” meteorologico quando passo davanti al cimitero del paese ma ormai il dato è tratto con l’obiettivo di arrivare almeno a Caselle: in caso di problemi posso sempre chiamare Massimiliano “inviato” a scattare fotografie che potranno ritornare utili per l’archivio di UNICO.

Sento bene il mio corpo che si muove in modo coordinato e ad un’andatura discreta e comunque in linea con l’obiettivo di voler superare i 20 Km di tracciato.

Dalla sinistra giungono i tonfi di rumore delle auto che sfrecciano sulla Bussentina. Io percorro, invece, la vecchia SS 517 che è semideserta e perfettamente in linea con l’idea di cammino che è stata immaginata.

La statale ha un tracciato che accompagna l’orografia del territorio alzandosi sulle basse colline e abbassandosi nei valloni superabili con ponti dalle curve agevoli.

A passo spedito mi avvicino a Sanza il paese dove da ragazzo ho passato giorni indimenticabili della mia gioventù sbarazzina ospite di zio Savino e Zia Giovannina cugini di mio padre e figlie della sorella di mia nonna, Elena.

Appena fuori dalla periferia del paese c’è lo stelo dedicato al ricordo di Carlo Pisacane che qui fu affrontato con i suoi “Trecento” dai contadini aizzati dal clero impaurito dai moti risorgimentali.

L’ingresso del paese è contrassegnato anche dal cartello che indica a chi vi arriva che si trovano nella terra dove si erge il monte Cervati, il “più alto della Campania”.

A differenza di altri borghi, c’è vita per strada e nelle botteghe che si affacciano sulla strada e sulla piazza dove campeggia la riproduzione di un cervo.

Il borgo antico si erge a forma di cono verso il cielo. Non ho tempo, né voglia di fermarmi e mi dirigo nella direzione di Caselle indicata sul cartello stradale. Avrei voglia di trovare una stradina alternativa alla statale, ma mi viene sconsigliato e proseguo con rinnovato fervore sulla discesa che mi consente di allungare un po’ la falcata.

Il cielo si apre per concedere ampi sprazzi di cielo azzurro e il sole che fa capolino tra le nuvole mi convince che certamente potrò arrivare a Caselle senza intoppi. Mi fermo a valle dove il ponte sul fiume Bussento mi porta direttamente alla bella fontana dove mi posso idratare. Il sole pare voler prendere il sopravvento fino al punto da farmi sentire caldo nella salita che mi riporterà, ancora una volta, in quota.

Giunto in cima vedo alzarsi di fronte la sagoma dei Caselle in Pittari, ai miei piedi, invece intravedo la Bussentina che si tuffa verso il Golfo di Policastro. Questo mi rende chiaro che dovrò ripagare la facile discesa con un altro sforzo per risalire fino in cima alla collina dove è situato il borgo.

Passo dopo passo, giungo al punto in cui la superstrada si appoggia alla collina dove c’è lo svincolo che porta in paese.

Sulla salita mi sento apostrofare da un pastore che mi consiglia di prendere la salita con più calma. Gli chiedo quanto manca al centro del borgo. Mi risponde che sono ancora due i Km da coprire.

Alle prime case decido che il “tempo” atmosferico mi concede ancora un po’ di tempo per tentare di arrivare a Morigerati. Chiamo Massimiliano per avvisarlo che può partire per venirmi a prelevare nel borgo della risorgiva del Bussento.

Anche Caselle mi vede passare senza troppo badare all’uomo che corre con passo cadenzato apparentemente senza meta.

All’incrocio che indica la strada per Casaletto Spartano, svolto deciso verso il grande sperone di roccia che domina l’intera valle del Bussento. Arrivo sul grande spiazzo dove è sorto il MU.VI. un museo multimediale dove sono riprodotti i fenomeni di carsismo che modellano forre, grave, doline ...

In questo punto c’è anche la deviazione che porta all’inghiottitoio del Bussento, ma io ho un altro obiettivo: giungere dove il Bussento risorge a nuova vita nell’oasi WWF di Morigerati.

Convito di trovarmi già prossimo alla discesa che porta al paese albergo, devo ricredermi e riconnettermi con il mio corpo per affrontare l’ennesima salita che mi si para davanti.

Non mi scoraggio e, sostenuto dal piacere di poter portare a termini l’ennesima tappa di questo percorso, proseguo verso il traguardo.

Finalmente scorgo il cartello dove la strada si biforca: a sinistra si procede per Casaletto Spartano, a destra si scende decisi verso la meta.

Porgo l’orecchio per capire se alle mie spalle sento l’auto con cui Massimiliano verrà a prelevarmi …

Ho ancora qualche Km davanti a me, per cui non mi preoccupo e procedo con buona lena. Mi fermo a bere alla fonte posta a circa un Km dal paese e, allo stesso tempo, sento bagnarmi la faccia da qualche goccia di pioggia. Nulla di preoccupante visto che il sole campeggia su buona parte della valle. Sullo sfondo vedo la frazione di Sicilì. Ancora poche falcate e potrò godermi la vista del monolite di roccia che domina l’ingresso di Morigerati. Quando giungo nella piazzetta situata a monte del borgo, cerco con gli occhi Massimiliano e l’auto, ma non vedo né l’una né l’altro. Decido di scendere fino all’ingresso dell’oasi e risalire in piazza per evitare di raffreddarmi. Al mio rientro in piazza trovo il mio amico e collega e, rapidamente, mi do una rapida lavata, mi cambio e sono pronto per ripercorrere la strada a ritroso. Appena il tempo di imboccare la superstrada in direzione Padula che si scatena un temporale che ci accompagna fino all’ingresso dell’autostrada. A Polla lascio il mio accompagnatore e procedo sulla strada di casa verso mia madre che vive a Piaggine. Risalgo la SP 11 del Corticato, taglio con una certa apprensione la nebbia che risale verso il monte Motola, scendo verso Sacco e risalgo verso il Vivo dove è situata l’omonima cappella e, infine arrivo nella piazza di Piaggine. Parcheggio rapidamente e imbocco la via Gaetano Ricci dove al n° 22 mi aspetta mia madre Giuseppina con un abbondante piatto di gnocchi per ripagarmi dello sforzo fatto.

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