Uscendo allo scoperto, il vento entra furioso nel mio andare. Una folata mi strappa il cappello e lo porta lontano chi sa dove, il campo in terra battuta costruito sulla spiaggia è spazzato dalla tramontana …

11^ tappa. Velia, Ascea – Pisciotta – Caprioli – Palinuro

Le mie previsioni di poter correre protetto dalle colline cilentane si sono avverate! Infatti il vento del Nord, infrangendosi sul Monte Stella e Monte Gelbison, si fa poco sentire mentre risalgo la SS 447 che da Ascea Marina...

Turismo
Cilento giovedì 14 marzo 2019
di Bartolo Scandizzo
11^ tappa. Velia, Ascea – Pisciotta – Caprioli – Palinuro
11^ tappa. Velia, Ascea – Pisciotta – Caprioli – Palinuro © Unico

In una giornata di sole con il vento a farla da padrone, eccomi sotto la torre di Velia per riprendere la mia “corsa” verso sud per andare a ricongiungermi al tracciato del nord che si è fermato alla stazione di Policastro.

Le mie previsioni di poter correre protetto dalla colline cilentane si sono avverate! Infatti il vento del Nord, infrangendosi sul Monte Stella e Monte Gelbison, si fa poco sentire mentre risalgo la SS 447 che da Ascea Marina porta al capoluogo e poi prosegue verso Pisciotta.

La temperatura è quella giusta per evitare una eccessiva sudorazione e, di conseguenza, una perdita di liquidi. I circa 5 Km di salita che mi porteranno in quota mi garantiscono un buon riscaldamento fisico e il panorama che si apre verso il mare aiutano la mente a rientrare nel clima di benessere che l’ambiente circostante garantisce.

Il primo tornante a destra mi “rinfaccia” la pianura del Velino dominata dalla collina di Velia, l’antica Elea, patria di Parmenide e Zenone sulla quale svetta la torre icona di Ascea.

Passo di fianco al cimitero di Ascea e mi avvicino al capoluogo inoltrandomi sulla bretella che taglia la collina per entrare nel centro storico dalla parte bassa del borgo.

Come in tutti i borghi cilentani, la domenica mattina c’è fermento sia per la gente che va a messa sia per quella che entra ed esce dai negozi per le ultime spese alimentari.

Passo velocemente lungo il corso e mi tuffo verso il vallone dove la strada fa un’ansa molto accentuata per giungere al punto “morto” che consente al ponte di scavalcarlo. Sulla sinistra si erge quel che resta dell’ambizioso progetto di collegare con una strada veloce Ascea a Palinuro: i piloni si alzano verso il cielo senza incontrare il cavalcavia. A destra, invece, si intravede l’imponente frana che taglia in due la SS 467. La discesa è rilassante dopo aver scarpinato per arrivare in quota, però, mi preoccupa un po’ il fatto che dovrò risalire per giungere a Pisciotta. Mi consolo perché il vento che batte a tappeto da Nord e rende bianche le onde controcorrente che increspano il mare sottostante, finora, non mi ha fatto troppo “male”.

Superato il ponte alla fine dell’ansa che si addentra quasi nelle viscere della montagna, mi metto al passo resiliente per risalire la china. Anche a piedi la strada ricoperta di cemento che si inerpica puntando verso il “cielo” fa una certa impressione, come mettono ansia i blocchi di cemento e i cartelli che dissuadono ad andare oltre chi non è autorizzato.

Arrivo in cima con un certo affanno, ma lo spettacolo di natura che mi si para sia di fronte sia alle mie spalle mi impone, più della fatica, di fermarmi a scattare qualche foto.

Riprendo a correre con la consapevolezza del fatto che davanti a me, fino a Palinuro, c’è una bella discesa da gustare.

Quando incrocio la strada che porta a Rodio non posso non ricordare le due gare del Circuito Cilento di Corsa che ho corso proprio a Pisciotta su un percorso di 16 Km di cui 8 in salita fino al bellissimo borgo posto in alto a dominare l’infinito mare.

Entro nel centro abitato e mi getto a capo fitto per le stradine che precedono il sentiero che scende ripido fino a Marina di Pisciotta.

Nel piccolo borgo marinaro, dotato di un porticciolo turistico con il cemento che si staglia nell’azzurro mare, mi rifaccio lo spirito guardando e ascoltando i pochi avventori (tre) che si crogiolano al sole davanti al bar.

Proseguo sul lungo mare ma subito mi rendo conto che non si passa e devo invertire la rotta e risalire lungo la stradina che mi riporta sulla SP 14 A.

Correre lungo la costa che scorre, mai la stessa, sotto di me allontana la monotonia del lungo tratto disabitato che mi tocca fare per raggiungere la stazione di Pisciotta.

Quando mi rimetto sulla SS 467, mi rendo conto che sono a pochi Km dalla mia meta: Palinuro.

Intanto, uscendo allo scoperto, il vento entra furioso nel mio andare. Una folata mi strappa il cappello e lo porta lontano chi sa dove, il campo in terra battuta costruito sulla spiaggia e spazzato dalla tramontana, solleva nuvole di sabbia. È sempre il vento che a volte mi spinge, altre quasi mi impedisce di avanzare che caratterizza l’ultimo tratto di questa tappa.

Ma ormai manca poco alla meta e non mi faccio intimorire.

Quando arrivo all’incrocio con la SR 562, mi fermo. La mia applicazione mi dice di aver percorso 28,800 Km. Sono soddisfatto, salgo in auto con Gina, raggiungiamo la spiaggia dove si erge l’Arco Naturale di Palinuro e, dopo una rapida doccia, ripartiamo alla volta di casa per il meritato pomeriggio di risposo.

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