Unico Patrimonio. Settembre 2019 #03 Piccoli Borghi

CONTRO EDITORIALE

Australia ed Argentina, altri mondi nei quali riconosciamo un po’ il nostro! ​

Turismo
Cilento sabato 19 ottobre 2019
di Bartolo Scandizzo
Ph Pixabay- Brown concrete House
Ph Pixabay- Brown concrete House © Ph Pixabay- Brown concrete House

Questa esperienza editoriale è da ricondurre proprio alla speranza di poter irrobustire l’esile filo che ancora collega i figli, nipoti, pronipoti … dei nostri conterranei alla terra dei padri

Australia ed Argentina, sono due realtà che, insieme a Gina, mia moglie, abbiamo scelto come destinazioni degli ultimi due viaggi che abbiamo intrapreso. Ci siamo immersi nelle due realtà, molto diverse tra loro, per fare un viaggio a ritroso nelle storie e nei luoghi delle persone che abbiamo incontrato e che abbiamo poi raccontato in due libri: “Il Cilento in Australia” (2017) e “Cilentani in Argentina” (2018).

È stato un modo esaltante di andare oltre le modalità con le quali si viaggia per turismo soffermandosi sugli aspetti storici, architettonici e di puro divertimento.

In queste due nazioni abbiamo scavato nei ricordi di quanti oggi vivono in modo dignitoso e consentono alle loro discendenze di vivere in modo disinvolto le loro esistenze grazie agli immani sacrifici fatti quando “qualcuno” dei loro antenati prese la decisione di lasciare i luoghi dove erano destinati a vivere per andare oltre il proprio destino.

Le tante persone che abbiamo incontrato ci hanno accompagnato nelle realtà di oggi con i loro pregi e i loro difetti, e ci hanno guidati nelle storie di vita vissuta delle loro famiglie per poter conquistare per loro stessi e per la loro discendenza il diritto a vivere in un mondo migliore.

Tutti sono consapevoli che la realtà sociale ed economica in cui oggi si trovano a vivere è il frutto del lavoro di chi aveva colonizzato quelle terre situate nell’Altro Mondo prima che loro arrivassero, senza parlare di chi le abitava da migliaia di anni. Allo stesso tempo sono orgogliosi che la situazione attuale è anche merito di chi, come loro, è arrivato in un secondo e in un terzo tempo.

Alla base di tutto c’è stato il lavoro e la determinazione ad agire con la speranza, che gradualmente si trasformata in certezza, di poter garantire a loro stessi e alle future generazioni, oltre ad una cittadinanza fatta di doveri e diritti, anche di una terra da poter chiamare patria.

Sono tante le storie ricavate dalle interviste fatte in Australia ed Argentina, ma tutte hanno un comune denominatore che si rifà alla determinazione con cui chi è partito ha tagliato definitivamente i ponti alle sue spalle. Si è quasi sempre trattato di viaggi per i quali era stato staccato un biglietto di solo andata: soprattutto per chi partì nella seconda metà dell’‘800 per le Americhe.

Per l’Australia il discorso è stato un po’ diverso ma, in ogni caso, fu un tuffo nell’ignoto mondo del quale non si conosceva a fondo la realtà. Il tutto, però, era attenuato dalla certezza del “richiamo” parentale dove poter ricoverare e consolidare le proprie speranze di successo prima di crearsi una famiglia e aprire un nuovo capitolo di vita.

Tra tantissimi che ce l’hanno fatta, c’è stato sicuramente chi non è stato in grado di sopportare le immani difficoltà di un trapianto o la vergogna dei primi insuccessi e sono periti senza poter concretizzare il loro sogno. A loro, uomini, donne e bambini, va il pensiero fraterno di chi li ha immaginati vagare senza meta davanti all’Albergo dell’emigrate di Buenos Aires o sulla Banchina della Spose a Perth.

Questa esperienza editoriale è da ricondurre proprio alla speranza di poter irrobustire l’esile filo che ancora collega i figli, nipoti, pronipoti … dei nostri conterranei alla terra dei padri.

C’è anche la remota aspirazione di poter riannodare il legame con chi non ricorda nemmeno di essere al “mondo” perché i suoi avi erano partiti da un altro “mondo”: il nostro!

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