Sul momento di crisi mondiale dovuto al diffondersi del Covid 19, tanti, hanno confessato di essersi aggrappati alla fede per superare tanti momenti di sconforto.

Sala Consilina, domenica scorsa Passeggiata nel Creato

Don Domenico Santangelo: “Prendiamo consapevolezza della natura come dono del Signore”

Turismo
Cilento domenica 13 settembre 2020
di Antonella Citro
Don Domenico Santangelo
Don Domenico Santangelo © Unico

Passeggiata nel Creato è il nome dell’evento che ha avuto luogo domenica 6 settembre a Sala Consilina, ne abbiamo parlato con don Domenico Santangelo parroco delle chiese di San Pietro e Santo Stefano. La partecipazione alla passeggiata è stata libera e attenta al rispetto delle normative antiCovid19, è iniziata alle 9 davanti la chiesa di San Pietro Apostolo a Sala Consilina e poi il gruppo si è diretto verso località Allegracore, da qui è iniziato un percorso suggestivo magari sconosciuto a molti sino a quel momento. “Abbiamo voluto attualizzare l’attenzione che il Santo Padre e la Chiesa italiana da anni stanno dedicando al tema del creato - dice - un tema che, anzi, è diventato da due anni a questa parte una dimensione di un progetto più ampio che si chiama Tempo del Creato che va dal 1 settembre al 4 ottobre, un tempo nel quale siamo invitati a prendere più consapevolezza di questo grande dono che è la natura, il creato, l’ambiente e tutto ciò che ci circonda, ci da vita. Allora ecco che abbiamo voluto sostare nel creato per comprendere un po’ di più questo dono, spesso infatti non riusciamo ad avere quella consapevolezza quella cura e quel rispetto che è necessario, allora abbiamo voluto vivere questa giornata facendo nostre dimensioni, questi atteggiamenti che sono del corpo ma anche dello spirito che si vuole elevare nella natura e nel creato per respirare e comprendere maggiormente questo grande regalo che è stato affidato all’uomo e di cui ognuno di noi ne è custode”. Sul momento di crisi mondiale dovuto al diffondersi del Covid 19, tanti, hanno confessato di essersi aggrappati alla fede per superare tanti momenti di sconforto, su questo, don Domenico riflette: “Anche io stesso all’inizio ero incerto perché ovviamente ci sono state le preoccupazioni però è importante anche il voler vivere questo aspetto della vita umana e della vita di fede nella natura e nel creato, all’aperto, anche per comprendere le debolezze, le vulnerabilità che hanno segnato e che segnano ancora il nostro presente ancora incerto proprio perché non sappiamo come evolverà. Questo fermarci vuol dire anche fare attenzione, abbiamo vissuto la giornata rispettando tutte le norme che le autorità civili e politiche hanno indicato in questo tempo nel quale abbiamo vissuto la pandemia. Abbiamo fatto attenzione dunque alla distanza di sicurezza, abbiamo evitato assembramenti, abbiamo usato la mascherina, il disinfettante per le mani, abbiamo voluto vivere nella serenità, ma anche con la sicurezza adeguata perché è importante prestare attenzione al bene grande che è la vita dell’uomo e la natura. Per tutti questi motivi, quindi, ogni essere vivente va salvaguardato e tutelato con questa cura fondamentale che è imprescindibile per il bene di ciascuno”. “Abbiamo voluto vivere con la lode aperta al Signore - termina il parroco - è stato un modo per riposare dalle fatiche del quotidiano visto che le corse di tutti i giorni sono note e questo tempo ci ha imposto di correre anche un po’ di più. Questo periodo è servito così a fermarci per dire fai attenzione a come vivi il tuo tempo perché è un dono fondamentale. La natura ci aiuta in questo, il creato ci allarga lo spirito del cuore e ci allarga l’anima, ci allarga veramente il corpo stesso. Ci fa respirare a pieni polmoni come il dono che Dio ha voluto affidare a ciascuno di noi. Un dono da accogliere sempre con grande senso di responsabilità”.

Antonella Citro

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I commenti degli utenti
  • Pietro de Bellis ha scritto il 13 settembre 2020 alle 21:50 :

    Bisogna trascorrere più momenti del genere e pensare la funzione che abbiamo in questo creato riflettendo sui danni che abbiamo fatto. Rispondi a Pietro de Bellis