I luoghi di San Matteo: la festa di settembre a Salerno che lo venera come Santo Patrono

“Folta anche la rappresentanza di città e paesi della provincia, della Valle dell'Irno come dell'Agro nocerino sarnese, della Costiera Amalfitana come di quella Cilentana”

LIUCCIO GIUSEPPINO I Viaggi del Poeta
Cilento - venerdì 14 settembre 2018
La Cripta di San Matteo
La Cripta di San Matteo © n. c.

È in libreria una mia plaquette dal titolo: I LUOGHI DI SAN MATTEO (Pectica edizioni).

Io non faccio lo storico, ma il giornalista. E da giornalista ho ripercorso il viaggio delle Sacre Spoglie dell’Apostolo dalla chiesetta di Casalvelino, luogo dove furono trovate e conservate per lungo tempo, alla bella ed artistica cripta del Duomo di Salerno, passando per Rutino, per il Santuario della Madonna del Granato al Calpazio, con un’attenzione ovvia e naturale, nella parte finale, alla festa del 21 settembre nella città, che lo venera come Santo Patrono. E proprio dalla “narrazione” della festa è estrapolato il pezzo che ripropongo qui di seguito.

Il 21 agosto il solleone picchia duro. E in una città di mare la gente cerca refrigerio negli stabilimenti balneari a carezza di brezza. Eppure i Salernitani nel pomeriggio lasciano sedie a sdraio ed ombrelloni e fanno ritorno a casa. L'appuntamento per tutti è alle 19,00 alla Cripta del Duomo per la funzione eucaristica sulla Tomba del Santo Patrono, ma soprattutto per seguire la processione lungo via Roberto il Guiscardo e fino al quadriportico del Duomo e partecipare alla cerimonia dell'Alzata del Panno sul pennone più alto. Il sacro telo rappresenta San Matteo sul Golfo della Città quasi a dare forza icastica alla scritta “Salerno è mia, io la difendo”. E la memoria storica va al lontano 1554, quando il pirata Barbarossa fu allontanato anche per la protezione del Patrono. La processione si snoda litaniando sotto l'occhio devoto dei fedeli che assiepano la strada e lo slargo del Duomo e si segnano al passaggio dei portatori con il clero processionante, su cui spiccano i paramenti dell'Arcivescovo Primate. È quasi una riappropriazione da parte della città, che è rappresentata dalle massime istituzioni, dell'orgoglio e della garanzia della protezione dell’Apostolo Evangelista. Il giorno della Festa è lontano. Manca un mese, che sarà impegnato, sul piano religioso, in un percorso di fede e di meditazione spirituale attraverso tridui, sante messe e riflessioni di predicatori dotti, e, sul piano civile, dalle riunioni continue degli organizzatori degli eventi: luminarie, fuochi d'artificio, bande musicali e concerti in piazza. Febbrile anche la preparazione delle "paranze" con i portatori a fare le prove per la grande parata, di fede ma anche di folclore, della solenne processione.

Il 21 settembre è festa grande e la si respira nell'aria, nelle glorie delle campane, negli sciami dei devoti che si accalcano al Duomo con il vestito della festa in tempo utile per posizionarsi sui banchi di prima fila e non perdere neppure un particolare dell'arrivo delle Autorità civili e militari, dei vescovi concelebranti, dei canonici dell'arcidiocesi lustri e pomposi nelle vesti violacei. Sono scesi dalle frazioni delle colline: Sordine, Ogliara, Matierno, Fratte, Giovi, come da quelle di nuova urbanizzazione Arbostella, Pastena, Mercatello, Torrione. La fanno da padroni quelli del Centro Storico, accomunati, per una volta tanto, dalle devozione per il Santo e mescolati senza distinzione di classe o di censo. Folta anche la rappresentanza di città e paesi della provincia, della Valle dell'Irno come dell'Agro nocerino sarnese, della Costiera Amalfitana come di quella Cilentana, della Piana del Sele come del Vallo di Diano, che si sentono protagonisti tutti di una festa, che venera un Santo, che è sì il Patrono della città capoluogo, ma in parte è avvertito ed intimamente riconosciuto come tale anche dall'intera provincia. Questa partecipazione corale la si avvertirà ancora di più con la solenne Processione del pomeriggio avanzato, che già trasmigra nella sera. È corsa ad accaparrarsi in tempo utile le postazioni per la migliore visibilità. Sono fortunati quelli che dispongono di parenti ed amici con case sul percorso, meglio se dotate di terrazze o balconate. La panoramica dall'alto offre un colpo d'occhio straordinario con forti scosse emozionali. È interminabile e colorato il serpentone umano che caracolla giù dal Duomo ed inonda zigzagante le vie strette del Centro Storico per dipanarsi arioso su Via Roma a vista mare e rientrare ancora per quelle che furono le strade della nobiltà e della borghesia danarosa (Porta Catena, Largo Campo, Via Da Procida, Via Mercanti). Ed ha una sua liturgia, carica di simbolismo la successione di associazioni, congreghe, ordini monastici e sacerdotali nella postazione della processione. Aprono le numerose associazioni del volontariato. A seguire le Confraternite, i sacerdoti della diocesi, i seminaristi, i religiosi e le religiose, le dame e i cavalieri dell'ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, gli scout, i confratelli e le consorelle delle Congreghe. Poi le statue: San Gaio, Sant'Ante, San Fortunato, i Martiri Salernitani vittime della persecuzione di Diocleziano. Sono i compatroni della città di Salerno e tutti rigorosamente sulle “paranze” trasportate a spalla dai portatori, che si tramandano la tradizione di generazione in generazione: Poi la paranza di San Gregorio VII, morto e sepolto a Salerno. A seguire la statua di San Giuseppe, la più pesante (sette quintali) e con il maggior numero di portatori (40). Ed infine la paranza di San Matteo trasportata dai lavoratori del porto, come da tradizione. Ci sono tre soste d'obbligo, la prima all'antico monastero di Via Duomo, sede del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, che con decreto papale del 1934 scelse San Matteo come protettore del Corpo, in quanto come si legge nella narrazione evangelica l'Apostolo faceva l'esattore delle imposte quando subì la folgorazione del Maestro, che lo invitò a seguirlo. La seconda è a Palazzo Sant'Agostino, sede dell'Amministrazione Provinciale, La terza al Palazzo di Città, simbolo dell'autorità civile. Poi la lenta ripresa per le strade dell'interno, ricche di memorie storiche e calde di tradizioni popolari. E chi abbia voglia di cogliere qualche nota di colore potrà constatare come al seguito del Santo avanzano impettite le autorità a registrare il grado di popolarità dall'intensità degli applausi e dai sorrisi di saluto da parte della folla che si assiepa lungo il percorso. E poi tutti con il fiato sospeso per la corsa finale alla scalata del Duomo tra gli applausi frenetici della folla che guarda incantata e si segna quando i portatori fanno girare la statua quasi a benedire i fedeli.

È sera avanzata quando santi, concelebranti ed autorità rientrano nella Cattedrale per i convenevoli dei saluti. Le statue riprendono il loro posto nelle nicchie, la gente sciama verso il mare, dove di lì a poco esploderà la gara dei fuochi d'artificio ad illuminare a giorno le colline della Costa d'Amalfi, da un lato, e la Piana di Paestum dall'altra tra gli “Oh! Oh!” dei tanti che affidano desideri e speranze ai giochi floreali di granate che esplodono nel blu/lavagna del cielo. Il classico colpo scuro mette fine alla festa. La gente stanca ma soddisfatta a passi lenti se ne torna a casa con il chiacchiericcio che riecheggia tra i vicoli.

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