Il mio vagabondaggio culturale e politico per l’Europa

Le tappe di Parigi, Bruxelles e Strasburgo

LIUCCIO GIUSEPPINO I Viaggi del Poeta
Cilento - giovedì 13 dicembre 2018
Parlamento Europeo
Parlamento Europeo © n. c.

Molti dei miei lettori che mi hanno seguito nel mio percorso lavorativo sanno che posso vantare, tra l’altro, la mia collaborazione di circa 30 anni alla RAI, per la quale ho ideato, realizzato e condotto numerose trasmissioni sia radiofoniche che televisive. Cito, tra le altre: Obiettivo Europa, Venti d’Europa, L’età dell’oro, Racconto Italiano, ultima udienza per la Terra, Le capitali europee della cultura. Da questo elenco si evince chiaramente che alcune di esse hanno la firma di Liuccio come giornalista della carta stampata e della RAI e come uomo di cultura e che il tema trattato è stato il problema dell’ Europa. Ci ho pensato molto in questi ultimi giorni, quando la violenza del movimento dei gilets gialli ha devastato Parigi, infliggendo un colpo pesante alla credibilità politica di Macron; e la follia omicida del terrorismo internazionale ha attaccato con spregiudicatezza inaudita il simbolo stesso dell’Europa nel mondo: il paramento di Strasburgo. Profondamente amareggiato, ho ripescato dalle pagine del mio romanzo di discreto successo di pubblico e di critica. (Vinse tra l’altro il Premio Montale fuor le mura che ritirai a Monterosso a Mare). Pubblico qui di seguito una parte della mia lunga Lettera a Mia Madre.

“… Nei miei vagabondaggi per l‘Europa, ti telefonai da Parigi. Rappresentavo la Rai in un convegno internazionale sulla figura e sul ruolo del giornalista nella prospettiva comunitaria. Si teneva alla Sorbona, il tempio delle Università. Avevo acquisito la padronanza del tema e me la cavai egregiamente, anche se la città, la sede e l’uditorio internazionale qualificatissimo mi incutevamo soggezione. Era di maggio e all’uscita gridai all’unisono con i passeri impazziti di luce a volo chiassoso dai tigli. Mi esplose nel cuore il ricordo del fragore dei passeri a volo di stormi dai tigli della piazza al paese. E pensai da dove ero partito e dove ero arrivato. Avevo urgenza di comunicarti la mia soddisfazione e contagiartene. E mi avviai spavaldo sottobraccio alla felicità giù giù per Quartiere Latino a specchiarmi raggiante nelle vetrine di Saint Germain. E salutai dalla riva i gitanti assiepati sul vaporetto a scivolo sulla Senna. E la scia d’argento delle acque sfrangiate fu sottofondo al mio solitario sorriso di autostima. Notre Dame accendeva bagliori d’oro alla rifrangenza del sole. E mi apparvero in una luce nuova anche I Miserabili di Victor Ugo e le pene d’amore del gobbo Quasimodo. Camminai da trionfatore gli Champs-Élysées e dominai la città dalla Torre Eiffel. Respirai l’atmosfera di Montmartre ed inseguii i miei sogni di artista. Al Louvre mi calamitò il sorriso magnetico della Gioconda. Cantai la mia vittoria con la Nike di Samotracia, coltivai desideri di donne dalle fattezze della Venere di Nilo. Al padiglione dell’Arte Greca i reperti di Paestum mi riportarono sulle ali della nostalgia alla nostra terra. E mi baluginò negli occhi, ferendomi di dolcezza, l’ocra delle colonne doriche del Tempio di Nettuno in quella lontana mattinata di primavera, quando desti risposta al mio stupore di bambino curioso con quell’essenziale spiegazione “Sò li sieggi re Piesto”. E risalii la collina a conquista di piazza di paese ed irruppi nella nostra casa, luminoso e prezioso tempio per te, dea e vestale della mia casa, Era feconda di vita, Venere spumeggiante di bellezza. Minerva vivida di intelligenza.



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I recenti disordini, organizzati dal movimento dei gilet gialli, mi hanno ripotato agli anni lontani della mia collaborazione con la Rai con la quale avevo un contratto per la realizzazione di una trasmissione che andava in onda tre volte la settimana e che realizzavo alternativamente a Parigi, Bruxelles e Strasburgo.

Questa poesia risale a quel periodo, come ho scritto in un articolo che viene pubblicato contemporaneamente da Unico Settimanale e Positano News, in una feconda collaborazione da alcune settimane a questa parte.

Buona lettura ai miei lettori delle due coste. L’amalfitana e la cilentana.



Mi ricordo una sera a Saint Germain.

M’ero fermato per le caldarroste

All’angolo di strada con la neve.

Parigi nell’addobbo di Natale.

Mi catturò una bella fattucchiera

maestra dell’amore mercenario

a complice lettura della mano

con negli occhi bagliori di peccato

Felicità predisse e dolce amore

A lungo tirocinio i dolore

E “Bon Noel!” pagato a cento franchi

nella voce arrochita dal tabacco.

Ho scontato pedaggio alla dogana

attesa lunga a segno di dolore.

Ma già mi si frantuma la speranza

E già s’invola profezia d’amore.

Ritornerò a Parigi a Saint Germain

Ritenterò la sorte alla lettura della mano da bella fattucchiera

Maestra ne MI RICORDO UNA SERA A SAINT GERMAIN

(Tratta da Giuseppe Liuccio. AMORE E AMORI - Edizioni dell’Ippogrifo)

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