La poesia del Natale Cilentano

La poesia del Natale Cilentano

“All’angolo di strada la vecchietta con il banchetto delle caldarroste fumanti di profumi che sanno di antico!”

LIUCCIO GIUSEPPINO I Viaggi del Poeta
Cilento - giovedì 20 dicembre 2018
Struffoli
Struffoli © n. c.

Ho sottomano l’ultimo numero dell’interessante mensile, l’Editoriale, il giornale voce autorevole e simbolo (testimonianza) del Basso Cilento. È l’ultimo non solo in senso temporale, ma anche, purtroppo, in senso definitivo, perché chiude.

Lo creò l’amico Angelo Guzzo e ne è stato autorevole direttore. Io ne sono stato collaboratore entusiasta sin dal primo numero non tanto e non solo per stima profonda e calda amica con Angelo, ma anche perché era un contributo per la storia e le tradizioni del Golfo di Policastro e della sua capitale storica e geografica, Sapri. Da questo ultimo (?) numero in edicola estrapolo un mio pezzo e lo ripropongo qui di seguito come ulteriore atto di stima per il Direttore ed insieme attaccamento alla storia di Sapri del Golf, in cui dispongo di tanti cari amici.

Già a fine novembre a Roma come in tutte le grandi città, si comincia a respirare “ARIA DI Natale”. Le vetrine sfavillano di luci gli addobbi, i marciapiedi delle vie più note e frequentate sono coperti da tappeti multicolori, e i fiorai avventizi offrono, a prezzi stracciati, stelle di Natale di ogni dimensione e mazzi di pungitopo carchi di bacche, che fanno gola alle signore per l’arredo festoso delle case. Vanno per la maggiore anche le felci squillanti di verde e le zolle di muschio ricercate per il letto del presepe. All’angolo di strada la vecchietta con il banchetto delle caldarroste fumanti di profumi che sanno di antico! Mi aggiro tra la ressa a conquista della libreria, abitualmente deserta, ma affollata in questo periodo e, solo pur tra tanta folla, corro con cuore, anima e pensieri, alla mia terra lontana, dove l’aria di festa non è ancora arrivata. E la memoria si fa poesia nella corposità di immagini e memorie. Durante la mia infanzia, ma credo anche adesso, i primi indizi delle feste natalizie si materializzavano con l’Immacolata. La vigilia la cena di magro a base baccalà fritto e insalata di rinforzo, c on nonne e mamme, che per l’occorrenza “ngegnavabno” la dispensa con i prodotti dell’orto lavorati in estate e conservati per l’inverno, così come nonni e papà spillavano dalle botti il vino nuovo, Erano d’uso anche i vermicelli con le alici semplicemente con olio, aglio e peperoncino. Ci si sarebbe rifatti l’indomani con fusilli o cavatielli al sugo di castrato con una abbondante velatura di ricotta salata e, a seguire, salsicce e carne di maiale con broccoli “scoppettiati” nell’oloio fresco di molitura, E poi il trionfo della frutta, mele conservate sui graticci, l’uva “roia” rusecarella e i meloni vernini profumati e pastosi e ancora fichi secchi, castagne, mandorle e noci, quasi per una prova generale del cenone della Vigilia di Natale. Era il giorno del debutto degli zampognari, che rispolveravano cornamuse e ciaramelle e gonfiavano le gote rubizze di vino e fredde per piazze, strade, vicoli e case per la gioia dei bambini e con qualche lacrima di malinconia degli adulti. La preparazione l Natale era lunga. Cominciava il 16, con la novena, che avveniva rigidamente di mattina. E poi arrivava la festa tanto attesa. Ed io ricordo nitidamente la ritualità della vigilia- Tornerò anche quest’anno al paese, per Natale. Troverò zeppole, struffoli e “nocche”; mi ferirà di dolcezza malinconica il suono delle ciraramelle. Mi incanterò ai presepi nella chiesa, nella piazza, negli angoli caratteristici e strade, nelle case di parenti ed amici, mi mancherà la faccia di luna piena di ia madre. La complicità caldamente sorniona di mio padre a porgermi “n’arciola re vino tuosto” vigna, orgoglio di famiglia e rivivrò alla moviola della vita la mia infanzia lontana. Non so ancora per quanto! Ma mi piacerebbe che queste belle tradizioni mi sopravvivessero a lungo. Non so se ho l’autorità per farlo e, soprattutto per essere ascoltato… ma mi piacerebbe se le nuove generazioni conservassero e perpetuassero questa straordinaria memoria storica.

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