Caio Trebazio Testa giureconsulto di Elea

Caio Trebazio Testa giureconsulto di Elea

LIUCCIO GIUSEPPINO I Viaggi del Poeta
Cilento - mercoledì 20 novembre 2019
Mulino - San Biase (Ceraso)
Mulino - San Biase (Ceraso) © Web

Il prestigioso periodico di attualità e cultura NUOVO MERIDIONALISMO, a cui collaboro da alcuni mesi, pubblica nell’ultimo numero un mio articolo dedicato a Caio Trebazio Testa giureconsulto di Velia, che disponeva di una villa lungo la strada da Velia a Ceraso, dove spesso ospitava ospiti illustri della cultura romana (Cicerone, Orazio e Virgilio, Ne estrapolo qui di seguito un estratto, per rendere un omaggio ad Elea, ma anche per stimolare i miei amici s cilentani di recuperare una bella rivista da leggere e propagare.

Mi lascio alle spalle il mare e la pianura di Casalvelino, con i filari geometrici dei pescheti e le serre bianchicce degli ortaggi, fecondati dalle acque dell’Alento. A destra il Castello di Velia, carico di storia, a sinistra la collina di Castelnuovo Cilento con i merli turriti del Castello dei Talamo, che, nella buona e nella cattiva sorte, furono “signori” della contrada. La strada sale a comodo falsopiano verso l’interno e l’ultimo rettangolo pianeggiante si restringe ad imbuto con l’arabesco dei “casini” di campagna, vanto e gloria dei feudatari, che dai petti di collina dominarono i latifondi. La Petrosa e il Muoio sono contrade del contado di Ceraso, che ride di sole lassù fra il verde degli uliveti. Il Palistro ferisce, zigzagante, i coltivi, che, verso la pianura, sono riserve di biade, fienagioni ed ortofrutta. Qualche chilometro fra tornanti comodi ed il paesaggio cambia. Gli ulivi secolari testimoniano che siamo in una delle “città dell’olio”, titolo di cui Ceraso si fregia con motivato orgoglio. È un paese che frequento da sempre. Mi ci recavo in pellegrinaggio d’amore e di cultura, a testimonianza di stima e di affetto a Pietro Ebner, prima che la morte privasse il Cilento di uno dei suoi figli migliori, studioso acuto che seppe indagare con rigore nella storia del territorio, esaltandone belle pagine sconosciute ai più. Un’altra bella intelligenza è quella di Vincenzo Guarracino, critico letterario di buon livello, che, nell’eremitaggio di Como è ferito da lacerante nostalgia, suppongo, per quella sua casa a ridosso delle montagne con il cuore all’infanzia lontana a strazio di girini nelle acque del Palistro. Nel centro storico è tutto da godere lo spettacolo delle case gentilizie con i portali di pietra ad arredo di vicoli lastricati e levigati dal passo dei secoli. Bella la chiesa di San Nicola. Fastosa e memorabile la processione dell’Assunta, che si carica di particolare solennità a cadenza quinquennale.

Ad avere voglia e tempo è tutto da godere lo spettacolo delle campagne, che, a corona di centro storico, scalano la collina o scivolano a valle e che dispongono di moderni e razionali impianti di irrigazione, che hanno contribuito a dissodare e fecondare terre incolte e rendere più produttive le vecchie. E c’è festa di legumi ed ortaggi nei coltivi, vanto dei contadini, che espongono prodotti di qualità nel vicino mercato ortofrutticolo di Vallo della Lucania. Il comune capoluogo figlia frazioni a monte e a valle. Massascusa è un pugno di case nella campagna verde. È lambita dal corso del Palistro, le cui acque rendono fecondi i piccoli appezzamenti di campagna, ricchi di ortaggi. Il fiume è sacro al territorio e ne ha scandito la storia insieme al Badolato, che dal Gelbison scende giù a valle, attraverso le campagne di Novi e Vallo della Lucania e, sotto Pattano, si fonde in uno scenario bello dal punto di vista ambientale, con il Palistro, appunto, ed insieme vanno ad ingrossare l’Alento, che, a corso pacioso, raggiunge la pianura e si getta, a foce larga, nel mar greco di Velia. Più su San Biase, quasi alle falde del Gelbison. Vive di agricoltura e di artigianato, fiorente quello del legno, e vanta qualche imponente palazzo gentilizio, Ferrara, dove si è materializzata la grande storia delle rivoluzioni cilentane, soprattutto quella del 1828. Per gli appassionati di trekking è delirio di piacere, a caccia di specificità ambientali, il sentiero sterrato che porta alle sorgenti del Palistro e, soprattutto, la scalata della mulattiera che porta al Passo Beta ad oltre 1300 metri di altezza Santa Barbara è a sud verso Ascea. Il centro storico dispone di belle linee architettoniche e le nuove costruzioni si inseriscono spesso con garbo ed armonia nel vecchio. È lambito dalla Fiumarella, il fiumiciattolo che sfocia nei pressi di Velia e che fu una delle principali vie di comunicazione dalla costa verso l’interno, lungo le quali si sviluppò intenso il commercio del sale, che nel mondo greco/romano costituiva un bene prezioso per l’alimentazione.

Accorsate le feste di Sant’Elia e San Rocco e, soprattutto, di Santa Barbara, la protettrice. Ai piedi della Montagna Sacra sorge una minuscola cappella, dedicata alla Madonna del Monte sacro, dove ai primi di settembre si radunavano, e in parte si radunano ancora, i pellegrini in partenza per il Santuario del Gelbison.

La “cilentana”, moderna strada a scorrimento veloce, se, da un lato, ha rotto l’isolamento del territorio e ne ha consentito la rinascita economica dando impulso all’edilizia, alle mini imprese artigianali ed industriali a gestione familiare, alla stessa agricoltura, che ha conosciuto un rilancio con l’esaltazione di prodotti vecchi e nuovi, dall’altro ha rotto l’incantesimo delle atmosfere raccolte del piccolo borgo che viveva legato a tradizioni secolari e a valori di calda umanità, di cui era orgoglioso e geloso. La “strada dell’olio” è una grande risorsa non tanto e non solo per far conoscere ed apprezzare uno straordinario prodotto di qualità, ma anche e soprattutto per consentire la fruizione di beni culturali ed ambientali, che trovano negli ulivi secolari il loro punto di forza e nelle campagne verdi lo scenario impareggiabile di relax e di armonia in un perfetto equilibrio tra uomo e natura. E a pochi chilometri di distanza il mare racconta con la nenia della risacca sulla battigia la grande storia dei Porti Velini, popolati di traffici e commerci, con partenze ed approdi per e dalle rotte del Mediterraneo. E di qui è passato Cicerone in visita all’amico Caio Trebazio Testa. Vi hanno sostato Virgilio ed Orazio a cura di gotta nelle acque della salute. E nell’aria si respira il Grande Pensiero Antico, con la figura solenne di Parmenide, assertore inflessibile dell’Essere e quella di Zenone, bello come un dio, coraggioso difensore della libertà contro il tiranno Nearco ed inventore della logica nella arditezza dei sofismi. Qui l’apologo di Achille piè-veloce, che insegue la tartaruga, senza mai raggiungerla, è impareggiabile simbolismo di tranquillità ed “otium” creativo tra montagna e mare, nel verde delle fertili campagne, spesso anche con il sottofondo della poesia e la nobile tradizione della Cultura. Ceraso che dipana case e chiese/dalla montagna a slargo di pianura/è feconda di terre ad acque irrigue/del Palistro nel corso verso il mare./E gli uliveti a bigio di fogliame/filano oro al chiuso dei frantoi/E’ sapida la via verso il Beta/al carico prezioso di commerci/di sale dalla costa per l’interno./ E in gara con gli uccelli migratori/volano di Parmenide i pensieri/ e di Zenone a filo di sofisma./ Sulla costa Virgilio e Cicerone/a passi lenti in dotti conversari/in una con Orazio e con Trebazio/che tenne villa a Velia nella gloria/ antica a pregio di memoria

Proprio così. Qui nacque ed ebbe dimora in una villa prestigiosa Caio Trebazio Testa, celeberrimo giureconsulto, come lo definisce Gennaro Terracina da Manfredonia nella “biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli”. Ne fissa la data di nascita nell’anno 655 di Roma, 96 avanti l’era volgare. Parla di Velia con orgoglio di identità e di appartenenza, con roboante enfasi. “…In questo angolo della terra ove natura versò tutti i tesori del suo vasto impero. Ed ove ride eterna primavera, quelle vive scintille che destarono nei petti dei nostri avi la gloria delle armi, svegliarono anche la bramosia del sapere, noi, e quando fummo greci e quando divenimmo lucani non avemmo nel campo e nell’ippodromo, nelle accademie e nei licei, popoli in Europa che emulare o sopravanzare ne potessero. Con queste premesse e facile fare l’elenco degli amici, politici influenti, letterati di chiara fama che resero famosa e prestigiosa la Villa di Trebazio, i resti profumano di ginestre nel fasto della primavera lungo la strada che dal mare di velia sale lungo i comodi tornanti per Ceraso, mentre gorgogliano limpide e cristalline le acque del Palistro, a confondersi e fondersi con i pensieri di Parmenide prima e i canti dei rivoluzionari, cilentani dopo, molto dopo. E sotto i portici giganteggia nella fantasia il profilo di Cicerone, che disegna strategie politiche. Virgilio ed Orazio dissertano di poesia e gli amici filosofi rivaleggiano tra stoicismo ed epicureismo e Trebazio tesse e consolida i suoi rapporti di amicizia con Cesare e Ottaviano Augusto, e, influenza insieme a Cicerone politica cultura e potere a Roma. E il nostro illustre conterraneo Trebazio testimonia, così, che, a cavallo tra il tramonto del primo secolo avanti cristo e l’inizio del secondo, a Velia si decidevano spesso le sorti della storia di Roma in una villa prestigiosa di un grande ed influente giureconsulto di Elea, Trebazio Testa, che, contemporaneamente, però coltivava l’otium creativo con studi colti, di cui riferiremo la prossima settimana (continua…)

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