A Giffoni Valle Piana la nuova mostra dell’artista: 18 opere tra indignazione e speranza, in un percorso visivo che diventa racconto di vita e sguardo sul mondo.
Ci sono artisti che attraversano il mondo osservandolo, e altri che lo attraversano trasformandolo.
Norberto Tedesco appartiene a entrambe le categorie: il suo sguardo raccoglie frammenti di quotidianità, indignazioni e speranze, per restituirli in forma visiva come opere-racconto, capaci di interrogare chi le guarda.
Dopo otto anni dall’ultima personale, l’artista torna con “Destinazioni ostinate e contrarie”, una mostra composta da 18 opere realizzate tra il 2012 e oggi, di cui dieci inedite.
Un ritorno atteso, che non è solo espositivo ma esistenziale: «una personale – spiega – non è semplicemente esporre opere, ma avere qualcosa da dire».

In questi anni Tedesco ha continuato a lavorare tra collettive, concorsi internazionali e sperimentazioni tecniche, lasciando maturare una ricerca che nasce da due forze complementari:
l’indignazione per i mali del mondo e l’amore come energia creativa.
È da questa tensione che prende forma il progetto: un percorso visivo da leggere da sinistra a destra, come una narrazione continua che culmina in una riflessione finale.
Le opere, affiancate sulla parete, compongono infatti una sorta di “diciannovesima opera” collettiva, un collage di senso che emerge solo dallo sguardo d’insieme.
Coerente con la sua visione, l’artista sceglie di non fornire spiegazioni dettagliate:
prima lo spettatore deve incontrare l’opera in autonomia, poi – se lo desidera – potrà ascoltare il racconto dell’autore, «Cicerone di me stesso e del mio sguardo sul mondo».

Un linguaggio tra figurazione, décollage e digitale
Nato a Davos Platz nel 1966 e cresciuto a Giffoni Valle Piana, Norberto Tedesco si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma.
La sua ricerca si sviluppa tra figurazione, fotografia, grafica, collage e décollage, con una progressiva evoluzione verso tecniche materiche e digitali.
Le opere nascono spesso da fotografie scattate dall’artista stesso – a sé, ad amici, a familiari – poi elaborate al computer e trasformate in composizioni stratificate, dove strappo, sovrapposizione e materia diventano linguaggio.
In alcuni lavori il collage assume dimensione tridimensionale, sfociando in installazioni scultoree.
Critici e osservatori hanno collocato il suo percorso nella tradizione del décollage europeo, sulla scia di Mimmo Rotella e Raymond Hains, ma con una forte componente etica:
opere-denuncia che riflettono su una società che opprime e censura, ma senza rinunciare a una visione ottimista dell’uomo.

Arte come determinazione
Il filo rosso della mostra è la perseveranza.
Per Tedesco, ogni indignazione, dolore o atto d’amore diventa materia creativa e rafforza la volontà di «cambiare il mondo in meglio anche attraverso piccoli gesti».
Un’idea sintetizzata nella metafora della farfalla:
azioni minime, moltiplicate da molti, possono generare tempeste di cambiamento.
“Destinazioni ostinate e contrarie” diventa così non solo titolo, ma dichiarazione di poetica:
la scelta di procedere senza esitazioni, controcorrente, nella fiducia nell’umanità e nel futuro.
Come scrive lo stesso artista:
«L’arte è la parte esterna dell’anima, una porta fra realtà e immaginazione».
Una porta che, con questa personale, torna ad aprirsi dopo anni di silenzio espositivo – ma di intensa vita creativa.



