Autore: Vito Gerardo Roberto

Nei territori devastati dallo spopolamento non basta più annunciare, inaugurare e raccontare ciò che si fa, perché è arrivato il momento di comprendere quanto delle risorse investite riesca davvero a trasformarsi in lavoro, economia, servizi e nuove ragioni per restare Forse è arrivato il momento di avere il coraggio di guardare con maggiore sincerità ciò che sta accadendo nei nostri territori, soprattutto in quelle aree interne che da molti anni continuano silenziosamente a perdere abitanti, giovani, famiglie, attività economiche, servizi, competenze e capacità imprenditoriale, mentre contemporaneamente assistiamo a una continua successione di progetti, finanziamenti, inaugurazioni, convegni, manifestazioni, campagne promozionali e…

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Per troppo tempo abbiamo pensato al turismo come a un passaggio veloce, a una visita di poche ore, a una fotografia scattata davanti a un panorama, a un pranzo consumato in fretta e a una macchina che riparte prima ancora che il territorio abbia avuto il tempo di raccontarsi davvero. Questo modello, che possiamo chiamare turismo mordi e fuggi, può portare movimento, può riempire per qualche ora una piazza, può dare l’impressione che qualcosa stia accadendo, ma difficilmente riesce a costruire economia stabile, lavoro duraturo, nuove imprese e possibilità concrete per i giovani che vorrebbero restare.I nostri territori non possono…

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Le aree interne possono diventare uno dei luoghi più interessanti del nuovo sviluppo italiano, perché custodiscono paesaggi, comunità, competenze, memoria, qualità della vita e spazi nei quali è ancora possibile costruire un’economia più umana, più innovativa e più sostenibile.Per troppo tempo sono state raccontate soprattutto attraverso le difficoltà, ma oggi la tecnologia, l’intelligenza artificiale, il lavoro da remoto, la formazione digitale e le nuove imprese innovative aprono una stagione completamente diversa, nella quale questi territori possono smettere di guardare il futuro da lontano e cominciare a costruirlo da protagonisti.La grande occasione delle aree interne nasce proprio dall’incontro tra ciò che…

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I piccoli comuni devono arrivare ai tavoli della programmazione con progetti già maturi, modelli di gestione sostenibili e obiettivi occupazionali verificabili. Altrimenti continueranno ad adattarsi alle priorità decise altrove.La questione economica più importante per il futuro delle aree interne del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni non riguarda soltanto la quantità di finanziamenti che potranno essere intercettati nei prossimi anni. Riguarda soprattutto la capacità dei territori di trasformare quelle risorse in servizi duraturi, attività produttive, reddito locale e nuova occupazione.Un finanziamento ottenuto non equivale automaticamente a un investimento riuscito. La differenza dipende da ciò che rimane quando il…

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Esiste una domanda che raramente trova spazio nel dibattito pubblico delle aree interne, forse perché è scomoda e costringe tutti a guardarsi allo specchio: per quale ragione territori ricchi di storia, cultura, paesaggi, tradizioni, patrimonio archeologico, identità e risorse pubbliche continuano, anno dopo anno, a perdere popolazione, giovani, attività economiche e fiducia collettiva?La risposta più semplice sarebbe attribuire tutto alla globalizzazione, alla crisi demografica, ai cambiamenti economici o alla maggiore attrattività delle città, ma questi fattori, pur essendo reali e importanti, non bastano a spiegare ciò che sta accadendo nelle comunità che si svuotano lentamente, mentre continuano a ripetere gli…

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Ci sono territori che hanno un solo grande attrattore turistico. E poi ci sono territori che custodiscono una ricchezza più profonda, più diffusa e più complessa: un patrimonio fatto di decine di luoghi straordinari che, se messi finalmente in rete, potrebbero diventare una delle destinazioni più affascinanti e autentiche del Mezzogiorno. Le zone interne del Cilento e degli Alburni appartengono a questa seconda categoria. Qui non troviamo una sola meraviglia, ma un mosaico prezioso composto da borghi antichi, montagne, sorgenti, gole, grotte, musei, aree archeologiche, sentieri storici, tradizioni secolari, produzioni agroalimentari di qualità e comunità che conservano ancora un rapporto…

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Roscigno Vecchia non è soltanto un borgo abbandonato, una piazza silenziosa o un insieme di case vuote che resistono al tempo, ma è una ferita aperta nella coscienza delle zone interne del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni, perché dentro quelle strade, dentro quelle mura consumate e dentro quella bellezza sospesa si legge la storia di un territorio che possiede immense potenzialità, ma che troppo spesso non riesce a trasformarle in lavoro, reddito e speranza.Chi arriva a Roscigno Vecchia avverte subito qualcosa di profondo, perché non si trova davanti a un semplice luogo da visitare, ma entra in…

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C’è un segnale che racconta la crisi dei piccoli paesi meglio di molte statistiche: la difficoltà di trovare persone disposte a candidarsi alle elezioni comunali.In tanti Comuni non mancano soltanto il lavoro, i servizi, i negozi, le scuole o i giovani. A mancare, sempre più spesso, è anche la possibilità concreta di scegliere tra idee diverse, gruppi diversi e progetti diversi per il futuro della comunità.Le liste uniche nascono spesso dentro questa fragilità. Non sempre sono il risultato di accordi politici. A volte sono il frutto di paesi stanchi, invecchiati, impoveriti nelle energie e nelle persone. Sono il segnale di…

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Lo spopolamento non è più una minaccia da osservare a distanza. È una realtà che cammina ogni giorno dentro le zone interne del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni. Lo si vede nei piccoli paesi che perdono abitanti, nelle scuole che fanno fatica a mantenere i numeri, nelle attività che chiudono, nelle famiglie che si assottigliano, nelle case che si aprono solo d’estate, nei giovani che partono per studiare e spesso non trovano più una ragione concreta per tornare. Il problema non è soltanto demografico. È economico, sociale, culturale e umano. Quando un giovane lascia il proprio paese,…

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C’è una nuova frontiera che può cambiare il modo di studiare, raccontare e valorizzare i territori. Non riguarda soltanto computer, algoritmi o immagini spettacolari generate in pochi secondi. Riguarda qualcosa di molto più profondo: la possibilità di restituire voce alla storia, trasformare il passato in dialogo e far parlare i luoghi che per troppo tempo sono rimasti silenziosi.Con l’intelligenza artificiale la storia non si legge soltanto, prende voce, emoziona e torna a vivere. È questa la vera rivoluzione.Per generazioni abbiamo conosciuto la storia attraverso libri, documenti, date, monumenti, lapidi, musei e racconti tramandati. Tutto questo resta essenziale, perché senza fonti…

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La rivoluzione dell’intelligenza artificiale non dividerà il mondo soltanto tra uomini e macchine. Lo dividerà, soprattutto, tra chi saprà usare questi strumenti per crescere, lavorare meglio e creare nuove opportunità, e chi, senza competenze adeguate, rischierà di restare ai margini della nuova economia. È questa la grande emergenza sociale del nostro tempo.Quando si parla di intelligenza artificiale, la prima reazione è spesso la paura. Una paura comprensibile, quasi naturale. Molti si chiedono se l’IA porterà via il lavoro, se renderà inutili alcune professioni, se sostituirà l’uomo negli uffici, nelle aziende, nelle scuole, nei servizi, nella comunicazione e nella produzione di…

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Lo spopolamento non è una tragedia improvvisa. Non arriva come una tempesta che sorprende tutti nel cuore della notte. È più lento, più silenzioso e più crudele. Somiglia a una grande nave che da anni imbarca acqua, mentre sul ponte si continuano ad accendere luci, organizzare cerimonie, preparare discorsi, annunciare iniziative e suonare una musica rassicurante, come se bastasse coprire il rumore della falla per evitare il naufragio.La storia del Titanic è rimasta nella memoria collettiva come il simbolo di una fine annunciata. Una nave considerata invincibile, elegante, potente, sicura, destinata invece a sprofondare perché il pericolo fu sottovalutato, perché…

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