Una misura fiscale che può diventare leva di nuova residenzialità, consumi locali e contrasto allo spopolamentoLa flat tax al 7% per i pensionati esteri è una misura fiscale che nei nostri paesi dovrebbe essere conosciuta molto di più. Non può restare un argomento riservato soltanto agli esperti di fisco, ai commercialisti o a pochi cittadini informati.Nei Comuni del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni, dove lo spopolamento è ormai una ferita aperta, questa agevolazione può diventare uno strumento utile per attrarre nuovi residenti, riaprire case, sostenere consumi locali e rimettere in movimento una parte dell’economia di prossimità.Il regime…
Autore: Vito Gerardo Roberto
Ci sono territori che si svuotano lentamente, quasi senza fare rumore. Perdono abitanti, scuole, servizi, occasioni, competenze, energie e funzioni. Ma il passaggio più grave arriva quando non perdono soltanto persone: perdono la capacità di reagire, di correggersi e di cambiare strada. È in quel momento che lo spopolamento smette di essere soltanto un dato demografico e diventa una crisi profonda del tessuto sociale, civile, economico e culturale. Questo rischio riguarda da vicino le aree interne del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni, territori ricchi di storia, beni culturali, saperi locali, intelligenze diffuse e risorse identitarie, ma troppo…
Ci sono ritorni che assomigliano a un rifugio. E ce ne sono altri che assomigliano a una promessa mantenuta. Il ritorno di Rosi Di Stasi Oristanio a Felitto sembra appartenere a questa seconda specie, quella più intensa, più significativa e più capace di lasciare un segno. Perché non si è trattato di un semplice rientro nei luoghi del cuore, né di una parentesi sentimentale aperta nella stagione della maturità. È stato, al contrario, un ritorno denso di senso, di memoria e di volontà. Un ritorno che ha saputo trasformare l’appartenenza in gesto, il ricordo in impegno e la nostalgia in…
Per anni il Cilento, il Vallo di Diano e gli Alburni sono stati presentati attraverso immagini belle ma prevedibili: scorci da cartolina, vedute panoramiche, centri storici in pietra, sapori locali, feste di paese e percorsi nel verde. Tutto affascinante, senza dubbio. Tutto prezioso. Eppure oggi questo non basta più. Perché un territorio così vasto, così profondo, così stratificato non può essere ridotto a una vetrina di scorci. Non basta mostrarlo. Bisogna farlo sentire. Bisogna farlo capire. Bisogna farlo entrare nella mente e nel cuore di chi guarda. Bisogna trasformarlo in esperienza, in desiderio, in permanenza e in memoria. È qui…
Nelle zone interne del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni oggi si parla molto di DMO (Destination Management Organization). La sigla ritorna nei dibattiti, nei progetti, nei programmi, nei convegni, nei documenti strategici e nelle promesse di rilancio. Ma il punto non è parlare di DMO. Il punto è capire quali DMO servano davvero alle zone interne e quale funzione concreta debbano svolgere. Perché una DMO, da sola, non cambia il destino di un’area interna. Non basta nominarla, non basta costituirla, non basta inserirla dentro un piano per trasformarla automaticamente in sviluppo. Le DMO che servono davvero sono…
Ci sono territori che continuano a rincorrere il proprio rilancio come se dovesse arrivare sempre da fuori: un finanziamento, una grande campagna promozionale, un progetto calato dall’alto, un evento capace di attrarre attenzione per qualche giorno o una formula nuova da ripetere come fosse la chiave di tutto. Eppure, mentre tutto resta sospeso, il tempo passa. I paesi si svuotano. Le memorie sbiadiscono. I beni culturali restano spesso poco conosciuti. I paesaggi diventano abitudine. Le bellezze locali smettono di stupire proprio chi vive ogni giorno accanto ad esse. E così, lentamente, si rischia di perdere non soltanto popolazione, ma anche…
Le zone interne non si svuotano per caso. Si svuotano quando vivere in un piccolo comune diventa ogni anno più difficile, più scomodo e meno conveniente. Si svuotano quando chi vorrebbe restare non trova condizioni dignitose per costruire il proprio futuro e quando chi potrebbe arrivare capisce subito che la bellezza, da sola, non basta. Per troppo tempo il racconto dei borghi si è fermato in superficie. Il fascino dei centri storici, il silenzio, il paesaggio e l’identità da custodire. Tutto vero. Ma un paese non torna a vivere con le fotografie. Torna a vivere quando diventa una scelta praticabile…
Per anni le zone interne del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni sono state promosse come se bastasse mostrarne la bellezza. Qualche fotografia efficace, una sequenza di parole rassicuranti, un evento ben pubblicizzato e una campagna di pochi mesi. Il problema è che oggi questo non basta più. Il turismo contemporaneo non premia soltanto i luoghi belli: premia i territori che riescono a presentarsi come un sistema chiaro, affidabile, comprensibile e prenotabile. Ed è proprio qui che molte aree interne continuano a mostrare la loro fragilità. Il valore non manca. Mancano troppo spesso l’organizzazione dell’offerta, la chiarezza delle…
Il problema più grave di certi territori non è soltanto lo spopolamento che avanza, ma il modo in cui quello spopolamento viene raccontato, coperto, attenuato e perfino normalizzato. La ferita non sta solo nelle case che si chiudono, nei servizi che si riducono, nelle opportunità che si assottigliano e nel lavoro che non riesce a diventare stabile. Sta anche nella costruzione di un linguaggio pubblico che, invece di nominare con onestà il declino, lo riveste di parole rassicuranti, lo abbellisce, lo trasforma in una sequenza di annunci, di enfasi e di presunte vittorie. Ed è proprio qui che si consuma…
C’è un errore che continuiamo a ripetere quando parliamo dei paesi delle zone interne: raccontarli come luoghi belli, delicati, commoventi e da osservare con nostalgia, ma non da rimettere davvero al centro di una strategia economica. È un errore grave. Perché i paesi delle zone interne non hanno bisogno di narrazioni consolatorie. Hanno bisogno di visione. Hanno bisogno di lavoro. Hanno bisogno di futuro. Quando penso ai paesi delle zone interne del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni, non penso a un’entità astratta. Penso a comunità vere, non a cartoline. Penso a luoghi che custodiscono storia, paesaggio, prodotti,…
Nei piccoli comuni lo spopolamento viene spesso raccontato come una malattia inevitabile. Ma, se lo osserviamo con una lente socio-economica, capiamo che la demografia è quasi sempre l’ultimo capitolo di una storia più lunga. Ancor prima che diminuiscano gli abitanti, diminuisce la fiducia. E quando la fiducia si sfalda, restare smette di sembrare una scelta sensata: diventa resistenza, poi fatica, infine rinuncia. Lo spopolamento, allora, non è solo un numero che scende. È un segnale complessivo: opportunità percepite come lontane, tempi che non tornano, servizi che non reggono e una quotidianità che si complica. È la somma delle piccole rinunce…
Lo spopolamento non è un tema “da convegno”: è una sottrazione quotidiana, silenziosa, che lascia case chiuse, scuole fragili, servizi che arretrano e comunità che si sfilacciano. È una crisi lenta, ma quando supera una certa soglia diventa quasi irreversibile: perché quando una famiglia se ne va non porta via soltanto due o tre residenti, porta via una routine, una spesa al negozio, un bambino in classe, una domanda di servizi, una rete di relazioni e, soprattutto, un pezzo di futuro. Nelle zone interne questo tema resta troppo spesso la “grande urgenza” citata di passaggio e raramente affrontata con la…


