Il progetto Human Landscapes di Federica Limongelli si colloca all’interno di una riflessione articolata e coerente che l’artista conduce da anni sul rapporto tra corpo, identità e contesto, interrogando le modalità attraverso cui l’essere umano si percepisce e si rappresenta nella società contemporanea. In questa nuova fase di ricerca, l’indagine si estende e si radicalizza, ponendo al centro il dialogo tra paesaggio umano e paesaggio digitale, inteso non come semplice sfondo tecnologico, ma come ambiente simbolico e identitario.

Il corpo — e in particolare il volto femminile — diventa luogo di attraversamento tra interno ed esterno, tra dimensione intima e spazio costruito. I paesaggi proposti da Limongelli non sono naturali nel senso tradizionale del termine, ma artificiali, mediati, digitali: superfici luminose generate da pannelli e monitor che sostituiscono l’orizzonte fisico con uno spazio immateriale, fluido, potenzialmente infinito. In questo slittamento semantico, il paesaggio non è più ciò che circonda l’uomo, ma ciò che lo riflette e lo modella, diventando parte integrante del processo di costruzione dell’identità.
Il confronto tra volto e ambiente digitale attiva una tensione dialettica fondata sulla dualità e sulla complementarità: corpo e tecnologia, natura e artificio, presenza e rappresentazione non si oppongono, ma si rispecchiano reciprocamente. L’identità emerge così come risultato di una relazione dinamica, instabile, mai definitivamente compiuta. Limongelli evita ogni approccio descrittivo o narrativo diretto, privilegiando una dimensione sospesa, quasi meditativa, che invita lo spettatore a interrogarsi sul proprio ruolo all’interno di un ecosistema sempre più tecnologico.
In Human Landscapes il digitale non è celebrato né demonizzato: è piuttosto assunto come condizione dell’esistere contemporaneo, come spazio in cui il corpo continua a cercare senso, riconoscimento e appartenenza. Il lavoro dell’artista si inserisce in una prospettiva critica che riconosce la complessità del presente, restituendo un’immagine dell’umano fragile ma consapevole, immerso in paesaggi che non sono più solo geografici, ma mentali, relazionali, culturali.
La ricerca di Federica Limongelli si configura, dunque, come un invito a ripensare il concetto stesso di paesaggio: non più semplice scenario, ma luogo di interazione, di riflessione e di trasformazione dell’identità. Un territorio ibrido in cui il corpo, lontano dall’essere dissolto dalla tecnologia, continua a rappresentare il punto di partenza imprescindibile di ogni esperienza e di ogni possibile futuro.



