Di Massimo Sgroi
Nella sua visione onirica del mondo e del processo storico che lo ha portato alla sua rappresentazione, Sandro Chia nasconde l’ipotesi concettuale che più definisce la contemporaneità: l’altro da sé.

Chia assume la sedimentazione dell’evoluzione pittorica come elemento che stabilisce il mondo del terzo millennio, una sorta di metaverso ancestrale che esiste fin dalle pitture sacrali delle grotte di Altamira.
L’idea di virtualità attraversa i millenni per sedimentarsi sulla superficie della tela che, nel suo costruire un mondo onirico e metafisico, riassume ciò che Baudrillard definisce il “delitto perfetto”, ovvero una realtà che sparisce sotto un eccesso di realtà.
È la stessa dimensione del sogno come delle realtà immateriali che l’artista fiorentino sintetizza all’interno delle sue opere; all’eccesso cromatico corrisponde, per contrapposizione, la rarefazione della realtà stessa. Il lavoro di Chia ha delle forti affinità visionarie con il realismo magico di Borges, dove le ontologie fantastiche hanno la stessa importanza della vita stessa,
Ma hanno la stessa dimensione del sogno gli sguardi perduti delle tre sculture di Cristian Leperino; attraversate da una visione intima, esistenziale e dolorosa che, nel guardare l’abisso, ripensano a ciò che è stato ed a quello che non sarà. Esteticamente eleganti, raffinate, le tre opere sintetizzano sia la visione sociale della concettualità artistica di Leperino, sia le scelte estetiche e formali che concedono poco alla mediazione.
Le opere sono dirette, senza possibilità di fraintendimenti, rivolte verso quel mare che, come un deja vu, riporta verso le origini quegli esseri umani che hanno guardato nell’abisso ricevendone, in cambio, la stessa visione.
E’ lo stilema melanconico dell’arte mediterranea che l’artista napoletano sente fin nel profondo della sua appartenenza. E’ la mitologia del mare che gli appartiene e che da sostanza alla stessa concezione dell’esistenza di uomo di questa terra.
In fondo, il modo di percepire la realtà di Sandro Chia e Cristian Leperino non è una pausa nel pensiero della storia, ma una ricerca dell’utopia che possa alleviare il dolore del mondo.



