3 Agosto 2025 XVIII Domenica del Tempo Ordinario –
Qual è o in che cosa consiste la vera ricchezza?
Non è certamente facile rispondere! Non abbiamo consapevolezza di cosa sia la vera ricchezza.

La società in cui viviamo ci porta spesso ad una percezione distorta di ciò che ha valore e ancora più spesso siamo convinti che la vita sia garantita dal possedere le cose; che i soldi, imbattendoci in tante pubblicità; fanno la felicità e nell’accumulo dei beni possiamo trovare la nostra sicurezza.
Sembra quasi che la nostra esistenza sia una continua corsa ad accumulare, a costruire sicurezze.
Lavorare e guadagnare è necessario per vivere, per il benessere nostro e dei nostri cari. Anche Gesù non disprezza la ricchezza, non condanna il suo buon utilizzo; la considera però pericolosa se non condivisa, se nell’abbondanza dei beni materiali non troviamo il modo di distribuirli a chi non ne ha o se per ottenerli siamo disposti a tutto.
Diventa dannosa se messa al centro della nostra vita mentre sempre più spesso mettiamo da parte Dio nel nostro quotidiano. Attualissimo il messaggio del Vangelo di oggi sul quale è necessario interrogarsi.
Il brano dell’Evangelista Luca prende spunto dal rifiuto di Gesù di far da giudice in una controversia per la spartizione dell’eredità fra due fratelli.
Come spesso accade nel Vangelo Gesù non risponde alle domande che gli vengono poste ma mette in discussione la domanda stessa, invitando a guardare la realtà da un altro punto di vista, il Suo.
Avvertendo a tenersi lontani da ogni forma di cupidigia, racconta la parabola del ricco proprietario agricolo, una storia semplice che è una fotografia della nostra vita.
L’uomo, alla fine di una buona stagione di raccolto, ha come unica preoccupazione il godersi quanto accumulato.
Come possiamo dedurre dalle parole del breve monologo l’uomo però sperimenta un certo vuoto, una certa inquietudine. Parla solo con sé, progetta solo per sé; tutto è “mio”, non c’è un “noi”. Si illude di stringere la sicurezza del proprio domani nel possesso dei beni terreni. Accumulandoli per sé è convinto di poter vivere una vita di qualità.
Nel suo ragionamento usa verbi al futuro come se la vita non dovesse mai finire. Non si rende conto che nulla dura per sempre ma tutto passa: la giovinezza come la forza fisica, le comodità, il potere.
Non sa che la vita è un dono gratuito dell’amore di Dio che ci viene fatto alla nascita, giorno per giorno, ma che Dio raccoglie con il sopraggiungere, senza preavviso, della morte.
La vita non dipende da ciò che si possiede.
“Stolto” chi voglia arricchirsi solo con beni terreni che vanno lasciati al momento della morte e che non conferiscono senso e valore all’esistenza. Le molte ricchezze materiali non garantiscono affatto la possibilità di poterle godere per tutta la vita. L’imprevedibilità del destino, una malattia, la perdita di una persona cara e tutto si rivela nella sua fragilità! Ecco che di fronte al tempo limitato della vita dobbiamo considerare il giusto modo di comportarci con i beni materiali.
Non preoccupiamoci per accumulare cose che potrebbero diventare motivo di litigio per i nostri eredi. Rimaniamo distaccati dal possedere e impariamo invece ad essere generosi ed altruisti, pensando di fare del bene agli altri specie se siamo nelle condizioni economiche di poter dare e dare con una certa abbondanza.
Quello che abbiamo non è nostro ma ci è affidato solo per farlo fruttare per il bene di tutti.

L’amore, la generosità, la condivisione delle cose che si posseggono, l’attenzione ai bisognosi sono valori che durano per l’eternità e che arricchiscono veramente.
Il ricco stolto, parola fortissima su cui riflettere, non sa amare né donare agli altri, nel progettare il suo futuro non riesce a vedere chi gli è accanto, è tremendamente solo, costretto a parlare con se stesso senza possibilità di comunicare la decisione presa a nessuno.
Non si rende conto che i beni materiali non servono per l’eternità. E’ condannato a una irriducibile povertà interiore.
Non comportiamoci da stolti! I nostri occhi siano fissi verso i beni eterni che non si consumano, che sono le uniche cose che possono riempire il nostro cuore e che ci daranno gioia perenne!
Santa domenica in famiglia.



